Di Maio e Toninelli: “Vertici Autostrade si dimettano”  

Scritto da il 14 agosto 2018

Di Maio e Toninelli: Vertici Autostrade si dimettano

(Fotogramma)

Pubblicato il: 15/08/2018 09:43

Luigi Di Maio e Danilo Toninelli all’attacco di Autostrade per il crollo del ponte Morandi, il viadotto dell’autostrada A10 di Genova. “I responsabili hanno un nome e un cognome: Autostrade per l’Italia – dice il vicepremier a Radio Radicale – Abbiamo avuto il mito del privato, si è detto che sarebbe stato meglio far gestire ai privati. Ci troviamo con uno dei più grandi concessionari europei che ci dice che quel ponte era in sicurezza e niente faceva pensare a un tale crollo strutturale. Si dimettano i vertici, perché evidentemente la manutenzione non è stata fatta”.

Di Maio spiega che “il ministro Toninelli ha già avviato le procedure per un eventuale ritiro delle concessioni autostradali e comminare le multe che servono”. Così come annunciato dallo stesso ministro delle Infrastrutture su Facebook: “I vertici di Autostrade per l’Italia devono dimettersi prima di tutto. E visto che ci sono state gravi inadempienze, annuncio fin da ora che abbiamo attivato tutte le procedure per l’eventuale revoca delle concessioni, e per comminare multe fino a 150 milioni di euro“. “Se non sono capaci di gestire le nostre Autostrade, lo farà lo Stato” si legge nel post

“D’accordo” con Toninelli su un’eventuale revoca delle concessioni ad Autostrade è il vicepremier Matteo Salvini. “Scriverò a tutti i concessionari privati per chiedere quale parte dei bilanci viene reinvestita nella sicurezza stradale e ferroviaria” dice Salvini a Radio 24.

AUTOSTRADE: “PONTE MORANDI ERA MONITORATO”

“Sono passate nemmeno 24 ore dalla tragedia che ha colpito Genova, e come tutti noi ho ancora negli occhi quelle terribili immagini del crollo del ponte Morandi. Oggi sarò tra le macerie macchiate di sangue – scrive Toninelli su Facebook – e provo rabbia perché in un Paese civile non si può morire per un ponte che crolla. Lo voglio ribadire con ancora più forza: chi ha colpe per questa tragedia ingiustificabile dovrà essere punito. Alle società che gestiscono le nostre autostrade sborsiamo i pedaggi più cari d’Europa mentre loro pagano concessioni a prezzi vergognosi. Incassano miliardi, versando in tasse pochi milioni e non fanno neanche la manutenzione che sarebbe necessaria a ponti e assi viari”.

“Contemporaneamente a questi atti doverosi – aggiunge Toninelli – dobbiamo badare a ricostruire e manutenere, seppure con il pensiero sempre rivolto alle vittime e alle loro famiglie. Per quanto riguarda Genova, verrà usato il Fondo Emergenze della Protezione civile per ripristinare la viabilità ordinaria, prendendo in considerazione anche la possibilità di prolungare fino a Voltri la ‘Strada a mare’. Per la ricostruzione del ponte Morandi, che voglio sottolineare necessitava di manutenzione da decenni, verranno poi utilizzate le risorse del Piano economico e finanziario di Autostrade, da discutere eventualmente a settembre, e altre risorse non impegnate e prese da due fondi dedicati in parte a interventi infrastrutturali”.

“Quindi, il nostro impegno continuerà ad essere quello di investire soldi per la cura e la ristrutturazione dell’esistente. Ci sarà un vero e proprio piano Marshall per la messa in sicurezza delle nostre infrastrutture, molte delle quali sono state costruite negli anni ’60 e ’70. Penso sia nostro dovere usare i soldi pubblici per la manutenzione di queste arterie vitali del nostro Paese, invece di sprecarli in mastodontiche opere inutili. Un progetto su cui punto molto è quello per un monitoraggio attraverso semplici sensori che verificano la stabilità di infrastrutture e viadotti. Un sistema tecnologico che ci permetta di dire: mai più stragi come quella di Genova”.

Prosegue Toninelli: “A chi invece sta speculando su questa tragedia voglio dire: è impensabile, oltre che ignobile, collegare il crollo del ponte Morandi alla messa in discussione della realizzazione della Gronda di Genova, su cui è in corso un’analisi costi-benefici. Si tratta di un’opera che non costituisce una soluzione sostitutiva rispetto al viadotto sull’A10. E che comunque sarebbe pronta nel 2029. Ora basta sciacallaggio, noi vogliamo le grandi opere utili. E pensiamo soprattutto a rendere sicura questa nostra malridotta Italia”.

Per il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, “di fronte all’immane tragedia di Genova è il momento del cordoglio e dello sforzo di tutti per prestare i primi soccorsi e affrontare l’emergenza della città. Ma non potrà mancare l’esame attento e rigoroso delle cause e delle responsabilità”. “Nessuno – prosegue – si dovrà trincerare dietro l’alibi della mancanza di fondi o di vincoli di bilancio. E’ l’intero sistema di competenze e responsabilità in tema di investimenti pubblici infrastrutturali che deve essere chiamato in causa e che è alla base del degrado infrastrutturale dell’Italia, dei ritardi e dell’incapacità di spesa”.

“Con questa consapevolezza, si conferma l’assoluta necessità di un grande piano di rilancio degli investimenti pubblici in infrastrutture, a cui il MEF assieme agli altri ministeri sta già lavorando, partendo dallo sblocco degli investimenti e degli interventi di manutenzione che hanno già finanziamenti a disposizione. In ogni caso, come è stato più volte chiarito, gli investimenti pubblici in infrastrutture sono una priorità dell’attuale governo per i quali non ci saranno vincoli di bilancio, come è una priorità il superamento dell’incapacità di spesa e di intervento”.


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