Barcellona un anno dopo l’attentato  

Scritto da il 16 agosto 2018

Barcellona un anno dopo l'attentato

(Afp)

Pubblicato il: 17/08/2018 15:15

Barcellona ha ricordato oggi le 16 vittime dell’attentato di un anno fa, in una cerimonia senza incidenti, sulla quale hanno però pesato le tensioni per la crisi secessionista catalana. Arrivati a plaza Catalunya per la commemorazione, re Felipe VI e la regina Letizia sono stati accolti da grida di “viva il Re”, ma sulla facciata di uno dei palazzi campeggiava uno striscione con la scritta “Il re di Spagna non è benvenuto nei paesi catalani“.

Un altro striscione poco distante ritraeva Felipe mentre stringe la mano al sovrano saudita con il messaggio: “La vostra guerra, i nostri morti. Catalogna solidale con le vittime”. Non vi sono stati discorsi politici alla cerimonia, alla quale hanno partecipato il re, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez e il capo del governo catalano Joaquim Torra.

Ma Torra ha inserito una stoccata indipendentista in un messaggio istituzionale diffuso dal suo ufficio: nel ringraziare soccorritori e forze dell’ordine, ha voluto rimarcare come l’allora responsabile catalano dell’Interno, Joaquim Forn, sia ora “ingiustamente incarcerato” nell’ambito delle indagini contro i secessionisti catalani. Intanto i Comitati di Difesa della Repubblica, un gruppo di attivisti per l’indipendenza, hanno organizzato una marcia silenziosa in alternativa alla cerimonia pubblica, con cartelli contro il re.

L’omaggio alle vittime sulla Rambla è cominciato stamattina con la deposizione di fiori sul mosaico di Mirò, da parte di parenti delle vittime e comuni cittadini. La cerimonia con le autorità è iniziata alle 10.30 nella vicina plaza Catalunya, con musica e lettura di poesie. Un poema di John Donne è stato letto nelle otto lingue delle persone rimaste uccise, fra cui vi sono anche due italiani. Domani è prevista un’altra cerimonia a Cambriles dove cinque membri del gruppo terroristico responsabile dell’attentato di Barcellona furono uccisi in uno scontro con la polizia, in cui morì un agente.

Ieri alcune vittime dell’attentato, che ha provocato 130 feriti, avevano denunciato di essere stati lasciati soli, mentre la Catalogna si occupava solo della crisi secessionista. E avevano chiesto ai partiti di non strumentalizzare oggi il loro dolore. “E’ stato un anno durissimo, di paura, dolore, solitudine, incomprensione. Un anno in cui nessun partito politico, associazione od organizzazione si è chiesto come stavamo”, ha detto una sopravvissuta Ana Cortes, in una conferenza stampa organizzata a Barcellona dall’Uavat (Unidad de Atención y Valoración de Afectados por el Terrorismo), un’associazione di vittime del terrorismo. “Una volta iniziato il problema politico in Catalogna, non si è parlato d’altro”, ha sottolineato il portavoce dell’Uavat, Roberto Manrique, vittima dell’Eta. L’anno scorso il re era stato fischiato alla marcia in memoria delle vittime.


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