Mostre: ‘Cambellotti tra mito e realtà’, fino all’11 novembre retrospettiva a Villa Torlonia  

Scritto da il 17 agosto 2018

'Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà'. Una mostra celebra a Villa Torlonia l'eclettico artista

‘Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà’. Una mostra celebra a Roma, a Villa Torlonia, l’ecclettico artista

Pubblicato il: 18/08/2018 20:20

‘Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà’ a Roma a Villa Torlonia.Fino all’11 novembre esposte oltre 200 opere di uno degli artisti più versatili del ‘900. All’interno dei prestigiosi spazi del Casino dei Principi e del Casino Nobile, integrati nel percorso dalle famose collezioni di vetrate Liberty della Casina delle Civette, viene illustrato al pubblico e ai visitatori la vena multidisciplinare di Cambellotti, il suo genio creativo e operoso in una sorta di biografia artistica e sentimentale.

Duilio Cambellotti (Roma 1876-1960) fu orafo, ceramista, illustratore, pittore, scenografo teatrale e cinematografico, costumista, infine fotografo e collezionista, anche di ceramiche popolari, acquisite dal Civico Museo del Paesaggio di Maenza, ma soprattutto fu uno scultore originalissimo che la più recente storiografia artistica identifica come il vero antagonista del dinamismo plastico ‘boccioniano’.

La mostra romana si confronta con la difficoltà implicita di esporre il lavoro di un maestro che utilizza costantemente tecniche diverse e che lavora in ambiti e situazioni artistiche, e anche socio-politiche, sempre differenti. Tenacemente aderente allo spirito del suo tempo, ma attingendo al patrimonio di una figuratività di stampo classico, sempre reinterpretata e reinventata, che rende il suo mondo d’immagini assolutamente originale e riconoscibile.

L’esposizione è articolata in due sedi distinte. La parte più cospicua è ospitata nelle otto sale del Casino dei Principi mentre una sezione dedicata alla scenografia e una ‘galleria’ di sculture concludono la mostra nella sede del Casino Nobile. Nel Casino dei Principi una sequenza di sale tematiche impagina un serrato racconto costituito da circa 230 opere, all’interno del quale si ricompongono sei decenni d’intenso lavoro.

Dopo l’avvio che lo vede abile incisore e cesellatore nell’inquieto mondo degli artisti decoratori di fine secolo, Cambellotti si misura con il tema della modernità, di cui è palcoscenico la città contemporanea, progettando per le industrie artistiche nazionali e straniere, disegnando per esposizioni, banche e teatri splendide affiche pubblicitarie (Manifesto per l’Esposizione Nazionale di Torino del 1898, 1897). Si interroga anche sui cambiamenti sociali che il progresso aveva introdotto nella vita degli uomini, Duilio Cambellotti (La falsa civiltà, 1905).

La brillante società borghese della capitale, allora emergente, che si riflette nelle sinuose e avvolgenti forme del Liberty, si colloca agli antipodi di quel mondo ancestrale che nel primo decennio l’artista va scoprendo nella Campagna Romana, già ritratta poeticamente dagli artisti eredi di Nino Costa, ma che malaria e miseria sembravano aver chiuso in un sigillo di eternità senza tempo (Campagna arata, 1912).

Il dualismo fra modernità e arcaismo, che faceva di Roma neo-capitale una città unica al mondo, si riflette per un ventennio nel suo lavoro di progettista e decoratore. Nella storica Esposizione del Cinquantenario, per la quale disegna il manifesto ufficiale ‘Roma 1911’, non lontano dal raffinato villino de ‘La Casa’, la rivista cui collabora fin dal 1908, figura la ‘sovversiva’ ‘Capanna dell’Agro’, esplicita rappresentazione delle condizioni dei braccianti nomadi del territorio pontino, ma anche manifesto del lavoro sociale compiuto insieme al gruppo umanitario dei sostenitori delle ‘Scuole per i contadini’.

Il profondo rapporto con il mondo naturale dell’Agro Pontino influenza in modo definitivo il suo orizzonte di scultore che nei decenni successivi sarà popolato dall’incessante interpretazione plastica delle creature che popolano da secoli quel paesaggio. I cavalli al galoppo sfrenato o curvi ad abbeverarsi, i bufali lenti, il nervoso puledro, i tori accosciati e le placide mandrie su cui vigila il silenzioso buttero avvolto nel mantello e nel silenzio della palude (Conca dei bufali, 1910, Il buttero, 1918-1919). La mostra mette, inoltre, costantemente a confronto le due direzioni operative.

Il lavoro di ideatore di arredi per le abitazioni private, iniziato con le vetrate artistiche negli anni ’10 e portato avanti nei due decenni successivi con la progettazione di mobili, stoffe, ceramiche, piccoli bronzi (Tavolo dei timoni, 1912, Le curiose, stipo 1923) e la dimensione pubblica dell’artista capace d’interpretare nella grande scultura e nella pittura monumentale le aspirazioni di autorappresentazione del regime fascista, impegnato in grandi imprese collettive (la bonifica delle Paludi, la progettazione delle città nuove, l’edificazione di palazzi pubblici in tutta Italia).

Dalle sculture monumentali per esterni ai cicli pittorici e scultorei ideati per Littoria (Latina) e per il territorio pontino, fino alla progettazione integrata (di pitture parietali, stucchi e arredi mobili per il Palazzo dell’Acquedotto di Bari nel 1931-1932), proseguendo fino agli anni del secondo dopoguerra, emerge il profilo di un grande artista, attivissimo fino all’ultimo e sempre fedele ad un’idea dell’arte nutrita di alte idealità, ma anche concepita come servizio prestato alla collettività.

Un protagonista della prima metà del secolo scorso che riconosce nel lavoro per il teatro, al quale si è dedicato per tutta la vita (illustrato dalle fotografie e dalle splendide ‘maquette’ allestite nel Casino Nobile), l’espressione più completa e comunicativa di quell’idea di arte totale, d’ispirazione wagneriana, sulla quale ha modellato per decenni il suo lavoro. Il catalogo, a cura di Silvana Editoriale, contiene i saggi dei curatori Daniela Fonti e Francesco Tetro e di Giovanna Alatri, Francesca Maria Bonetti, Alberta Campitelli, Carlo Fabrizio Carli, Monica Centanni, Anna Maria Damigella, Daniela De Angelis, Elena Longo, Nadia Marchioni.

La mostra, promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale- Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, dall’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti di Roma, dal Civico Museo ‘Duilio Cambellotti’ di Latina e realizzata con il fondamentale sostegno della ‘Fondazione Cultura e Arte’, è curata da Daniela Fonti, responsabile scientifico dell’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti e da Francesco Tetro, ideatore e direttore del Civico Museo ‘Duilio Cambellotti’ di Latina.


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