“Legge Mancino anche per odio in rete”, la proposta del Pd  

Scritto da il 18 agosto 2018

Legge Mancino anche per odio in rete, la proposta del Pd

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Pubblicato il: 19/08/2018 12:42

Applicare all’odio in rete, aumentando le sanzioni previste, la cosiddetta legge Mancino che punisce la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, aggiungendo anche quelli basati sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere, sulla disabilità o sulle condizioni personali e sociali. E’ quanto propone un disegno di legge presentato al Senato da Paola Boldrini, del Pd, e sottoscritto da altri membri del Gruppo, tra i quali l’ex ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, e il vicecapogruppo, Franco Mirabelli.

Ad ispirare l’iniziativa dei senatori dem l’hate speech, espressione che in italiano viene comunemente tradotta con ‘discorso d’odio’, e che, ai fini dell’applicazione di quella che potrebbe diventare una nuova fattispecie, viene definito “come qualsiasi contenuto o espressione utilizzati per diffondere, propagandare o fomentare l’odio, la discriminazione e la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi, fondati sull’identità di genere, sull’orientamento sessuale, sulla disabilità, o sulle condizioni personali e sociali, attraverso la diffusione e la distribuzione di scritti, immagini o altro materiale, anche mediante la rete internet, i social network o le altre piattaforme telematiche”.

Oltre ad estendere l’applicazione della legge Mancino all’odio e alla discriminazione diffusi in rete, viene proposto anche l’innalzamento delle pene, passando dalla reclusione fino ad un anno e sei mesi o alla multa fino a 6.000 euro, previste attualmente, alla reclusione fino a tre anni. Viene inoltre allargata la punibilità anche alla propaganda che prenda di mira orientamento sessuale, identità di genere, disabilità, condizioni personali e sociali.

Sono poi stabilite misure per il contrasto dell’hate speech nei mezzi di comunicazione e di informazione; l’istituzione del Tavolo nazionale di coordinamento e il Piano di azione per la prevenzione e il contrasto dell’hate speech; iniziative e progetti promossi dalle istituzioni scolastiche, dal ministero dell’Istruzione, e dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali finalizzati all’uso consapevole di internet e all’alfabetizzazione digitale. Inoltre, viene previsto un codice di comportamento predisposto dal Coni, in collaborazione con l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, rivolto ai propri tesserati.

“I dati statistici elaborati in questi anni -sottolineano gli autori del disegno di legge- hanno evidenziato una preoccupante tendenza all’incremento di casi di hate speech. Secondo i dati raccolti dall’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’Osce, nel 2013 le Forze dell’Ordine italiane hanno registrato 472 casi di crimini d’odio. Nello stesso anno le segnalazioni di casi di discriminazione on line ricevute dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali hanno superato quelle registrate nell’ambito della vita pubblica e dell’ambiente lavorativo. Nel 2014 solo sui social network i casi di espressioni razziste sono stati 347, a cui vanno aggiunti i 326 link che le hanno rilanciate”.

“Dal 2011 al gennaio 2014 l’Oscad (Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori del ministero dell’Interno) ha ricevuto 644 segnalazioni, delle quali 268 riguardano atti discriminatori costituenti reato, che in 183 casi hanno portato all’arresto di 91 persone”.

“Ben 150 (il 23 per cento) -sottolineano ancora gli autori del disegno di legge- sono state quelle relative a siti e profili internet con contenuti discriminatori e di incitamento all’odio. Di fatto internet e i social network, consentendo una replicabilità illimitata dei contenuti e della loro permanenza nel web, ampliano in modo esponenziale il bacino di pubblico raggiunto e gli effetti negativi provocati”.

Di qui, sottolineano ancora i senatori Dem, la necessità di un intervento normativo per definire, anche giuridicamente, il fenomeno e aggiornare le norme esistenti in materia, per “contrastare condotte moralmente censurabili e fortemente lesive della dignità delle persone e dei gruppi sociali, che rappresentano un serio pericolo per la sicurezza e la convivenza della comunità sociale”.

Questo, assicurano gli autori del disegno di legge “senza limitare però in alcun modo il principio della libera manifestazione del pensiero, sancito dall’articolo 21 della Costituzione, nonché il diritto alla libertà di espressione nel web”.


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