24 agosto 2016: “Amatrice non c’è più”  

Scritto da il 23 agosto 2018

24 agosto 2016: Amatrice non c'è più

(Afp)

Pubblicato il: 24/08/2018 07:23

”Il paese non c’è più”. Sono le prime ore di mercoledì 24 agosto 2016, è ancora buio e la voce del sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi è tra le prime a rimbalzare su televisioni e radio. Alle 3.36, un boato nel centro Italia. Terremoto di magnitudo 6.0 nella zona tra Lazio, Marche e Umbria. La terra trema per 142 interminabili secondi, devastando i paesi di Accumoli (Rieti), Amatrice (Rieti), Arquata del Tronto e la frazione di Pescara del Tronto (Ascoli Piceno).

Dopo meno di un’ora, alle 4.33, un’altra scossa di magnitudo 5.3 farà tremare Norcia, la cittadina di San Benedetto. In attesa dei soccorsi, le dirette televisive danno voce ai sindaci dei paesi più colpiti. ”C’è gente sotto le macerie, al momento la cosa più importante è sgomberare le strade di accesso per far arrivare i mezzi di soccorso”, è l’appello del sindaco di Amatrice . ”Vedo crolli dappertutto, siamo inermi, non abbiamo mezzi, c’è gente sotto le macerie”, dice con voce rotta il sindaco di Accumoli, Stefano Petrucci.

Dopo poche ore, le immagini dall’alto dei Vigili del Fuoco mostreranno senza scampo tutta la devastazione provocata dal sisma. Interi borghi dell’Appennino ridotti a macerie. Aggiornato di minuto in minuto, il bilancio arriverà a sfiorare i 300 morti (299), con oltre 4000 sfollati e 238 persone messe in salvo. Un ”terremoto severo” lo definirà a caldo l’ex capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, quando ancora non si osa fare previsioni sul numero delle vittime.

Un terremoto tale da provocare, come documentato dai satelliti Cosmo-SkyMed, un abbassamento del terreno di 18 centimetri nell’area della Piana di Castelluccio di Norcia, la perla dei Monti Sibillini famosa per la spettacolare fioritura delle lenticchie. La scia sismica andrà avanti per giorni. Ma non saranno solo scosse di assestamento.

A ottobre la terra del centro Italia torna a tremare. Si comincia il 26 ottobre quando alle 19.10 una scossa di magnitudo 5.4 colpisce Castelsantangelo sul Nera (Macerata). Poco dopo, alle 21.18 magnitudo 5.9, tocca ad Ussita (sempre nella zona di Macerata). Fino ad arrivare al 30 ottobre quando alle 7.40 un terremoto di magnitudo 6.5 metterà in ginocchio Norcia. La scossa, la più forte registrata in Italia negli ultimi trent’anni, provocherà altri danni, altri crolli ma fortunatamente non altre vittime.

I primi funerali delle vittime marchigiane si tengono il 27 agosto nella palestra comunale di Ascoli Piceno. Davanti alle 35 bare, il vescovo Giovanni D’Ercole si chiede: ”’Che si fa ora?’. In molti me lo hanno chiesto. Questa notte ho rivolto questa domanda a Dio, gli ho presentato l’angoscia di tante persone, queste persone strappate da loro famiglie, sventrati dal terremoto. Che faranno?”. Da qui l’invito a ”non perdere il coraggio, perché solo col coraggio potremo ricostruire le nostre case e le nostre chiese. E ridare la vita alle nostre comunità”.

Tra le 35 bare, anche due piccole casse bianche. Sono quelle di Giulia, che facendo scudo con il suo corpo è riuscita a salvare la vita alla sorellina di 4 anni, e Marisol, le bambine di 9 anni una e 18 mesi l’altra rimaste sotto le macerie. ”Ciao piccola, scusa se siamo arrivati tardi, purtroppo avevi smesso di respirare. Ma voglio che tu sappia da lassù che abbiamo fatto tutto il possibile per tirarti fuori di lì. Ciao Giulia, anche se non mi hai conosciuto ti voglio bene. Andrea”, è la lettera deposta sulla bara da un vigile del fuoco.

Il 30 agosto tocca ad Amatrice dare l’ultimo addio, sotto la pioggia, ai suoi morti. Funerali solenni sotto un maxi tendone allestito dai volontari della Protezione civile. Davanti alle 28 bare i familiari delle vittime tra lacrime e sguardi persi nel vuoto. Un passo indietro, le cariche dello stato e i politici. “Il terremoto non uccide, uccidono le opere dell’uomo”, dice nell’omelia il vescovo di Rieti Domenico Pompili, aprendo la celebrazione con la lettura, per otto minuti, dei nomi di chi non ce l’ha fatta. Poi l’appello: “La ricostruzione non sia una querelle politica o sciacallaggio, ma faccia rivivere la bellezza di cui siamo custodi”.


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