Mostra Venezia: Lanthimos, le mie tre protagoniste un contributo a #metoo  

Scritto da il 29 agosto 2018

Lanthimos: Le mie tre protagoniste un contributo a #metoo

Pubblicato il: 30/08/2018 17:55

“Il contributo che questo film può dare al movimento #metoo è che si tratta di un film con tre protagoniste femminili, che non hanno il ruolo di fidanzate o oggetto del desiderio di qualche maschio. Ma anche il fatto che mostra queste donne per come sono: fantastiche e orrende come ogni altro essere umano”. Risponde così il regista Yorgos Lanthimos a chi gli chiede se il suo ‘The Favourite’ (‘La Favorita’), con un triangolo tutto al femminile tra sesso e potere non possa suggerire una riflessione su un tema di grande attualità come l’uso del sesso quale strumento di potere. Interpretato magistralmente da Oliva Colman, Rachel Weisz e Emma Stone, il film, ambientato nell’Inghilterra di inizio ‘700, racconta di una gracile regina Anna (Colman) incapace di occupare davvero il trono e della sua amica più che intima Lady Sarah (Weisz) che approfitta per governare il paese al posto suo, prendendosi cura della sua salute cagionevole e del suo carattere volubile. A sconvolgere questo assetto crudele ma consolidato arriva Abigail (Stone), una nuova cameriera, pronta a tutto per risalire la scala sociale. Il suo fascino la fa entrare nelle grazie di Sarah, che la prende sotto la sua ala protettrice, facendole intravedere l’occasione di tornare alle sue radici aristocratiche. Ma mentre la politica bellica assorbe Sarah quasi completamente, Abigail prende il suo posto come compagna della regina. Un ruolo che utilizzerà per dare spazio a tutte le sue ambizioni.

“Ero attratto da questo film – confessa il regista – da quando ho conosciuto la storia, attraverso una sceneggiatura che già esisteva. Mi attirava il fatto che queste tre donne fossero realmente esistite e che fossero tre personaggi femminili molto complicati come raramente si vedono in un film. Poi mi ha convinto anche il fatto che fosse un film in costume perché non ne avevo mai fatto uno. Fare un film in costume crea una distanza che ti permette di vedere le cose più chiaramente”. Prima di poter girare il film, molto applaudito nelle proiezioni in anteprima per la stampa, Lanthimos ci ha lavorato ben nove anni: “Ha richiesto molto tempo la preparazione. volevamo focalizzarci su queste tre donne e attraverso di loro esplorare gli temi del film. Tutto il contorno, dalla politica alla guerra, è mostrato attraverso i loro occhi. Un modo di far vedere come poche persone a corte decidevano il destino di un’intera nazione. E questo è sempre molto attuale”. Emma Stone si è confrontata per l’occasione con un ruolo inedito, fatto di silenzi e di sguardi eloquenti: “Ho amato molto questo ruolo, anche se all’inizio non avevo capito molto della psicologia di Abigail e mi sono molto lasciata guidare da Yorgos. La mia Abigail è una sopravvissuta pronta a tutto per riprendersi uno spazio nella società. È stata una sfida interpretarla come il fatto di essere l’unica attrice americana in un cast tutto britannico e di recitare in costume”. Nel film ce l’ha stessa competizione tra donne che c’è a Hollywood? “Non avevo pensato fino ad oggi a questa analogia. Ma sì”.

Olivia Colman, invece, è al suo secondo ruolo da regina, dopo ‘The Crown’: “Una coincidenza divertente – dice – ma non riesco a fare un confronto. Anche perchè non credo che la regina Elisabetta abbia preso molto dalla regina Anna”. Quanto al triangolo saffico e ad eventuali imbarazzi per le scene di sesso, le attrici dicono di essersi attenute alla sceneggiatura e alle indicazioni del regista: “Poi abbiamo fatto prove per tre settimane di cose pazze e imbarazzanti. Così da essere meno in imbarazzo nelle scene di sesso sul set. Comunque è stato bello immaginare di fare sesso con Emma Stone”, sorride. Del personaggio così disturbato della regina, la Colman aggiunge: “Un ruolo bellissimo, di una bambina molto viziata e senza nessuna fiducia in sé. Tra le stranezze della regina c’è anche un attaccamento particolare ai suoi conigli domestici, che considera come figli: “Noi umani – risponde il regista – abbiamo delle relazioni molto strane con gli animali. Li amiamo come figli ma li uccidiamo anche, per mangiarli. Mi interessava anche questo aspetto della regina”. Stesso obiettivo straniante il regista lo affida ad uso estremo del grandangolo in alcune inquadrature: “Il modo in cui si filma dipende molto dal gusto personale. A volte è molto istintivo, semplicemente si sente che è una cosa giusta. Sto sperimentando molto l’uso del grandangolo negli ultimi film. Ho pensato che questo fosse il film dove potevo portare all’estremo questa sperimentazione, per mostrare la distorsione del contesto. Mi è sembrato giusto. E anche contemporaneo per quel periodo dove gli specchi convessi facevano un effetto simile”. Regista greco adottato da Hollywood, Lanthimos non esclude di tornare a girare in Grecia: “Se trovo una storia da girare in greco e in un ambiente greco ci tornerò volentieri. Più lavoro fuori dalla Grecia e più mi sento greco”, conclude.


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