Muro dei renziani contro Zingaretti    

Scritto da il 30 agosto 2018

Muro dei renziani contro Zingaretti

(Fotogramma)

Pubblicato il: 31/08/2018 19:16

Finisce la tregua estiva nel Pd e, complice Emmanuel Macron, si riapre il dibattito congressuale tra le varie anime del partito. A innescare la miccia è un’intervista di Nicola Zingaretti a ‘La Repubblica’, in cui il governatore del Lazio (e candidato alla segreteria) “non esclude una alleanza politica con Macron” in vista delle prossime europee. Ma poi chiarisce: “Escludo invece di fare come Macron. La nostra storia e il nostro futuro non si può infilare dentro a quel modello elitario, repubblicano ma rappresentativo dei piani alti della società francese”.

Una posizione, insieme ad altre affermazioni sulla necessità di recuperare l’elettorato di sinistra finito tra le braccia del M5S, che accendono il fronte renziano. Il via arriva dal presidente dei senatori dem Andrea Marcucci: “Una nuova alleanza per #Europa nasce insieme a #Macron. I nostri avversari sono i sovranisti”. Il tono dei messaggi dei renziani è su questa linea: “Attacca #Macron prima delle elezioni Europee. Attacca #Renzi prima del Congresso #Pd. Apre al #M5S subito. Raffinata strategia quella di #Zingaretti: per la serie continuiamo a farci del male”, scrive su Twitter la deputata Alessia Morani.

Contro il governatore del Lazio si registra, per tutta la giornata, una pioggia di critiche renziane (“Famose male”, twitta Roberto Giachetti, “no ai falsi miti del Pds”, chiosa su Fb Luigi Marattin). Tanto che la responsabile Comunicazione Marianna Madia è intervenuta per invocare una moratoria del dibattito social: “Rischiamo il ridicolo”.

CONGRESSO SUBITO – Ma il punto è che il fronte renziano, dopo qualche incertezza legata alle posizioni dei più accesi sostenitori della linea dell’ex segretario, hanno dato il via libera al Congresso prima delle europee. “I tempi sono maturi. Non c’è più tempo, ci siamo resi conto della gravità della situazione”, ha annunciato Andrea Marcucci in una’intervista al ‘Foglio’. Per i renziani, i gazebo devono essere convocati al massimo entro marzo. Fino ad allora, è la convinzione, emergeranno le candidature alla segreteria alternative a quella di Zingaretti.

A questo proposito, un contributo arriverà dall’incontro di AreaDem in corso a Cortona fino a domenica prossima, dal prossimo ‘meeting’ di LeftWing (l’area di Matteo Orfini) di metà settembre e, soprattutto, dalla prossima Leopolda. Perché se i renziani hanno dato via libera al Congresso, ancora non hanno sciolto il nodo principale: chi è il loro candidato? Per Marcucci, non sarà Matteo Renzi: “Secondo me no. Renzi è una risorsa importante per il Pd, credo che stia facendo bene il senatore e sta dando contributi in termini di proposta politica estremamente importanti”, ha spiegato sempre al ‘Foglio’.

Per il totocandidati dei renziani, quindi, si riparte dal pressing sul capogruppo alla Camera Graziano Delrio o su Lorenzo Guerini, che però dopo aver assunto la presidenza del Copasir si è tirato fuori più volte, come ha fatto anche Marco Minniti. Restano le ipotesi di candidati ‘outsider’, come il governatore emiliano Stefano Bonaccini o di Elisabetta Gualmini.

LA QUESTIONE DEL NOME – Intanto a tenere banco è anche la questione del nome. “Quando Calenda dice, dobbiamo cambiare nome del Pd, non mi convince. Il Pd, penso, vada cambiato ma non archiviato. Di fronte a una crisi il problema non è di marketing, del simbolo” dice Paolo Gentiloni nel corso del suo intervento all’incontro di AreaDem a Cortona.

Replica Carlo Calenda su Twitter: “Non ho proposto di cambiare semplicemente nome al Pd, sarebbe operazione cosmetica, ma di fondare un partito progressista più ampio, non paralizzato dalle correnti e dai rancori, e aperto alla partecipazione di persone nuove che rappresentano parti della società”.

“A soggetto politico corrisponde un nome politico – dice Nicola Zingaretti alla festa de ‘Il Fatto Quotidiano’, commentando l’ipotesi di un possibile cambio di nome del Pd – Non lo escludo, ma solo alla conclusione di un percorso in cui vedremo cosa siamo diventati. Se questo percorso porterà a un’identità diversa, vedremo anche se sarà da cambiare il nome al Pd”.


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