Partito unico e Opa ostile, tensioni Lega-Fi  

Scritto da il 31 agosto 2018

Partito unico e Opa ostile, tensioni Lega-Fi

Matteo Salvini con Giancarlo Giorgetti (Ipa/Fotogramma)

Pubblicato il: 01/09/2018 09:31

Clima teso nel centrodestra. Ancora una volta, a mandare in fibrillazione Fi e Lega sono le indiscrezioni sul progetto di partito unico cui punterebbe Matteo Salvini dopo il 5 settembre, quando il tribunale del riesame di Genova si sarà pronunciato sul sequestro dei conti del Carroccio, dichiarando di fatto la ‘bancarotta’ del movimento fondato da Umberto Bossi. Rumors smentiti da Giancarlo Giorgetti (”non abbiamo tempo, né risorse per fare un’Opa su Fi”), che però suona il campanello d’allarme e non esclude la ”chiusura del partito” in caso di bocciatura da parte dei giudici liguri.

”Se il 5 settembre – dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ospite ieri della festa del ‘Fatto quotidiano’ a Marina di Pietrasanta – tutti i futuri proventi, che fondamentalmente sono i versamenti dei parlamentari e dei consiglieri che affluiscono nelle casse della Lega, vengono requisiti, allora è evidente che a quel punto lì un partito politico non può più esistere, perché non ha più i soldi…”.

Giorgetti vede nero per le casse di via Bellerio, assicura che non c’è nessuna intenzione di ‘mangiarsi’ Fi, ma non risparmia stilettate nei confronti dell’alleato Silvio Berlusconi, senza citarlo direttamente: ”Le idee di Salvini e della Lega sono più attrattive di altri, tipo Fi… Il fatto che noi cresciamo e gli altri diminuiscano rende la Lega partito di riferimento del centrodestra. Se portiamo via elettori, non è colpa nostra, ma colpa loro…”.

Il numero due del Carroccio bacchetta pure Antonio Tajani: ”Non c’è nulla da fare, le nostre idee sono più attrattive per gli elettori di Fi di quelle portate avanti da Tajani…”. In casa Fi fanno spallucce, rifiutano con forza l’immagine di un partito in liquidazione e ‘salvinizzato’, ma preferiscono tacere. Il Cav mantiene la consegna del silenzio, forse per non alimentare ulteriori polemiche. Anche il suo ‘vice’ Tajani fa sapere che non intende rilasciare ”nessun commento”. La replica ufficiale è affidata solo alla presidente dei senatori Anna Maria Bernini: “Al netto delle critiche a Fi, che naturalmente respingiamo al mittente, l’esperto sottosegretario Giorgetti sa bene che una maggioranza di lotta e di governo non può reggere per 5 anni se non è sostenuta da un comune humus ideale e politico e specie quando litiga al suo interno…”.

Tajani non replica a Giorgetti ma dalle colonne di ‘Avvenire’ si rivolge a Matteo Salvini e lo invita a rompere subito l’alleanza con i Cinque stelle per tornare nel centrodestra unito: “Salvini deve fare attenzione: i 5 stelle lo stanno trascinando su posizioni di estrema sinistra. O strappa subito e pone fine ora a questo governo contro natura o rischia di pagare un prezzo alto, altissimo. La Flat tax non la fa con Di Maio, la fa con noi. Con un centrodestra che deve tornare al governo unito“.

“Altro che partito in disarmo e privo di vis attrattiva”, riferiscono fonti azzurre, che spiegano: martedì torna ad Arcore Berlusconi, pronto a rilanciare l’attività di Fi con l’avvio della stagione congressuale e a dare battaglia in Aula al governo gialloverde che “rischia grosso” sulla manovra economica e sta dimostrando tutta la sua incapacità” e ”scarsa credibilità all’estero”, come dimostrano l’impennata dello spread e i ”continui litigi”, dall’emergenza migranti al caso Autostrade per la ricostruzione del Ponte Morandi, alle ‘pensioni d’oro’.

Tra le fila di Fi, soprattutto l’ala più oltranzista (in perenne contrasto con quella filosalviniana) c’è chi fa notare che secondo un recente sondaggio (del 23 agosto) commissionato dalla Lega il partito azzurro viene dato all’11,8% e ”questo basta per zittire chi ci accusa di essere in liquidazione”.

Nel dibattito sul partito unico si fa sentire anche Riccardo Nencini, segretario del Psi, che scrive in un post su Fb: “Salvini si è sempre lasciato aperte due strade. Lo fa anche oggi con il lancio del progetto di un partito unico di destra: opa su Forza Italia, indebolita, e sulla Meloni, partito in crisi. Se riceve un no, offre un alibi ai tanti eletti berlusconiani per trasmigrare sotto le sue bandiere, prosegue nell’alleanza coi grillini, la condiziona. Se riceve un sì, potrebbe puntare a elezioni anticipate spostando l’asse della coalizione sulla destra radicale. Comunque vada -rimarca Nencini- Berlusconi è in un angolo“.


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