Trapero: “In ‘La Quietud’ violenza e dolore del passato”  

Scritto da il 1 settembre 2018

Trapero: In 'La Quietud' violenza e dolore del passato

Nella foto, Pablo Trapero tra Berenice Bejo e Martina Gusman (Fotogramma)

Pubblicato il: 02/09/2018 19:38

(AdnKronos/Cinematografo.it) – “Come per qualunque ritratto di famiglia si analizza sempre il passato. E il passato in questo film riemerge attraverso storie molto dolorose, quelle che abbiamo vissuto in Argentina molti anni fa. È molto difficile parlare del presente senza fare i conti con il passato”. Pablo Trapero torna alla Mostra di Venezia tre anni dopo El Clan, che gli valse il Leone d’Argento, e lo fa con La Quietud, oggi Fuori Concorso.

Dopo lunghi anni di assenza, e a seguito dell’ictus di suo padre, Eugenia (Bérénice Bejo) ritorna a La Quietud, la tenuta di famiglia vicino Buenos Aires, dove ritrova la madre e la sorella (Martina Gusman). Le tre donne sono costrette ad affrontare i traumi emotivi e gli oscuri segreti del passato che hanno condiviso sullo sfondo della dittatura militare. Emergono rancori sopiti da tempo e gelosie, il tutto amplificato dall’inquietante somiglianza fisica tra le due sorelle.

“Non ci sono flashback, l’unico modo in cui si vede il passato è nel presente dei nostri personaggi. Dicono che questo passato non esiste, non lo conoscono, e per questo torna in maniera molto violenta. Credo sia una storia molto intima che però nasconde aspetti molto dolorosi della storia argentina”, dice ancora il regista. Che torna sulle differenze con il film precedente: “Questo film è molto diverso da El Clan, però ci sono delle similitudini, qui si tratta di un matriarcato ma è comunque una famiglia piena di enigmi, misteri, segreti, e anche qui una violenza molto silenziosa ma molto presente”.

Film al femminile, non può mancare ovviamente la domanda sulla “questione” femminile. “E’ strano che in questo secolo si continui a discutere di queste cose. È stupido dividere il mondo in questo modo, ma credo sia una lotta che dobbiamo continuare a combattere”, dice ancora il regista.

Sull’argomento interviene anche Bérénice Bejo, argentina di nascita ma per la prima volta impegnata in un film argentino. “Purtroppo questo è un mondo di uomini, e lo stesso vale per l’industria cinematografica. Continuiamo a lottare. E se mi sento umiliata e credo di essere nel posto sbagliato dico semplicemente di no. Non ho paura di dire quello che penso, nel mio lavoro non ho mai avuto problemi con nessuno. Quando si è abbastanza forti, perché magari hai avuto due genitori che ti hanno trasmesso determinate convinzioni, viene naturale comportarsi in un determinato modo”, spiega l’attrice.

Che poi racconta le ragioni che l’hanno portata a scegliere di prendere parte al film: “Sono nata in Argentina e negli ultimi anni ho lavorato con iraniani, francesi, tedeschi, italiani e ho pensato che fosse molto bello per me poter fare un film in Argentina, considerando oltretutto che i miei genitori andarono via da lì proprio a causa della dittatura. Trapero era la prima scelta, l’anno scorso mi aveva chiamata dicendomi che aveva questa idea perché io assomigliavo molto a Martina Gusman e voleva fare un film basato su questa sorellanza. Ovviamente ho accettato immediatamente”.


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