Mostra Venezia: ‘Dragged Across Concrete’ in laguna senza Gibson  

Scritto da il 2 settembre 2018

'Dragged Across Concrete' in laguna senza Gibson

Pubblicato il: 03/09/2018 19:15

(AdnKronos/Cinematografo.it) – Craig Zahler dirige ‘Dragged Across Concrete’ e torna a Venezia un anno dopo ‘Brawl in Cell Block 99’, ancora una volta Fuori Concorso, ancora una volta con Vince Vaughn tra i protagonisti del film: “E questo mi ha consentito di convincere Mel Gibson a prendere parte a questo nuovo film di Craig”, racconta l’attore al Lido, dove però è assente l’altro coprotagonista del film, Mel Gibson. I due interpretano una coppia di sbirri, sospesi dal servizio dopo che un video amatoriale li ritrae mentre utilizzano metodi poco ortodossi per arrestare uno spacciatore latinoamericano. Senza stipendio per sei settimane, provano a intercettare una grossa operazione criminale per mettere le mani sul bottino. “L’approccio al film – dice il regista – dipende sempre da quello che voglio vedere e se mi piace. Ci pensavo da un po’, mi piace fare dei film dove la storia funziona ma dove il mondo della storia è più grande di quello che viene rappresentato. Anche grazie agli attori sono riuscito ad esplorare tutti questi personaggi, le loro vite”.

“Quello che apprezzo nel cinema di Zahler – spiega Vaughn – è che i personaggi non sono mai univoci, figli di un pensiero unico, ma sempre complessi. Il mio è consapevole che esiste la morte, si pone delle domande sul futuro e per questo è molto realistico. L’esperienza umana ci fa prendere decisioni particolari. In queste storie con una forte morale, le conseguenze di alcune decisioni, sono sempre molto presenti”. “Il processo di scrittura in generale – dice ancora Zahler – si basa sul sorprendermi ogni giorno. Inizio a scrivere e poi i personaggi che pensavo sarebbero sopravvissuti alla fine muoiono. In un certo senso divento io stesso un ingranaggio del racconto. Volevo ci fossero forti caratterizzazioni, anche nei dialoghi, il modo di parlare denota anche diverse personalità. Ho bisogno di attori così bravi perché il dialogo deve sembrare sempre molto naturale, in situazioni complesse. E questo può sembrare vero solo se l’attore è in grado di assorbire queste dinamiche”.

“Non mi piacciono i film dove la trama è costretta ad arrivare per forza ad un messaggio prestabilito. Preferisco raccontare una varietà di persone, alcune che si buttano in azioni criminali in modo ingenuo, altre in modo volontario. In fondo si tratta di creare un mondo e volevo che la storia si disvelasse poco a poco”. Tra gli altri interpreti del film, oltre a Jennifer Carpenter (anche lei già presente nel precedente lavoro di Zahler), che qui compare solamente in poche pose con un ruolo non centrale nella storia (“Lei è stata capace di creare un mondo a parte. I tre personaggi principali sono collegati dalla storia principale, poi ce ne sono altri che irrompono nella storia come se fossero altri colori di un arazzo più ampio. Colore aggiuntivo a questa tela che dipingo, dove entra qualcuno non essenziale alla storia”, dice il regista), c’è anche Tory Kittles: “Fino a che punto si può spingere una persona per salvare la gente che ama? Questa credo sia la domanda che può suscitare il mio personaggio”, dice l’attore. Quanto alla questione legata ad alcuni dialoghi del film, più o meno caratterizzati da qualche battuta di stampo razzista, S. Craig Zahler afferma: “Io scrivo secondo il mio gusto. Le reazioni della gente non le considero. Ma vale ogni volta, valeva quando ho fatto il mio western ‘Bone Tomahawk’, vale lo stesso per le battute politically uncorrect. Dipende sempre dai momenti. Alcune persone mi detesteranno, è un loro diritto. Ma faccio le cose sempre secondo il mio gusto”.


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