Caos in Libia, cosa rischia l’Italia  

Scritto da il 3 settembre 2018

Caos in Libia, cosa rischia l'Italia

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 04/09/2018 13:13

Il precipitare degli eventi in Libia, dove gli scontri tra milizie rivali a Tripoli hanno costretto il governo di Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, a proclamare lo stato di emergenza, potrebbe avere dei risvolti negativi anche per l’Italia. “La situazione si è deteriorata in questi ultimi giorni ma può ancora rientrare e stabilizzarsi“, spiega all’Adnkronos Raffaele Marchetti, esperto in relazioni internazionali e docente alla Luiss di Roma, elencando alcuni rischi possibili per il nostro Paese. La crisi libica potrebbe far saltare gli accordi sui migranti, avere delle ricadute sul settore energetico e, nel peggiore degli scenari, richiedere un intervento militare sul territorio. C’è poi anche il pericolo di un ritorno dello spettro del terrorismo in quanto, sostiene il docente, “in un paese destabilizzato è facile che attecchiscano gruppi terroristici”.

FLUSSI MIGRATORI – Con la crisi in Libia “è in ballo la questione dei flussi migratori – sostiene Marchetti – A stento siamo riusciti a instaurare un rapporto di cooperazione con il governo di Tripoli. Se questo cadesse i flussi ricomincerebbero“. Il rischio è che gli sbarchi nel nostro Paese, diminuiti di oltre l’80% rispetto al 2017, potrebbero tornare ai livelli precedenti. Inoltre, sottolinea il docente, “l’Italia dovrebbe trovare un nuovo interlocutore e avviare nuovi negoziati”, dando così inizio ad un processo lungo e complesso.

RISCHIO ENERGETICO – L’instabilità libica potrebbe avere degli effetti negativi anche sul fabbisogno energetico italiano. “L’Italia importa parte delle risorse naturali dalla Libia. Se la situazione dovesse complicarsi anche le risorse verrebbero messe in discussione con ricadute finanziarie ed economiche sul nostro Paese“, sottolinea Marchetti. “L’Italia ha delle scorte energetiche – aggiunge il docente – ma, nel caso in cui la crisi libica dovesse prolungarsi, dovrebbe trovare delle fonti alternative”.

INTERVENTO MILITARE – Il governo italiano, riferisce una nota di palazzo Chigi, “continua a seguire con attenzione l’evolversi della situazione” in Libia e “ha già espresso pubblicamente preoccupazione nonché l’invito a cessare immediatamente le ostilità“. Per il momento quindi è esclusa l’ipotesi di interventi militari sul territorio. Tuttavia “se la crisi libica diventasse una guerra vera e propria a livello internazionale – sostiene Marchetti, immaginando “uno scenario estremo”, “l’Italia non potrebbe tirarsi indietro ma dovrebbe partecipare” al conflitto.


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