Mostra Venezia: Corbet, con Natalie Portman racconto l’Occidente traumatizzato    

Scritto da il 3 settembre 2018

Corbet: Con Natalie vi racconto l'Occidente traumatizzato

Pubblicato il: 04/09/2018 16:16

“Questo è un film sulla sindrome post-traumatica dell’Occidente, una riflessione sulll’ansia collettiva che caratterizza il XXI Secolo e che è figlia di quel secolo del male che è stato il XX Secolo, di cui mi ero occupato nel mio film precedente”. Brady Corbet, dopo aver ambientato ‘The Childhood of a Leader’ nell’Europa di inizio ‘900 con un protagonista che, testimone delle atrocità di un’epoca, diventa causa di altrettante atrocità nell’epoca successiva, porta in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia ‘Vox Lux’, che è la continuazione di quel tema ma sull’altro versante del secolo. “Un melodramma storico ambientato in America tra il 1999 e il 2017, che narra eventi cruciali e modelli culturali che hanno plasmato la prima parte del XXI secolo”, visti attraverso gli occhi della protagonista, una popstar di nome Celeste, interpretata da teenager, nella prima parte del film, da Raffey Cassidy, e poi da adulta da Natalie Portman. Celeste rimane ferita da 13enne in una strage nella scuola che ricorda tanto Colombine (“sono cresciuto in Colorado e sono rimasto molto colpito da quella tragedia”, dice il regista) e proprio una canzone scritta per ricordare i suoi compagni diventa una sorta di inno che gli apre le porte del successo e dell’industria discografica. Ma la storia di questa popstar, che non riesce a trovare un equilibrio psicologico, torna ad incrociarsi più avanti con la cronaca di attentati terroristici.

“Questa doveva essere una fiaba-riflessione su quello che abbiamo passato negli ultimi 20 anni, anni di ansia crescente”, ribadisce Corbet. “Celeste non è un mostro ma è figlia del suo tempo, soffre anche lei di sindrome post-traumatica”, aggiunge il regista. “E’ collegato al mio film precedente ma qui parliamo di un fascismo un po’ più evoluto”. Nel film, Natalie Portman, canta e balla, su musiche scritte appositamente per ‘Vox Lux’ dalla cantautrice, attrice e compositrice australiana Sia: “Non poteva esserci personaggio migliore – dice il regista – per lavorare a queste musiche. La sua versatilità di autrice, che ha scritto per tante altre star, la rendeva l’artista ideale”. L’attrice si è sottoposta ad un serio coaching per affrontare il ruolo di Celeste, che per la parte del ballo ha fatto con il marito, il ballerino e coreografo francese Benjamin Millepied.

“Grazie a Benjamin ho potuto lavorare molto in casa. Ho visto anche tanti documentari sul pop, per capire cosa accade nei backstage. Mi è piaciuto moltissimo questo ruolo: interpretare una popstar è un sogno che si realizza. E sul set c’era un clima bellissimo”, aggiunge l’attrice parlando di Jude Law (che interpreta il manager di celeste, ndr.), Raffey Cassidy(che dopo essere stata Celeste bambina, interpreta anche la figlia di Celeste adulta) e Stacy Martin (la sorella di Celeste). Qualcuno ha osservato che nel film sembra esserci un messaggio contro la politica delle armi in Usa ma Natalie Portman si smarca dalla domanda politica: “Non è un film che ha un messaggio preciso – risponde Natalie Portman – racconta l’intreccio tra la cultura pop, la violenza e lo spettacolo che riflette il nostro tempo”. Quanto alla rabbia e alla ‘cattiveria’ di alcune manifestazione di Celeste, l’attrice premio Oscar dice: “Io non la vedo come un mostro ma è difficile giudicare il proprio personaggio. Sicuramente è una donna che ha perso molto presto la sua innocenza. Dopo la strage a scuola è diventata un’altra persona, tanto che nel film cambia anche l’interprete. Mi è piaciuto confrontarmi con i temi del film – prosegue – perché essendo nata a Gerusalemme e vivendo da molto tempo in Usa ho visto da vicino tante esperienza di violenza”. Il film è dedicato a Jonathan Demme, che proprio a Venezia qualche anno fa premiò Corbet: “L’ho conosciuto negli ultimi anni della sua vita e gli sarò grato per sempre. Mi ha cambiato la vita con il premio che mi diede a Venezia ed ha seguito il mio lavoro e quello di altri giovani colleghi con grande attenzione. Questo film gli sarebbe piaciuto: amava i film musicali. Anche se io non l’ho affrontato tanto come film musicale ma drammatico”.


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