Venezia, vita cruda in ‘Un giorno all’improvviso’  

Scritto da il 4 settembre 2018

Venezia, vita cruda in 'Un giorno all’improvviso'

Un’immagine da ‘Un giorno all’improvviso’

Pubblicato il: 05/09/2018 19:48

(AdnKronos/Cinematografo.it) – “Con ‘Un giorno all’improvviso’ abbiamo cercato di raccontare una storia universale, un rapporto tra una madre e un figlio. Abbiamo lavorato molto sulla relazione tra personaggi, la scrittura in realtà si è completata lavorando con gli attori soprattutto con i protagonisti Anna Foglietta e Giampiero De Concilio. Il risultato è un film duro, perché costringe a stare su personaggi difficili”. Ciro D’Emilio descrive così la sua opera prima, presentata nella sezione Orizzonti della 75esima edizione del Festival di Venezia. “Ovviamente Venezia era l’obiettivo più alto a cui aspiravamo tutti, era il miglior battesimo che potessimo sperare di avere”, sottolinea il regista. “Quando Ciro mi ha proposto questa sceneggiatura quattro anni fa sono stata completamente rapita dalla storia e dal mio personaggio”, dichiara Foglietta, che sottolinea il forte coinvolgimento emotivo richiesto dal suo personaggio, Miriam, madre problematica del diciassettenne Antonio: “È stato altamente disturbante interpretare Miriam, perché mi ha messa in contato con l’aspetto più faticoso dell’essere madre e io sono madre nella vita”.

“Credo che la mia carriera stia andando in una direzione precisa di impegno civile – prosegue Foglietta – ho portato in teatro per due anni ‘La pazza della porta accanto’ di Alda Merini e la malattia mentale è una tema che mi sta attraendo sempre di più. Credo moltissimo nel prendersi cura della propria psiche anche come modo per prendersi cura della società in generale. Nello specifico penso sia importante analizzare e scardinare il rapporto madre-figlio, ad esempio per quanto riguarda gli abusi sessuali. Certi atteggiamenti vanno affrontati a partire dal nucleo minimo della società che è appunto la famiglia”. Il lavoro sul personaggio al centro del film dunque, con Ken Loach come ispirazione di massima: “Per interpretare Antonio sono partito da me stesso, ma Ciro mi ha consigliato di vedere ‘Sweet Sixteen’ ed è stato fondamentale per me dal punto di vista tecnico. Io venivo da un’impostazione teatrale, e insieme siamo riusciti a trovare una dimensione cinematografica, cruda”, commenta Giampiero De Concilio. E ‘Un giorno all’improvviso’ è duro e puro in ogni ambito, non indulge in edulcorazioni nemmeno nel descrivere il mondo del calcio, molto presente nel film: “Per il mio protagonista il calcio è una via di salvezza, ma eravamo motivati dal raccontare il calcio in maniera diversa, non spettacolarizzata. Abbiamo voluto rimanere sporchi e cattivi in ogni campo, anche su quello di calcio”.


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