Nel toto-Leoni, tutte le strade portano a Roma  

Scritto da il 6 settembre 2018

Nel toto-Leoni, tutte le strade portano a Roma

Pubblicato il: 07/09/2018 16:52

(Adnkronos/Cinematografo.it) – Venezia 75, les jeux sont faits. Terminato con Killing di Shinya Tsukamoto il concorso, inizia come di consueto l’impossibile giochino del TotoLeone.

In attesa del palmares ufficiale – domani, sabato 8 settembre a partire dalle ore 19.00 la cerimonia di premiazione condotta da Michele Riondino – proviamo anche quest’anno ad anticipare il verdetto.

In un’edizione della Mostra, ancora una volta, contraddistina da una qualità medio-alta, la Giuria presieduta da Guillermo del Toro (vincitore lo scorso anno del Leone d’Oro con La forma dell’acqua, poi trionfatore agli Oscar) è chiamata a scelte non proprie semplicissime.

L’unico film che sembrerebbe aver messo d’accordo proprio tutti, tra addetti ai lavori e pubblico, è Roma di Alfonso Cuarón. Targato Netflix (sarebbe la prima grande affermazione festivaliera del colosso USA), il film del regista messicano ha però contro di sé, paradossalmente, quello che sulla carta dovrebbe essere invece il suo più grande alleato: Guillermo del Toro, appunto, amico e socio di Cuarón, addirittura presente nei titoli di coda del film alla voce “ringraziamenti”.

Il presidente di Giuria è stato chiaro sin dall’inizio: “Qui si giudica la qualità delle opere, a prescindere dal paese di provenienza e dal nome del regista”, ma è innegabile che una certa pregiudiziale non possa non aleggiare sul film in questione. Film che, Leone d’Oro o meno, sarà comunque sicuramente presente nel Palmares.

L’empasse potrebbe risolversi grazie ad un altro regista messicano, Carlos Reygadas. Che nel fluviale Nuestro tiempo ci mette letteralmente la faccia e tra lirismo e vastità di uno sguardo capace di perdersi nelle meraviglie della natura, riflette sulle dinamiche dell’amore in termini privati e assoluti.

Altro titolo in orbita “premio grosso”, seppur capace di dividere aspramente la critica, è secondo noi Sunset dell’ungherese László Nemes, che dopo l’Oscar per Il figlio di Saul racconta il tramonto dell’Europa all’alba della Prima Guerra Mondiale.

In tutto questo, come spesso accade, si finisce per dimenticare (considerando che sì, sono passati solamente poco più di 10 giorni, ma sembrano mesi…) il film d’apertura: possibile che l’ottimo First Man di Damien Chazelle resti fuori dal Palmares? Difficile, ma non impossibile.

E l’ultimo film passato in concorso, il già menzionato Killing di Shinya Tsukamoto? Se il termometro di riferimento dovesse essere l’accoglienza alla prima per la stampa di ieri sera, non ci sarebbero dubbi, il Leone d’Oro sarebbe il suo. Anche perché è l’unico titolo in gara a durare solamente 80′, una sorta di miracolo considerata la durata media di quest’anno, abbondantemente sopra le due ore.

Sulla carta sembrerebbe abbastanza agevole individuare invece le Coppe Volpi: in epoca di #MeToo non sarebbe un segnale da poco assegnare quella per la migliore interpretazione femminile alle tre protagoniste di The Favourite di Yorgos Lanthimos, ovvero Olivia Colman, Emma Stone e Rachel Weisz, ma attenzione anche ad Aisling Franciosi, protagonista del discutibile The Nightingale, che verrà ricordato in questa edizione perché unico film di una regista donna in concorso, Jennifer Kent.


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