Svezia al voto, cresce l’estrema destra  

Scritto da il 8 settembre 2018

Svezia al voto, cresce l'estrema destra

(Afp)

Pubblicato il: 09/09/2018 11:47

E’ un voto dall’esito incerto quello che si svolge oggi in Svezia, dove 7,4 milioni di elettori sono chiamati a rinnovare i 349 seggi del parlamento, le assemblee di 20 contee e 290 assemblee municipali. Un quarto degli aventi diritto chiamati tra le 8 e le 20 di oggi ad esprimere la propria preferenza è infatti ancora indeciso sulla forza politica alla quale affidare il voto, mentre i due principali blocchi politici, di sinistra e di centrodestra, appaiono quasi in parità, incalzati dall’avanzare del partito di estrema destra ed antiimmigrati, Democratici svedesi, rispetto al quale tutti gli altri movimenti politici hanno preso le distanze, ma che i sondaggi danno al secondo posto.

Le ultime inchieste registravano un testa a testa tra il blocco di sinistra e il gruppo di quattro partiti di centro-destra: secondo l’esito di un sondaggio della radio svedese, la coalizione che riunisce Socialdemocratici, Verdi e Partito della sinistra si attesta sul 40% delle preferenze, con un solo punto di vantaggio rispetto ai partiti dell’altro blocco, Partito moderato, Partito di centro, Liberali e Cristianodemocratici. Sia i socialdemocratici del premier uscente Stefan Loefven sia i conservatori del Partito moderato registrano un calo di 6 punti percentuali rispetto ai risultati delle elezioni del 2014, stando all’inchiesta Kantar SIFO: i primi con il 25% delle preferenze, gli altri con il 17,2.

Una percentuale, quest’ultima, che viene superata dai Democratici svedesi, il partito anti-immigrati e di estrema destra, che ottiene il 17,6% e si colloca al secondo posto, e rivendica con forza il diritto di poter intervenire nella politica del futuro governo, malgrado tutti gli altri partiti si siano impegnati ad evitare ogni forma di collaborazione con il movimento di Jimmie Akesson.

Il premier uscente ha fatto campagna puntando sui risultati ottenuti, in particolare sul più alto tasso di occupazione di sempre per il paese di dieci milioni di abitanti ed ha cercato di equiparare il voto ad una sorta di referendum sul welfare. Eppure si avvia secondo le anticipazioni della vigilia a raccogliere il peggior risultato dal 1920.

Altri temi sono andati ad occupare infatti il centro del dibattito, tra cui l’immigrazione e l’integrazione dei migranti oltre alle questioni legate alla legge e all’ordine. Nel 2015 Lofven ha adottato una politica di accoglienza agli immigrati più rigida degli anni precedenti ed ha assicurato in vista del voto di voler adottare una politica migratoria in linea con i livelli Ue.

Un giro di vite che non è piaciuto ai partner ecologisti dei socialdemocratici ma che riflette le crescenti inquietudini della popolazione, alimentate dal partito antimmigrati di Akesson.

A restare apparentemente percorribile stando ai sondaggi e tenuto conto dei veti dei partiti sembrerebbe dunque al momento la strada di un nuovo governo di minoranza – a meno di un’ipotesi Grande Coalizione, anche se in Svezia non esiste una tradizione di Grandi Coalizioni alla tedesca – con la possibilità per i partiti di governo di collaborare su singoli temi con forze politiche appartenenti all’altro schieramento. Resta però l’incognita Democratici svedesi.


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