Lehman: Biggeri, crisi ha favorito finanza etica ma rischio resta forte  

Scritto da il 10 settembre 2018

Biggeri, la crisi post-Lehman ha favorito la finanza etica ma i rischi restano alti

Una impiegata di Lehman Brothers lascia la sede della banca dopo la bancarotta (foto Xinhua)

Pubblicato il: 11/09/2018 15:01

“E’ difficile anticipare se ci sarà una nuova crisi: di sicuro, secondo me, gli elementi oggettivi per essere preoccupati ci sono tutto, soprattutto perché in questi anni non si è corsi ai ripari per evitare il ripetersi” di crolli come quello di Lehman Brothers. Così alla vigilia del decimo anniversario dello scoppio della crisi, il presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri, analizza le ‘lezioni’ apprese dai mercati e dai risparmiatori.

Biggeri segnala come “note dolenti” il fatto “che non si è fatto praticamente niente” per porvi rimedio: “la crisi può ripetersi in futuro, i meccanismi di speculazione pericolosa sono tutti ancora in atto, anzi c’è più fast trading finance che si fa in millisecondi, ci sono più soldi rispeto a 10 anni fa ma meno nell’economia reale. E questi non sono begli indicatori. Insomma, ci sono più debiti in giro e i debiti prima o poi si pagano”.

Il presidente di Banca etica lamenta come “un rischio il non aver messo in atto meccanismi che riducessero la ricerca esasperata dei rendimenti accoppiata alla liquidità, ma anche il non aver fatto una tassa sulle transazioni finanziarie che potrebbe rallentare” la tendenza a dirottare gli investimenti verso l’economia speculativa. Eppure, segnala, “oggi una tassa sulle transazioni finanziarie si può fare tranquillamente dal punto di vista tecnologico, anche se con una finanza è globale servirebbe un coordinamento globale”.

Per Biggeri permane insomma “una idea che questi meccanismi finanziari non debbano essere rallentati”, anche se una tassa sulle transazioni “è una delle possibilità a nostra disposizione se dobbiamo recuperare risorse per non tassare il lavoro o le persone”.

Ma la crisi post-Lehman Brothers ha significato – sottolinea – una occasione di crescita per “la Finanza Etica, che esiste da 40 anni ma in questo periodo è cresciuta e ha funzionato, dimostrando chiaramente, numeri alla mano, la sua ragione economica, confermata dai clienti, da chi ha bisogno di credito. Tra il 2008 e il 2017 in Italia il credito alle imprese è diminuito dell’8% e quello alle famiglie dello 0,22% mentre negli stessi anni i crediti erogati da Banca Etica sono invece cresciuti in media del 10% annuo”.

“Certo – ammette – siamo una realtà piccola, ma questo è un dato che accomuna esperienze simili in tutto il mondo”. “Questi dieci anni hanno mostrato che un altro modo di fare finanza è possibile. Persino Blackrock – ricorda Biggeri – oggi si propone come esperta di fondi etici e di responsabilità di impresa: questo ci fa un po’ sorridere, visto che continuano ad avere anche fondi speculativi, ma comunque quello degli investimenti responsabili è diventato un must, tutti devono averlo perché il mercato lo chiede, e funziona, hanno rendimenti buoni. Perché, ricordiamolo, noi non facciamo beneficenza”.

“Magari questa evoluzione ci sarebbe stata comunque”, ma – ricorda – “la crisi è partita da comportamenti fraudolenti della finanza mainstream e ne ha mostrato i grandissimi limiti e la scorrettezza”.

Peraltro – evidenzia Biggeri – “in Italia c’è una finanza sociale ‘tradizionale’ che è molto vicina alla finanza etica, e da noi è stata quasi stimolata a uno scatto di orgoglio e magari a riscoprire la propria vocazione”. Anche perché – spiega – dopo lo scoppio della recessione globale, “le persone hanno iniziato a farsi domande sui propri risparmi, sul rischio e sugli impatti ambientali” dei loro investimenti.

“Il settore sul quale ci sembra essere stata più imitazione è quello dei fondi etici: c’è tanta concorrenza e crediamo ce ne sia ancora di più ma – conclude Biggeri – non abbiamo paura di una competizione sana. Anche se chi si preoccupa di regolazione dovrebbe favorire la finanza che investe nell’economia reale”.


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