Energia: Fire, un manifesto per lo sviluppo dell’efficienza  

Scritto da il 11 settembre 2018

Da Fire un manifesto per lo sviluppo dell'efficienza energetica

(Fotolia)

Pubblicato il: 12/09/2018 15:52

Un manifesto, con analisi, strumenti e considerazioni, per lo sviluppo dell’efficienza energetica. E’ il documento redatto dalla Fire e intitolato ‘Proposte per lo sviluppo dell’efficienza energetica in Italia’, che si configura come il Manifesto della Federazione per l’efficienza energetica.

Al suo interno, Fire spiega “perché l’efficienza energetica è più importante e utile di quanto si pensi e quali sono gli strumenti principali per affrontare le sfide del mercato dell’energia”.

“Cambiamenti radicali ci accompagneranno nei prossimi decenni, in cui l’uso razionale delle risorse e le fonti rinnovabili occuperanno una parte cospicua – scrive Fire illustrando i contenuti del manifesto – Occorre definire delle politiche lungimiranti e fondate su un’ottica di lungo periodo, collegando energia e core business, per affrontare temi onerosi e complessi, come la riqualificazione spinta del patrimonio edilizio, la trasformazione del settore energetico e la rivoluzione del settore trasporti”.

In tema di edifici, continua la Federazione, “l’idea è di andare verso immobili a consumi quasi nulli (i cosiddetti NZEB). Questo significa che non sarà̀ sufficiente agire sugli impianti di riscaldamento, raffrescamento e illuminazione, e nemmeno limitarsi a aggiungere isolante all’involucro, ma occorrerà̀ ripensare insieme l’involucro (forma, materiali, produzione di energia rinnovabile), gli impianti (produzione, distribuzione e utilizzo), gli spazi (aree comuni e aree private, dimensioni), e il loro impiego (abitazione, ufficio, spazi verdi e/o produzione agricola, etc.)”.

“Si tratta di una sfida soprattutto sull’esistente, spesso gravato da vincoli architettonici e paesaggistici e su cui appare difficile intervenire in modo radicale ad edificio occupato. I costi saranno considerevoli e i tempi di rimborso dei capitali lunghi. Ne consegue che solo attraverso un’opportuna diffusione di competenze progettuali adatte alle nostre caratteristiche climatiche e sociali e un’adeguata industrializzazione del settore delle costruzioni si potranno raggiungere tempistiche, qualità̀ e costi accettabili”, osserva Fire.

Il settore energetico, da parte sua, “dovrà̀ affrontare la riduzione delle fonti fossili e la crescita di quelle rinnovabili. Le soluzioni tecnologiche appaiono forse più̀ chiare rispetto agli edifici, ma la sfida di mercato, regolatoria e culturale è̀ davvero notevole. Anche qui le risorse da spendere saranno cospicue, e molto dipenderà̀ dalla capacità̀ di intuire la giusta velocità̀ del processo”.

Secondo Fire, poi, “nei dibattiti sul settore dei trasporti, troppo spesso tutto è ricondotto all’auto elettrica, mentre è in gioco molto di più̀. Occorre rivedere le politiche di mobilità̀ urbana, la logistica delle merci, le logiche di possesso di veicoli privati, le modalità̀ del lavoro e così̀ via. Investimenti consistenti, accompagnati da un cambio culturale non facile da digerire nell’immediato rendono la sfida altrettanto difficile”.

“In tutto questo l’industria continuerà̀ a svolgere un ruolo primario per la riduzione dei consumi, non tanto con interventi sui componenti energetici, quanto con un ripensamento dei prodotti e dei servizi offerti (sempre più ‘green’), un’integrazione e razionalizzazione delle filiere in ottica circolare, e una maggiore penetrazione della generazione distribuita – conclude Fire – Il vantaggio, rispetto agli altri settori, è che sarà̀ la competitività̀ a spingere questo cambiamento, non solo obblighi e attenzione all’ambiente e alle risorse”.


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