Perché l’Ue vuole sanzionare l’Ungheria  

Scritto da il 11 settembre 2018

Perché l'Ue vuole sanzionare l'Ungheria

(Afp)

Pubblicato il: 12/09/2018 11:15

A Strasburgo occhi puntati su Viktor Orban. Oggi, infatti, gli europarlamentari dovranno decidere se raccomandare o meno al Consiglio l’apertura della procedura prevista dall’articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea nei confronti dell’Ungheria, come già fatto verso la Polonia, che prevede delle sanzioni per i Paesi che violano lo Stato di diritto. In particolare l’Aula, con la maggioranza dei due terzi, dovrà votare sul rapporto presentato lo scorso aprile dall’europarlamentare olandese verde Judith Sargentini, in cui il governo Orban viene accusato di non aver rispettato i valori fondanti dell’Unione.

“La scelta è chiara – sostiene l’europarlamentare – stiamo con lo status dei grandi gruppi che si difendono reciprocamente? Oppure osiamo fare una scelta coraggiosa e proteggiamo i nostri valori europei comuni: democrazia, protezione dello Stato di diritto e libertà di espressione?”. Sulla questione Lega e M5S hanno visioni discordanti tanto che, mentre il vicepremier Salvini si è schierato a favore di Orban, i pentastellati hanno dichiarato che voteranno a favore delle sanzioni contro l’Ungheria. Ma perché l’Unione Europea dovrebbe sanzionare l’Ungheria e cosa prevede l’art.7 del Trattato Europeo?

LE ACCUSE – Il report Sargentini, presentato dall’europarlamentare verde lo scorso aprile alla commissione per le Libertà civili, la Giustizia e gli Affari interni del Parlamento, mette l’Ungheria sotto accusa per il mancato rispetto dei valori europei. In particolare, tra le accuse mosse contro il governo Orban, vi sono la violazione della libertà di associazione, di espressione e di religione, la mancata indipendenza del sistema giudiziario, le criticità nel funzionamento del sistema elettorale, corruzione ed conflitto d’interessi, privacy e protezione dei dati insufficiente, uso “a fini privati” dei fondi europei e mancato rispetto dei “diritti fondamentali di migranti, richiedenti asilo e rifugiati”.

Secondo il rapporto Sargentini, per esempio, in Ungheria i media indipendenti stanno sparendo: quest’estate l’emittente televisiva indipendente Hir Tv è stata comprata da “un amico” del primo ministro, per trasformarsi “dalla sera alla mattina in un megafono del governo magiaro”.

Per oltre un anno, inoltre, la Central European University, fondata dal miliardario George Soros, si trova in un “limbo giuridico”, dato che, pur soddisfacendo tutti i requisiti della legge del 2017, le occorre che sia raggiunto un accordo con gli Usa, cosa che può avvenire solo su iniziativa del governo ungherese e che non è stata portata a compimento. Risultato, “professori e studenti non sanno per quanto tempo potranno insegnare o studiare all’università”.

Secondo i Verdi, ci sarebbero anche evidenze di utilizzi impropri dei fondi Ue, di cui l’Ungheria ha abbondantemente beneficiato: “Risorse destinate a migliorare la vita dei cittadini ungheresi vengono usate per scopi privati, e spariscono nelle tasche di amici corrotti o familiari di Orban e dei suoi compagni di partito. I contribuenti europei contribuiscono anche ad una linea ferroviaria nostalgica che unisce due villaggi, in cui Orban è cresciuto. Su una linea di 6 km, che avrebbe dovuto avere 2.500 passeggeri al giorno, ne viaggiano solo qualche centinaio”, scrivono.

“Per anni – aggiunge la Sargentini – abbiamo visto Orban ignorare le norme e i valori dell’Ue. Se un Paese chiaramente non sottoscrive i nostri valori condivisi, dobbiamo intervenire, prima che la situazione si deteriori e sfoci in un regime autoritario”. L’approvazione del rapporto, secondo la relatrice, manderebbe un “forte segnale” agli altri Paesi Ue in cui i valori fondamentali sono “sotto pressione”, come la Polonia e la Romania. “Per questo – conclude – è importante che gli europarlamentari si facciano sentire. La scelta è chiara: stiamo con lo status dei grandi gruppi che si difendono reciprocamente? Oppure osiamo fare una scelta coraggiosa e proteggiamo i nostri valori europei comuni: democrazia, protezione dello Stato di diritto e libertà di espressione?”.

ART.7 TUE – In caso di voto favorevole del Parlamento si metterebbe in moto l’iter per l’applicazione dell’articolo 7 del Trattato di Lisbona, definito in passato “l’opzione nucleare” in quanto, anche se richiede l’unanimità degli Stati membri, prevede una serie di sanzioni per i paesi che non rispettano i valori fondanti dell’Unione. Tali valori sono elencati nell’articolo 2 del Tue, che prevede il “rispetto della dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, ruolo della legge e rispetto dei diritti umani, inclusi quelli delle persone appartenenti a minoranze”.

Il Consiglio europeo, spiega l’articolo 7, una volta constatato che “esiste un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori di cui all’articolo 2″, può decidere di “sospendere alcuni dei diritti derivanti allo Stato membro in questione dall’applicazione dei trattati, compresi i diritti di voto del rappresentante del governo di tale Stato membro in seno al Consiglio”.


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