“Pratiche sleali”, alt Corte Ue a Wind e Vodafone  

Scritto da il 12 settembre 2018

Pratiche sleali, alt Corte Ue a Wind e Vodafone

(Afp)

Pubblicato il: 13/09/2018 12:49

Vince l’Antitrust, perdono Wind Tre e Vodafone. La vendita da parte dei due operatori (all’epoca Wind, ora divenuta Wind Tre) di sim che contenevano servizi di navigazione Internet e di segreteria telefonica preimpostati e preattivati, i cui costi venivano addebitati al cliente a meno che questi non ne richiedesse preventivamente la disattivazione, per la Corte di Giustizia dell’Unione Europea costituisce una “pratica commerciale aggressiva sleale“. Si tratta di una fornitura non richiesta, che può essere sanzionata anche da un’autorità diversa da quella prevista dal diritto Ue in materia di comunicazioni elettroniche.

LA VICENDA – La vicenda nasce nel 2012, quando l’Agcm, o Antitrust, multa le due compagnie telefoniche a causa di questa pratica sleale. Il Tar del Lazio, cui avevano fatto ricorso le compagnie, ha annullato le multe, sostenendo che la competenza era non dell’Antitrust, bensì dell’AgCom, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. A questo punto, il Consiglio di Stato ha dichiarato che, al contrario, l’Antitrust ha la competenza sulle pratiche commerciali aggressive, anche nel campo delle telecomunicazioni. Tuttavia, i giudici amministrativi si sono rivolti alla Corte di Giustizia per avere dei chiarimenti.

LA SENTENZA – Con la sentenza di oggi, la Corte stabilisce che la richiesta di un servizio “deve consistere in una scelta libera da parte del consumatore“. Quindi, se il consumatore non è stato informato né dei costi dei servizi, né della loro preimpostazione e preattivazione sulla sim acquistata (una circostanza questa che spetta al giudice nazionale accertare), allora “non si può ritenere che abbia liberamente scelto la fornitura di tali servizi“. Per i giudici è “irrilevante” che l’utilizzo dei servizi abbia potuto richiedere, in qualche caso, un’azione consapevole da parte del consumatore. E’ parimenti “irrilevante” che il consumatore potesse disattivarli, dato che non era stato informato della loro esistenza.

Infatti, osservano i giudici di Lussemburgo, non è detto che un consumatore medio abbia la consapevolezza del fatto che le sim contengano servizi preimpostati e preattivati che possono generare costi aggiuntivi, o del fatto che alcune app o il telefono possano connettersi a Internet a sua insaputa, né che abbia le competenze tecniche sufficienti a disattivare tali servizi o le connessioni automatiche. Pertanto, le pratiche messe in atto da Wind e Vodafone costituiscono una fornitura non richiesta, in particolare, ai sensi della direttiva Ue in materia, una pratica commerciale “sleale”, o una pratica considerata in ogni caso “aggressiva”.


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