Rai, la Lega affila le armi  

Scritto da il 17 settembre 2018

Rai, la Lega affila le armi

(Fotogramma)

Pubblicato il: 18/09/2018 20:11

Forte dell’accordo di massima raggiunto ad Arcore tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, la Lega vuole accelerare sulla Rai e punta a portare a casa la presidenza di Marcello Foa, d’intesa con i Cinque stelle, in settimana senza ulteriori strascichi e polemiche. Allo stato, la partita si dovrebbe chiudere con ogni probabilità venerdì, più per un fatto procedurale e non certo, riferiscono fonti azzurre, perchè Fi preferisce aspettare l’esito del nuovo vertice tra i leader del centrodestra rinviato a giovedì. Di certo, il Carroccio è determinato fare presto.

In queste ore, però, è circolata anche un’altra voce, secondo la quale c’è chi tra gli azzurri vorrebbe vederci chiaro e prima dell’ok definitivo a Foa chiederebbe assicurazioni che la presidenza di viale Mazzini sia parte di un accordo complessivo per il centrodestra, a cominciare dalle alleanze alle regionali con la conseguente scelta dei candidati governatori. Da qui la proposta di chiedere un’audizione di Foa in Commissione prima della ratifica finale: un modo per ricompattare il centrodestra attorno a un nome condiviso, quello appunto dell’ex cronista de ‘Il Giornale’, per non dare l’immagine di ‘meri esecutrice’ della volontà di Salvini.

In caso di bocciatura dell’audizione da parte della maggioranza, il partito del Cav potrebbe astenersi sul documento (un’opzione sponsorizzata soprattutto dall’ala moderata che fa capo a Letta-Tajani) e a quel punto i tempi si allungherebbero. Allo stato, due sono gli appuntamenti previsti per domani: alle 8 si riunirà la Vigilanza con all’odg la discussione e l’eventuale voto della ‘risoluzione sull’adozione da parte del cda Rai di una nuova delibera di nomina del presidente’, poi, nel pomeriggio, è atteso il cda di viale Mazzini. La strada, assicurano in serata fonti azzurre, “è in discesa, la Lega ha chiesto di fare presto e solo per motivi procedurali si arriverà al voto su Foa venerdì, al massimo martedì prossimo”. Giorgio Mulè, ai microfoni di Skytg24, assicura che ‘intesa su Foa è a portata di mano: ”Adesso certamente ci sono tutte le condizioni per un sì di Fi a Foa. Su questo nome c’è stato un cambiamento a 180 gradi”.

E sul caso la Lega affila anche le armi legali depositando due pareri, in particolare sulla legittimità del procedimento di nomina di Foa alla presidenza del Cda Rai, quindi, sulla reiterazione della nomina con la possibilità di nuova sottoposizione al parere della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. Un parere, a quanto apprende l’Adnkronos, porta la firma dello studio legale Villarboito e Zuffanti e l’altro dell’avvocato Federico Freni. Entrambi, in ogni caso, concordano nel ritenere che un Foa bis, a guardare la legge in materia, sia assolutamente a norma.

Secondo gli avvocati dello studio Villarboito il Testo Unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici “non pone alcun limite alla presentazione (e alla ri-presentazione) del candidato del Cda né alcun limite all’espressione consultiva della Commissione Parlamentare” che in quanto espressione del potere politico (il Parlamento appunto) è certamente “libera di rielaborare, sviluppare, modificare il proprio parere in relazione al medesimo candidato”. Il parere della Commissione parlamentare è, infatti, “un atto di indirizzo politico e, pertanto, non soggiace alle limitazioni degli atti amministrativi in senso stretto (in relazione ai quali, peraltro, non vige alcun principio di immutabilità)”.

Secondo lo studio legale Villarboito “la legge non pone alcun limite alla modificabilità del parere che, per sua natura, risponde alle esigenze e alle istanze politiche del momento in cui il parere medesimo viene reso”. ma c’è di più. “Il parere della commissione parlamentare – secondo gli avvocati dello studio Villarboito e Zuffanti – non può essere oggetto di controllo (o etero-valutazioni)”, considerato che la giurisprudenza, ben prima dell’entrata in vigore del Testo unico, ha stabilito “un principio fondamentale” che di fatto conferma “l’autonomia del parere richiesto alla Commissione”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il parere dell’avvocato Federico Freni che sottolinea come “nessuna disposizione di legge faccia divieto di adottare una nuova deliberazione che abbia carattere confermativo della designazione già effettuata”, né tantomeno “lo Statuto della Rai non limita in tal senso i poteri del Cda che, dunque, è libero di determinarsi nuovamente in senso analogo rispetto ad una precedente decisione”.

Il veto della Commissione, avvenuto prima della pausa estiva, secondo l’avvocato Freni, “obbliga unicamente il Cda Arai a rideterminarsi in ordine al soggetto da nominare quale presidente, svolgendo una nuova valutazione che tenga conto della posizione espressa dalla Commissione”. In sostanza, “il parere della Commissione è vincolante unicamente rispetto alla produzione degli effetti della delibera di nomina, efetti che in mancanza di una positiva determinazione dell’organo parlamentare non si producono, ma non costituisce un vincolo conformativo rispetto alle successive deliberazioni del Cda (potere che, invece, hanno le pronunce giudiziali)”.

Nel parere dell’avvocato Freni non mancano poi specifici riferimenti ad un “significativo numero di precedenti” che confermano la tesi della ‘riproponibilità’. Uno su tutti “più immediatamente sovrapponibile” è il caso della proposta di nomina di Alessandro Ortis a presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas: nella seduta del 13 novembre 2003, infatti, la decima commissione (Industria, commercio e turismo) del Senato espresse parere contrario, salvo poi, nella seduta del giorno successivo, esprimere parere favorevole, a fronte della riproposizione della candidatura”. Ma non basta. L’avvocato Freni mette giù, nel corso di un lungo documento, diversi altri precedenti per poi soffermarsi sul fatto che, sebbene la persona fisica del candidato sia la medesima (quindi Foa, ndr), si sarebbe in presenza, però, di “un nuovo procedimento e di un nuovo atto di nomina, sorretti da inedite e autonome valutazioni”. Di qui la legittimità di un “nuovo parere”.


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