Per i bimbi immunodepressi la scuola è terapeutica  

Scritto da il 18 settembre 2018

Per i bimbi immunodepressi la scuola è terapeutica

Studenti all’uscita di scuola

Pubblicato il: 19/09/2018 18:04

Con la ripresa della scuola si è molto parlato della questione vaccini, tra obbligo, autocertificazione e rischi per i bimbi immunodepressi. Si è anche detto che in molti casi questi bambini, trapiantati, malati di tumore o con altre patologie, prima delle terapie che abbassano le loro difese immunitarie, spesso sono stati vaccinati. Ma allora andare a scuola senza poter contare sull’immunità di gregge rappresenta un pericolo reale per questi piccoli? “La risposta è sì: se per via di un trapianto, una malattia oncologica o un’altra patologia il bimbo deve assumere terapie che abbassano le sue difese immunitarie, è più suscettibile a tutte le infezioni, anche quelle per cui è vaccinato. Ma il fatto è che la scuola per i bimbi immunodepressi è terapeutica“. Parola di Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria (Sip).

Il pediatra, parlando all’AdnKronos Salute, sottolinea come la Sip su questo argomento non faccia partigianeria politica: “Noi siamo solo dalla parte dei bambini“. Ebbene, “la frequenza scolastica per i bimbi immunodepressi fa parte del processo di guarigione: stanno seguendo un percorso non certo facile, e consentire loro di andare a scuola con i loro compagni, i maestri e i professori è terapeutico. Ecco perché dobbiamo assicurare un ambiente scolastico sicuro a questi piccoli ‘guerrieri'”, fragili, ma impegnati in un percorso per superare la malattia.

“Inoltre mi pare che finora nel dibattito siano stati trascurati anche i bimbi non vaccinati esposti a rischi per il rifiuto dei genitori di proteggerli col vaccino. Abbiamo avuto di recente – racconta il medico del Bambino Gesù di Roma – il caso di una bambina di 14 mesi non vaccinata, che ha rischiato di morire per infezione da Haemophilus influenzae di tipo B che in Italia era quasi dimenticato; e il vaccino è compreso nell’esavalente. Insomma, non sono solo i piccoli immunodepressi a rischiare: non vanno abbandonati anche i figli dei no-vax“.

“La scuola non è un posto qualsiasi per un bambino, ancor di più per uno in lotta contro una malattia. E’ invece auspicabile, ad esempio, che un piccolo immunodepresso non vada al supermercato”, continua Villani. C’è poi da tener conto di un’altra questione: la privacy del bimbo malato.

“In un’epoca in cui si è tanto attenti alla privacy – riflette il pediatra – perché dobbiamo mettere un marchio su un bambino che sta assumendo una terapia che abbassa le sue difese immunitarie? Perché devono sapere tutti della sua malattia”, e magari preoccuparsi di spostarlo in una classe dove ci sono solo bimbi vaccinati, “quando in un mondo normale si è tutti protetti perché vaccinati?”, si chiede il pediatra. Qui non si tratta di fare il tifo per alcuni partiti politici, pro-vax o no-vax, conclude Villani. “Noi siamo solo dalla parte dei bambini“.


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