Associazioni pazienti a istituzioni: 5 ‘regole’ per maggiore ascolto  

Scritto da il 25 settembre 2018

Associazioni pazienti a istituzioni: 5 'regole' per maggiore ascolto

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Pubblicato il: 26/09/2018 18:41

Sedici associazioni di pazienti insieme per chiedere alle istituzioni un maggiore ascolto e coinvolgimento nelle decisioni, attraverso 5 raccomandazioni, ovvero: creare un’interazione continuativa e strutturata tra associazioni pazienti; considerare le associazioni come un’opportunità e un valore utile; promuovere formazione e competenze dentro le associazioni; ridurne la frammentazione e identificare sistemi in grado di regolamentare la loro partecipazione alle decisioni e alle valutazioni delle tecnologie sanitarie, in particolare dei farmaci; affrontare in modo strutturale il conflitto d’interesse.

Le 5 raccomandazioni ‘aperte’ (che vogliono indicare un percorso più che dettare una regola) sono contenute nel documento stilato da ‘Persone non solo Pazienti’ – network di 16 associazioni che si occupano di diverse malattie con un forte impatto sociale insieme a Fondazione Roche – e sono state presentate oggi a Roma nell’ambito di un evento patrocinato dall’Istituto Superiore di Sanità. Le indicazioni sono state messe a punto in base a una ricerca condotta in collaborazione con Sda Bocconi e, hanno spiegato gli esperti nel corso della presentazione, “vogliono essere un invito alle istituzioni a costruire un tavolo tecnico aperto al dialogo e al confronto che permetta un sempre maggiore coinvolgimento dei pazienti nella valutazione tecnica e nelle decisioni di accesso ai farmaci e, più in generale, delle tecnologie sanitarie, il cosiddetto Health Technology Assessment – Hta, oltre che nella identificazione e implementazione dei Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (Pdta) nel Servizio Sanitario Nazionale”.

“Fondazione Roche crede che i pazienti rappresentino un valore per la ricerca e per l’organizzazione sanitaria, oltre che essere portatori di progresso e innovazione – sottolinea Mariapia Garavaglia, presidente di Fondazione Roche – il paziente sulla propria pelle sperimenta l’utilità dell’intervento medico e farmacologico e proprio perché competente può far valere le proprie osservazioni per se stesso, come persona fragile, e per la comunità. Il coinvolgimento dei pazienti ha dal nostro punto di vista un rilievo sociale importantissimo e il gruppo ‘Persone non solo pazienti’, con cui stiamo lavorando, dimostra quanto la partecipazione e il dialogo con le istituzioni siano fondamentali. Auspico che il documento venga posto all’attenzione dei decisori politici, in quanto i pazienti sono e saranno sempre di più il punto di riferimento dal quale partire e da cui non si può prescindere per attuare scelte efficaci e sostenibili sulla salute”.

Alla base delle raccomandazioni la ricerca condotta da Sda Bocconi che ha indagato su come le istituzioni sanitarie si relazionino con le associazioni dei pazienti e come ne percepiscano il ruolo e le competenze. Sono stati coinvolti nell’indagine l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), l’Istituto superiore di Sanità e cinque Regioni tra le più rappresentative a livello nazionale: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Sicilia.

Il coinvolgimento di pazienti in altre realtà è molto più strutturato, nel nostro Paese è ancora gli inizi, anche se ormai se ne sente la necessità in tutti i diversi livelli di policy – sottolinea Marco Marchetti, direttore del Centro Health Technology Assessment – Hta dell’Istituto superiore di Sanità – questo specialmente in un momento storico dove a fronte di risorse limitate, i progressi tecnologici della medicina moderna offrono strumenti sia di prevenzione che di trattamento mai avuti prima. Ciò comporta la necessità di operare delle scelte in termini di allocazione delle risorse e in questo processo, il coinvolgimento dei pazienti diventa prezioso, in quanto i rappresentanti delle Associazioni possono contribuire a determinare il reale valore per gli stessi pazienti delle tecnologie sanitarie offerte“.

Dall’indagine emerge un’accentuata variabilità rispetto all’interazione tra istituzioni e associazioni dei pazienti, in alcuni casi più sistematica, in altri più discontinua e in altri molto rara. I referenti istituzionali hanno evidenziato poi, in un quadro di buona conoscenza da parte delle associazioni di pazienti del sistema sanitario nel suo complesso e del processo di accesso dei farmaci, una minore preparazione da parte dei rappresentanti delle associazioni su questioni più tecniche riferite al valore della terapia nella prospettiva dei pazienti stessi (i cosiddetti Patient Reported Outcome) e più ‘micro’, come la gestione delle risorse nelle aziende sanitarie. Altro elemento di criticità e frammentazione è la numerosità delle associazioni, che rende complicati i rapporti con le istituzioni. “Tutto ciò pone l’Italia indietro rispetto a quanto accade ad esempio nei Paesi anglosassoni, dove il coinvolgimento delle AP è più fattivo e meglio regolato”, hanno spiegati gli esperti riuniti a Roma.

Nella survey sono state intervistate solo alcune Regioni, pensiamo quindi che lo scenario nazionale sia ancora più variabile rispetto a quanto emerso – commenta Anna Maria Marata, coordinatore della Commissione di valutazione del farmaco, Regione Emilia Romagna – tuttavia i risultati indicano che una certa sensibilità verso queste tematiche da parte delle istituzioni, che devono governare l’uso di un farmaco o di un dispositivo, comincia ad esserci anche nel nostro Paese. D’altra parte, è importante sentire l’opinione di coloro che sono i diretti utilizzatori dei nuovi trattamenti e in Emilia Romagna lo facciamo da tempo”.

Le istituzioni chiedono che i problemi vengano risolti, per esempio con l’individuazione di priorità sulle quali le associazioni dovrebbero lavorare, con la creazione di reti per ridurre il numero delle associazioni e favorire una maggiore trasparenza, e, infine, investire in formazione sugli aspetti su cui si sono rilevate le maggiori carenze. Tutti gli interlocutori coinvolti nell’indagine hanno tuttavia ribadito la volontà di incrementare la collaborazione e il coinvolgimento delle associazioni.

“Sono tre i principali motivi per cui è importante che le Istituzioni si interfaccino con le associazioni dei pazienti, tutti motivi emersi dalla survey – spiega Claudio Jommi, di Sda Bocconi – l’opportunità che da tale interazione venga un contributo fattivo alla valutazione d’impatto di un farmaco; la possibilità che i pazienti segnalino problematiche di gestione del percorsi diagnostici terapeutici di assistenza, sia nel momento in cui il percorso viene pianificato sia nella sua implementazione (ad esempio, riportando possibili ritardi nella diagnosi); infine, la partecipazione dei pazienti alla valutazione e un’interazione nel momento delle scelte aumenta la loro assunzione di responsabilità. Credo sia essenziale che questo coinvolgimento aumenti negli anni a venire, ma richiede un governo complessivo dell’interazione con Istituzioni e altri stakeholder”.


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