C’è l’intesa. Deficit al 2,4%  

Scritto da il 26 settembre 2018

Lega avverte Tria: Se non ci sta, troveremo un altro

Pubblicato il: 27/09/2018 13:07

Balla la poltrona del ministro dell’Economia Giovanni Tria. Mentre il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio assicura da Bruxelles che non c’è in programma nessuna richiesta di dimissioni del responsabile del Tesoro, la Lega dà un vero e proprio aut aut al ministro. Riccardo Molinari, capogruppo del Carroccio alla Camera, non lascia spazio a dubbi: “Se Tria – dice ospite di ‘Agorà’ su Raitre – non è più nel progetto, troveremo un altro ministro dell’Economia“. Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture ed esponente della Lega, fa notare: “Noi abbiamo un contratto Lega-Cinquestelle, il ministro Tria – ricorda intervistato dal Giornale radio Rai – lo ha letto prima di accettare l’incarico al Mef”.

La battaglia si gioca tutta sul rapporto deficit/Pil che 5 Stelle e Lega vorrebbero portare al 2,4% per cominciare a realizzare le misure promesse, dal reddito di cittadinanza alla riforma della Fornero fino alla flat tax. Da Tunisi il ministro dell’Interno e vice premier Matteo Salvini è tornato a sottolineare: “E’ giusto superare il 2% del rapporto debito/Pil nella manovra”, aggiungendo: “Il diritto alla felicità di milioni di italiani vale qualche numerino. Assolutamente”.

Tria per ora resiste ma il tempo è scaduto. Per le 16, secondo quanto viene riferito da fonti di governo, è in programma un vertice di maggioranza sulla manovra finanziaria, al quale prenderanno parte il premier Giuseppe Conte, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini e lo stesso Tria. Poi, alle 20, il Consiglio dei Ministri si riunirà per il varo della nota di aggiornamento al Def. Solo allora si saprà l’esito del braccio di ferro in corso da giorni.

La Commissione Europea intanto fa sapere che “esaminerà i documenti programmatici di bilancio per il 2019 di tutti gli Stati membri dell’area euro, Italia inclusa, nelle settimane che seguiranno la presentazione formale, entro il 15 ottobre, e prima della fine di novembre”. “Fa parte – ha spiegato il portavoce della Commissione Europea Christian Spahr, durante il briefing con la stampa a Bruxelles – del normale processo del semestre europeo, il ciclo di coordinamento delle politiche economiche, come accade ogni anno”.


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