Cos’è il rapporto deficit/Pil  

Scritto da il 26 settembre 2018

Cos'è il rapporto deficit/Pil

(Fotogramma)

Pubblicato il: 27/09/2018 13:10

Il rapporto deficit/Pil è uno degli indicatori più temuti quando si parla di manovra economica. E in questi giorni basta invocarne lo spettro per far agitare le acque – già abbastanza mosse – nel governo. Ma perché è così importante? E cos’è il paletto del 3%?

COS’E’ – Il termine deficit (o disavanzo) viene utilizzato in economia per indicare la situazione economica di un’impresa o di uno Stato nel quale le uscite superano le entrate. Quando si parla di deficit pubblico si intende quindi la differenza tra i costi dell’amministrazione statale e le entrate che derivano dalle imposte dirette e indirette versate da cittadini e imprese. Le dimensioni del deficit pubblico vengono prese in considerazione in rapporto al Pil. La percentuale consente di mettere in relazione il deficit con la capacità di produrre ricchezza e ripagare il debito accumulato.

PERCHE’ BISOGNA RISPETTARE IL TETTO DEL 3% – In base a quanto stabilito dal Patto di stabilità e crescita nel 1997, che ha seguito il Trattato di Maastricht del 1992, gli Stati membri dell’Unione Monetaria devono rispettare la soglia del 3% nel rapporto tra deficit e Pil per evitare che la stabilità del loro Paese venga compromessa e di conseguenza quella della stessa Ue.

CHI HA INVENTATO LA REGOLA DEL 3%? Leggenda narra che a ‘inventare’ il paletto del 3% sia stato, negli anni ’80, Guy Abeille, un alto funzionario del governo di François Mitterand. Stando all’aneddoto svelato anni fa, il tetto del 3% non si basava su alcuna teoria economica ma si adattava perfettamente a Mitterrand, che aveva chiesto una cifra rotonda, facile da ricordare da opporre ai ministri socialisti che si presentavano a chiedere fondi. Come mai il 3% e non il 2, il 5 o il 4%? La soglia è stata scelta in maniera assolutamente casuale, ha spiegato Abeille in un testo pubblicato da ‘Les Echos’.

La regola nacque “in meno di un’ora, su un tavolo, senza alcuna riflessione teorica – spiegò Abeille -. Avevamo bisogno di qualcosa di semplice e incisivo”. Perché il tre? “Tre come le Grazie, la Trinità i tre ordini alchemici, ecc.” ammise. Successivamente, dopo la sperimentazione in Francia, divenne uno dei cinque criteri che i Paesi che volevano adottare la moneta unica erano obbligati a rispettare.


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