Milano capitale della ricerca marina    

Scritto da il 26 settembre 2018

Milano capitale della ricerca marina

(Fotogramma)

Pubblicato il: 27/09/2018 18:44

Milano capitale della ricerca marina per tre giorni. All’Università Bicocca sono al lavoro 60 scienziati per discutere, in dieci tavoli diversi, delle priorità italiane relative alla ricerca marina e degli usi economici del mare. I lavori sono iniziati ieri e si concluderanno domani, quando si terrà la presentazione pubblica dei principali documenti redatti dai singoli tavoli e verrà nominata la Commissione Scientifica che redigerà il documento finale con le soluzioni condivise dagli Enti di ricerca.

Gli argomenti spaziano dall’ambiente marino costiero alle risorse abiotiche e biotiche del mare, dalle infrastrutture di ricerca agli usi economici del mare fino agli strumenti giuridici per tutelarlo. Scienziati dunque impegnati a confrontarsi con le massime istituzioni che si occupano della gestione del mare. Anche perchè la ricerca in aree marine e oceaniche ha assunto, a livello mondiale, un ruolo strategico nell’economia sostenibile, ma la spesa dell’Italia in questo campo è ancora inferiore rispetto a quella degli altri Paesi dell’Unione Europea e di alcune altre nazioni del G20. E per un paese come il nostro, in mezzo al Mediterraneo, è impensabile non ambire a un ruolo diverso.

“Un respiro che facciamo ogni 2 è prodotto dagli organismi del mare -spiega Roberto Danovaro, presidente della stazione zoologica A. Dohrn di Napoli, durante gli Stati generali della ricerca marina- ci sono 700milioni di persone che vivono solo di risorse marine. Il mare produce il 30% delle proteine globali, il 50% delle risorse fossili, è il più grande serbatoio di ricchezza del pianeta, per lo più ancora inesplorato. Ci sono quindi potenzialità di ricerca fantastiche”.

Tra ii temi affrontati riflettori sul riscaldamento globale e la salvaguardia delle specie marine, ma anche sugli investimenti per la ricerca e l’innovazione tecnologica: “Le tecnologie che dobbiamo sviluppare per esplorare gli oceani – spiega Danovaro – sono uguali se non maggiori a quelle necessarie per esplorare altri pianeti”. Il presidente della stazione zoologica Dohrn sottolinea poi quello che, secondo lui, sarebbe un grande problema strutturale italiano: “Il sistema è frammentato. Abbiamo troppe stazioni di ricerca. Altri paesi hanno unificato tutti gli enti di ricerca per aver un unico interlocutore con la politica. Ci serve una voce univoca. Noi abbiamo oltre il 40% del territorio nazionale sotto il mare e il 15% del Mediterraneo è nelle acque territoriali italiane. Abbiamo bisogno di una sola voce per essere leader a livello mondiale come potremmo essere”.

Cesare Corselli, docente di paleontologia e paleocologia all’Università Bicocca di Milano spiega la motivazione che lo ha spinto a organizzare gli Stati generali della ricerca marina: “Ci sembra che l’ambiente marino e le sue potenzialità siano sottovalutate a livello nazionale, mentre tutto il resto del mondo guarda all’economia del mare con grande interesse. E’ una necessità – dice Corselli – che il mondo scientifico ha manifestato da tempo. Il mare è una delle risorse che abbiamo direttamente disponibile ed è ancora molto poco conosciuta. Basti pensare che abbiamo più foto di Marte che del fondale marino”.

In primo piano agli Stati generali anche lo studio dello stato di salute dell’ambiente marittimo nel pianeta. Ne parla così Massimo Inguscio, presidente del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche, ndr): “Tanti fenomeni estremi che si ripetono con molta ricorrenza testimoniano il riscaldamento anomalo in atto, dovuto ad attività umane. Il Cnr è molto presente ai poli, sia quello artico che quello antartico, dove questi fenomeni si amplificano. La scienza oltre a dare dei segnali di allarmi, come successo con il riscaldamento globale, riesce anche a produrre le tecniche per invertire la tendenza, per esempio affrontando il tema dell’energia rinnovabile”.


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