Guardie, storie di uomini in divisa vittime del terrorismo  

Scritto da il 3 ottobre 2018

Guardie, storie di uomini in divisa vittime del terrorismo

Presentazione del libro ‘Guardie’ a Palazzo dell’Informazione

Pubblicato il: 04/10/2018 20:42

“Un libro che ci trasferisce l’onere e l’onore della memoria: certi fatti non appartengono al giurassico ma alla storia repubblicana del nostro Paese. Certi fenomeni nella storia tendono a ripetersi, ecco perché l’attenzione deve rimanere sempre alta. Ci deve dunque essere l’onere, la fatica, l’impegno a ricordare ma anche l’onore, perché questo libro accomuna tutti i funzionari dello Stato. Le battaglie si vincono se si fa fronte comune, se si è tutti convinti della bontà dell’obiettivo che dobbiamo raggiungere, con una pluralità di forze che è una ricchezza da salvaguardare e non un inciampo al bilancio”. Lo ha detto il capo della Polizia Franco Gabrielli nel corso della presentazione del libro ‘Guardie’ (Harpo editore) che si è tenuta nel pomeriggio al Palazzo dell’Informazione Adnkronos. Un libro che parla degli oltre cento cittadini in divisa morti negli anni di piombo: ‘guardie’, appunto.

“La straordinarietà di questo libro è che chi ha concorso a scriverlo quei momenti li ha vissuti in presa diretta”, ha sottolineato Gabrielli riferendosi ad Ansoino Andreassi, ex vice capo della Polizia che fu ai vertici dell’antiterrorismo, coautore insieme a Daniele Repetto.

E proprio sulla memoria si sono focalizzati altri interventi degli ospiti presenti alla presentazione. Secondo Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell’Associazione funzionari di Polizia (e autore della postfazione), il libro ‘Guardie’ “ha l’obiettivo di rivitalizzare la memoria” oltre a far comprendere “il valore della nostra funzione di sentinelle”. Per battere il terrorismo, ha detto, “non servono i carrarmati nelle strade”, bisogna “estirpare il fenomeno alla radici, anche con l’istruzione, la conoscenza, la collaborazione di tutti e con l’esempio di chi ha dato la vita per noi. Per questo la storia deve essere ancora una volta la via maestra”.

Il generale Giovanni Nistri, comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, ha sottolineato che le cose “o si fanno insieme o non si fanno bene”. Libri come ‘Guardie’, secondo Nistri sono i benvenuti perché restituiscono memoria, ai figli e le vedove delle vittime di terrorismo e a tutti noi. “Vogliamo parlare della follia di quegli anni di lotta armata o pensiamo che siano trascorsi così?” si è chiesto Nistri, a giudizio del quale “dovremmo ricordarci di allora, proprio per evitare gli stessi errori”. “Il passato – ha aggiunto – è una terra straniera: si fanno le cose in modo diverso da giovani, allora è bene ricordarcelo questo passato per evitare altre cento vittime, ricordare oggi per evitare di dimenticare domani”.

“Un grande contributo alla storia del nostro Paese”: questa l’opinione di Lamberto Giannini, direttore della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione riguardo al libro ‘Guardie’. Ha spiegato alla platea di Palazzo dell’Informazione che “vedere in fila così tante storie rende un servizio eccezionale a tanti giovani che iniziano le nostre attività, le nostre carriere. Loro debbono sapere cosa è accaduto e quali sacrifici ci sono stati. Tra l’altro alcuni autori di quelle storie sono rimasti impuniti: ecco, ritengo nostro dovere la ricerca della verità. Sempre. Senza dimenticare quanto è accaduto e con l’ausilio oggi delle nuove tecnologie investigative”. Il dovere alla verità “fa parte della risposta che deve dare lo Stato”.

“Questo libro si pone dal punto di vista delle vittime. Per troppo tempo hanno parlato altri, mentre le vittime devono essere messe nella condizione di parlare. Di essere presenti tra noi”, ha detto Maurizio Romanelli, procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, secondo il quale bisogna “tenerci cari metodo e capacità che abbiamo elaborato nel corso degli anni” nella lotta al terrorismo.

“C’è chi ignora una parte della storia italiana costruita sul sacrificio di cittadini. Immedesimandomi, mi sento in debito, come cittadino italiano con quegli uomini che hanno sacrificato la loro esistenza per tutti noi”, ha evidenziato Francesco Basentini, capo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, parlando delle tante storie che affollano il libro. Un’opera appunto che “aiuta a non dimenticare” i tanti uomini in divisa assassinati “dalla violenza politica e dal terrorismo”, scrive l’autore Daniele Repetto nell’introduzione.

Il libro, continua Repetto, “parla di ‘guardie’ come vengono chiamati con disprezzo coloro che indossano le uniformi della polizia, dei carabinieri o di altri corpi dello Stato. Di quelle ‘guardie’ quasi anonime di cui pochi ormai ricordano i nomi, i volti, le circostanze della morte e le assurde motivazioni di chi ha premuto il grilletto o fatto esplodere un ordigno, cancellandone vita e affetti”. Bisogna “fare in modo che il loro sacrificio non sia dimenticato”. La memoria “è madre della storia”, gli fa eco il coautore Andreassi, “tutto il Paese deve una enorme riconoscenza a questi morti”. L’incontro è stato moderato da Filippo Gaudenzi, vicedirettore del TG1.


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