Savignano: “Il mio nuovo ‘Bolero’ per combattere femminicidio”  

Scritto da il 4 ottobre 2018

Savignano: Il mio nuovo 'Bolero' per combattere femminicidio

Luciana Savignano accanto alla coreografa del nuovo ‘Bolero’ Milena Zullo e ai giovani interpreti dello spettacolo

Pubblicato il: 05/10/2018 15:30

In principio fu il ‘Bolero’ di Maurice Béjart. Esaltazione dell’erotismo allo stato puro. Sensualità dirompente che irrompe sulla partitura percussiva e ossessiva di Maurice Ravel in un crescendo dal ritmo alienante e travolgente. Icona assoluta di uno dei balletti più conosciuti e amati della letteratura coreografica del ‘900, Luciana Savignano ritorna in scena domani al Teatro Verdi, nell’ambito nel Padova Festival Internazionale, diretto da Gabriella Furlan Malvezzi, nel ‘Bolero’ riletto e rivisitato dalla giovane regista e coreografa Milena Zullo.

”Il ‘Bolero’ è stato il leit-motiv di tutta la mia carriera artistica – ha raccontato all’Adnkronos Luciana Savignano- Un balletto che ho molto amato. Ogni volta sempre diverso. Uno stimolo per rinnovarlo e rinnovarmi. Ma con Milena Zullo sono entrata in una dimensione nuova. Un’offerta, la sua, che non potevo rifiutare. Ho osato – ha aggiunto – Mi sono fidata di lei. Nessun confronto con l’assolo di Béjart, espressione di un erotismo molto più intimo, anche se non c’è nulla di irriverente, di sfrontato, di sfacciato in quel piccolo capolavoro”.

Anche nel ‘Bolero’ (sottotitolo ‘Prigionia di un amore’), protagonista è una ballerina, come lo fu del resto nella prima versione del balletto, targata Bronislava Nijisnka, Ida Rubinstein e successivamente Dufka Sifnios, Maya Plisetskaya, Sylvie Guillem, ma anche Jorge Donn che lo immortalò nel capolavoro di Lelouch, ‘Les uns e les autres’. ”La coreografa e regista romana ha voluto portare in scena, ancora una volta, la forza di una donna. Ma questa volta la sua energia, la sua determinazione si trasformano in rivolta silenziosa contro ogni sorta di violenza, di soppruso, per ricordare l’infamia dei femminicidi. Tra vittime e carnefici – ha proseguito l’étoile internazionale- Milena Zullo ha voluto raccontare ‘la prigionia di un amore malato’.

Un ‘mito’ riattualizzato, quello dell’opera di Ravel, quasi a voler sottolineare che il ‘Bolero’ è donna. ”Ha avuto coraggio Milena – ha aggiunto Savignano – Non deve essere stato facile riproporre e rivisitare un classico. Lei lo ha fatto e bene. In fondo anche per me è stato un meraviglioso regalo. Amo rimettermi in gioco. Me lo diceva spesso scherzando Béjart, ‘tu non sei una ballerina come le altre'”.

La danza, come amava ripetere Roland Petit, è in fondo un élisir di giovinezza. ”Ed aveva ragione – ha proseguito Luciana Savignano – La danza è un’arte, una linea infinita e incompiuta e la vita si compone di momenti diversi, di varie fasi. Mi piace rimettermi in gioco, ricominciare con la stessa curiosità, la stessa passione, lo stesso interesse del mio primo giorno in sala prove. E, mi piacerebbe aggiungere, con un fisico che mi segue”.

Accanto a Carla Fracci, Luciana Savignano è una delle muse assolute della danza italiana nel mondo. Perchè le loro strade non si sono mai incontrate? ”E’ vero – ha risposto – è strano. Ma siamo state sempre due danzatrici molto diverse, soprattutto per ciò che riguarda la nostra storia professionale e il nostro repertorio. Carla è un’artista immensa. Ci siamo incontrate solo una volta, se non ricordo male, grazie a Paolo Bortoluzzi per un omaggio a Picasso. Tra di noi nessuna competizione, nessuna rivalità come qualcuno ha voluto far credere. Il paragone tra noi due? Inutile e gratuito”.

Dopo il debutto a Padova, accanto ai giovani interpreti del progetto ‘#padovadanza2018’, Luciana Savignano ritornerà in scena, da novembre, con ‘Pierino e il Lupo’ di Prokofiev nella trasposizione coreografica di Micha van Hoecke accanto a Denis Ganio e Manuel Parruccini. ‘Con Micha è un ritornare alle origini – ha confessato- Bastano pochi sguardi tra noi per entrare in un accordo perfetto anche se non ci vediamo e non ci sentiamo da anni e la creazione nasce in modo assolutamente naturale, quasi disinvolto”.

Cosa pensa dei nuovi interpreti, della danza che affolla la scena contemporanea? ”Vedo ballerini e ballerine dalla tecnica superlativa. Gambe all’infinito, giri meravigliosi… Mi ricordano una performance ginnica. La danza è qualcos’altro, qualcosa di più”.

Nella stessa serata a Padova accanto al ‘Bolero’ di Milena Zullo le performance di Raphael Bianco (Apparizione #4 e Apparizione #5), di Ahamad Joudeh fatto conoscere al grande pubblico in tv da Roberto Bolle (‘Sacrifice’). A Luciana Savignano sarà consegnato il Premio alla Carriera -Sfera Danza.


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