Def, Kullas (Cep): “Lettera Ue non preoccupa” 

Scritto da il 5 ottobre 2018

Def, Kullas (Cep): Lettera Ue non preoccupa

Matthias Kullas, capo della divisione di politica economica e fiscale del think tank tedesco Cep

Pubblicato il: 06/10/2018 10:41

La lettera della Commissione europea che chiede al governo di correggere il Def per rispettare le regole e le raccomandazioni dell’Unione europea “non è preoccupante” e “non ha conseguenze reali”. La Commissione Ue sa che la manovra sarà definita dal Parlamento e che c’è tempo per rimediare alle deviazioni sul deficit proposte dal governo italiano. L’esecutivo, in ogni caso, deve temere più i mercati finanziari che non l’Unione europea. E’ il quadro delineato da Matthias Kullas, capo della divisione di politica economica e fiscale del think tank tedesco Cep, il Centrum für Europäische Politik.

La Commissione Ue, nel peggiore dei casi, può aprire una procedura d’infrazione per deficit eccessivo, mentre i mercati possono scatenare turbolenze di portata ben più ampia di quelle della crisi greca. Uno scenario che costringerebbe l’Esm, il fondo salva-Stati, a intervenire e l’Italia a tagliare drasticamente il proprio bilancio statale. La priorità dell’Italia, spiega Kullas intervistato dall’Adnkronos, è la riduzione del suo debito pubblico, aumentando la produttività e favorendo gli investimenti piuttosto che i consumi, con misure come il reddito di cittadinanza.

Il problema è che l’attuale governo, con il rialzo del deficit al 2,4% nel 2019 secondo la nota di aggiornamento al Def, sembra prendere un’altra strada e puntare allo scontro con l’Unione europea. Tanto che i commissari economici della Commissione, Valdis Dombrovkis e Pierre Moscovici, nella loro lettera hanno richiamato l’esecutivo italiano al rispetto delle regole europee e delle raccomandazioni del Consiglio Ue. Ma, rassicura Kullas, questa lettera, un primo avvertimento all’Italia, non deve preoccupare. E anche “respingere la bozza non ha conseguenze reali”, perché è il Parlamento nazionale a definire la manovra finanziaria.

I RISCHI PER L’ITALIA. Se lo scontro dovesse continuare e se anche il Parlamento rifiutasse di conformarsi alle regole europee, “allora la Commissione potrebbe aprire una procedura per deficit eccessivo, in quanto il debito pubblico non viene ridotto abbastanza velocemente”. Una misura senza precedenti, che potrebbe comportare multe o la sospensione di alcuni fondi europei. Che in ogni caso potrebbe verificarsi solamente verso la fine del 2019. Il problema più urgente per l’Italia, però, più che l’Europa sono i mercati finanziari. Che possono punire il Paese molto più duramente della Ue.

INCOGNITA MERCATI. “Al di là di quello che la Commissione europea può fare o no, i mercati finanziari sono più decisivi nella loro reazione. Sono loro che decidono”, sottolinea l’economista del Cep. E se vedranno dei rischi sui conti pubblici, “forzeranno il governo italiano a ridurre il deficit e a fare le riforme necessarie”. Perché se l’Italia dovesse finire nel mirino dei mercati, “ci sarebbero problemi molto più gravi per la zona euro rispetto alla crisi greca o a quelle di Portogallo e Irlanda”. A catena, turbolenze di questa portata “potrebbero comportare una reazione più dura da parte della Commissione europea”.

In caso di un terremoto sui mercati finanziari “sarebbe veramente molto difficile salvare l’Italia, perché è troppo grande come economia”. L’Esm, il fondo salva-Stati europeo, “ha una notevole potenza di fuoco e ci sarebbero i soldi per salvare l’Italia”. Risorse che, per quanto importanti, sono comunque limitate e “in questo caso l’Italia dovrebbe mettere in campo una serie di riforme e fare tagli veramente pesanti del budget pubblico, ad esempio sulle pensioni”. Per questo, avverte Kullas, “bisogna fare di tutto per prevenire un simile scenario”. Riducendo il debito e il deficit.

COSA DEVE FARE IL GOVERNO. La priorità dell’Italia è “puntare sulla riduzione del suo debito pubblico”. Un compito non impossibile anche alla luce delle regole europee, che impongono che il debito debba scendere del 5%, su una media di tre anni, fino a raggiungere il 60% del Pil. Per ridurre il debito e rilanciare la crescita occorre ad esempio puntare sulla produttività. “Uno dei problemi più grandi per l’Italia è la crescita della produttività, che da decenni non cresce più”, sottolinea Kullas. Un fattore che pesa anche sugli investimenti.

Il governo italiano “dovrebbe creare il giusto clima per gli investitori e per le società. E anche la manovra deve tenere gli investimenti in maggior conto e ridurre il lato consumi”. La “cosa preoccupante” degli annunci dell’esecutivo, continua l’economista del Cep, è che le misure contenute in manovra non sono spese per investimenti ma aumenti di spesa per i consumi, come il reddito di cittadinanza. “Ho personalmente dei dubbi che questi incrementi di spesa portino all’incremento del Pil atteso dal governo” e anzi la manovra “potrebbe portare a un aumento del debito anziché a una sua riduzione. Se si prende tutto assieme, ci sono dei dubbi che la manovra sia sostenibile”.


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