Hacker italiano dentro la Nasa 

Scritto da il 7 ottobre 2018

Hacker italiano dentro la Nasa

(AFP PHOTO)

Pubblicato il: 08/10/2018 08:38

Perquisizione informatica nei confronti di un 25enne di Salò, ritenuto responsabile della violazione di 60 siti istituzionali, nonché di otto domini collegati alla Nasa (National Aeronautics and Space Administration), la cui home page fu sostituita mediante la tecnica del ‘defacement’ nel 2013.

E’ quanto hanno eseguito investigatori della Polizia Postale e delle Comunicazioni, su disposizione della Procura della Repubblica di Brescia, in seguito alla rivendicazione fatta sui social network in cui l’hacker si è vantato di essere appartenente alla cosidetta crew ‘Master Italian Hackers Team’, comunità già nota per aver perpetrato numerosi attacchi a vari siti istituzionali di enti territoriali, fra cui quelli della Polizia Penitenziaria, di alcune provincie della Toscana e della Rai.

Dopo aver violato i sistemi di sicurezza dei domini collegati alla Nasa, la notorietà della crew ha raggiunto popolarità internazionale, tanto da avere attratto sui propri componenti l’attenzione degli uomini del Cnaipic, organo del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, i quali hanno dato inizio all’attività d’indagine finalizzata all’individuazione dell’autore della rivendicazione.

L’AMMISSIONE – Le indagini sono così sfociate in una perquisizione che ha portato al sequestro di dispositivi informatici il cui contenuto ha permesso di acquisire importanti elementi utili. Posto di fronte alle contestazioni e all’evidenza degli elementi acquisiti, il giovane ha ammesso le proprie responsabilità di fronte agli investigatori della Postale.

La complessa e articolata attività d’indagine, diretta dalla Procura della Repubblica di Brescia, grazie al coordinamento del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma, ha permesso agli investigatori di individuare l’autore dell’attacco nei confronti della Nasa e acquisire ulteriori elementi tali da potergli attribuire la violazione di almeno altri 60 siti istituzionali del Paese. Alle contestazioni, il responsabile non ha potuto far altro che ammettere le proprie responsabilità.


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