Da Boccia a rottamatore 30enne, i candidati alle primarie Pd  

Scritto da il 8 ottobre 2018

Da Boccia a rottamatore 30enne, i candidati alle primarie Pd

(Fotogramma /Facebook)

Pubblicato il: 09/10/2018 06:54

Uno che di primarie ne ha fatte tante. “Le ho fatte sette volte”, dice Francesco Boccia al Corriere. E un ‘esordiente’, 30enne, proveniente dei Giovani Democratici e che si presenta come un nuovo ‘rottamatore’: “Dobbiamo liberarci dei dirigenti nazionali che hanno tenuto in ostaggio” il Pd “in questo decennio”, scrive Dario Corallo su Fb lanciando la sua candidatura. Con le due new entry di ieri salgono già a 4 i candidati al congresso Pd. Boccia e Corallo si aggiungono a Nicola Zingaretti e Matteo Richetti. E potrebbe unirsi anche Cesare Damiano: “Non escludo di candidarmi”, ha detto sabato presentando il programma dei LaburistiDem.

Tanti in corsa per un congresso che ancora non ha una data certa. Un boom che alimenta i sospetti di chi, tra i dem, teme che il disegno di rinviare tutto a dopo le Europee. Scrive Roberto Giachetti su Twitter: “Un candidato al giorno toglie il congresso di torno! #fuoriladata”. Il nodo dovrebbe sciogliersi presto. Dopo i Forum tematici a Milano che dovrebbero essere l’ultimo atto della segreteria di Maurizio Martina. L’evento di fine ottobre sarà preceduto da 4 seminari tematici (a Palermo, Torino, Napoli e Roma) e oggi ci sarà un segreteria per ultimare i dettagli. Poi, come annunciato da Martina, dovrebbe esserci l’assemblea nazionale per indire il congresso.

Dunque, in campo Francesco Boccia che si candida a ‘coprire’ l’area di quelli che nel Pd non vedono i 5 Stelle come il male assoluto: con M5S “non è uno scandalo dialogare su alcune misure”, ha detto l’esponente Pd vicino a Michele Emiliano precisando però: “Io non sono il candidato di nessuno”. La “rottamazione ha fallito clamorosamente, è stato un disastro culturale e politico”, ha sottolineato Boccia riferendosi a Matteo Renzi.

Eppure la candidatura del giovane Diego Corallo, almeno nei toni, richiama proprio quelli di Renzi quando era ‘Il Rottamatore’. Romano, figlio di un cronista parlamentare, iscritto ai Giovani Democratici, Corallo ha lavorato per un paio d’anni nell’ufficio stampa di Martina quando era ministro delle Politiche Agricole. Ieri ha lanciato la sua candidatura con un lungo post su Facebook e una foto scattata domenica alla marcia della Pace. “Sono 6 mesi che aspettiamo che qualcuno si renda conto che abbiamo preso il 18%. È inutile dire ‘abbiamo capito’ se poi ci prepariamo a celebrare Congressi con gli stessi che hanno distrutto tutto. Prima di qualsiasi proposta e di qualsiasi slancio occorre dirci con chiarezza che è necessario un azzeramento di ciò che il Pd è stato fino a oggi”.

Ed ancora: “Noi siamo un gruppo di persone pronte a candidarsi perché crediamo ancora nelle ragioni fondative di questo Partito. Per farlo dobbiamo liberarci dei dirigenti nazionali che lo hanno tenuto in ostaggio in questo decennio e di quelli intermedi che hanno obbedito a tutto con toni entusiastici in una sindrome di Stoccolma. Lo faremo senza mezzi, contro questo spettacolo ridicolo di dirigenti fallimentari che oggi chiedono di poter continuare a governare questo partito spacciandosi per il nuovo che avanza”. Corallo conclude: “Se in definitiva siete alla ricerca di un partito diverso dalla topaia che vediamo tutti i giorni, uniamoci per far essere davvero nuovo il Partito democratico!”.

Intanto nel week end, Zingaretti farà il primo evento nazionale da candidato segretario. ‘Piazza Grande’ all’ex-Dogana di Roma. Le adesioni, nei giorni scorsi, superavano già le duemila. ”Il mio obiettivo -ha detto oggi il presidente della regione Lazio- è richiamare un elettorato che non è andato solo ai 5 Stelle, il mio obiettivo è innanzitutto parlare a una nuova generazione che ha creduto nell’istanza di innovazione, anche contenuta in questi movimenti, ma che in realtà ha ricevuto una delle più drammatiche pugnalate alle spalle della storia della repubblica”.

“E poi, oltre i giovani, non c’è dubbio, un popolo, persone che in questi anni o perché rimaste a casa, o perché deluse, o perché, ripeto, catturate dalla capacità di rappresentare problemi che noi non abbiamo rappresentato ci hanno abbandonato. E non sono poche: nel 2008 ci sono stati 12 milioni di voti al PD, nel 2018 solo 6 milioni di voti al Pd”.

“Come ha detto giustamente Maurizio Martina, ‘abbiamo capito’ e io aggiungo, nello spirito di Maurizio anche, ‘abbiamo capito e vogliamo cambiare’, anche le persone”, conclude Zingaretti. Chi mette in chiaro che non parlerà di congresso è invece Matteo Renzi. Almeno alla Leopolda del 19, 20 e 21 ottobre a Firenze. Di Pd, i renziani ne parleranno ma all’iniziativa a Salsomaggiore a novembre. “Attenzione: chi viene alla Leopolda per parlare di congresso Pd o di correnti del Pd… può stare a casa. Alla Leopolda – scrive Renzi nella enews – si parla dell’Italia, di come impostare una vera e propria Resistenza Civile contro la cialtronaggine del governo”.


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