Non c’è pace (fiscale) 

Scritto da il 14 ottobre 2018

Braccio di ferro Lega-5S su dl fiscale

(FOTOGRAMMA)

Pubblicato il: 15/10/2018 09:03

Braccio di ferro tra Lega e M5S sui contenuti del dl fiscale. Il prevertice di domenica a Palazzo Chigi è terminato dopo tre ore in un nulla di fatto, tanto da costringere il vicepremier Luigi Di Maio a riunire i suoi in tarda serata, appena fatto rientro a Roma da Milano.

Tra i nodi da sciogliere nel nuovo prevertice – a Palazzo Chigi ci sono il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il vicepremier Di Maio, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, i due vice al Mef, Laura Castelli e Massimo Garavaglia, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti – una serie di norme contenute nel dl fiscale che sarebbero al centro di un serrato braccio di ferro tra M5S e Lega.

In particolare, viene spiegato da fonti di governo, motivo di scontro è la questione della cosiddetta pace fiscale, con i 5 Stelle decisi a circoscrivere le norme ai soli inadempienti che hanno effettuato tutte le dichiarazioni al fisco, lasciando fuori chi ha evaso le tasse non dichiarando all’Erario.

La tensione resta alta, tanto che nella riunione nell’ufficio del ministro Riccardo Fraccaro, a quanto si apprende, sono volate parole grosse contro gli alleati di governo: “Per far guadagnare chi ha soldi oscuri fuori, vogliono affossare i piccoli imprenditori”: questo il messaggio che è arrivato come uno schiaffo dalla riunione a porte chiuse a due passi da Palazzo Chigi.

PACE FISCALE – A rallentare la corsa del provvedimento, atteso sul tavolo del Cdm, è innanzitutto il capitolo della cosiddetta pace fiscale: il M5S chiede a gran voce che venga circoscritta a tutti quei cittadini che, è vero, non hanno pagato le tasse dovute ma in ogni caso hanno segnalato in modo fedele il proprio debito al fisco, ovvero hanno effettuato correttamente tutte le dichiarazioni. Chi non ha dichiarato, per i grillini, deve essere lasciato fuori.

MISURA BRAMINI – Tanto più – il ragionamento che rimbalza nelle file 5 Stelle – che quando entri nel piano scivoloso del ‘non dichiarato’ può trovare spazio qualsiasi forma di condono, compreso lo scudo per chi detiene capitali all’estero. Ma se il Movimento punta i piedi sul capitolo fisco, dichiarandosi “irremovibile” sulla questione, i leghisti avrebbero dato l’altolà -raccontano fonti di governo M5S – a una norma imprescindibile per il Movimento, ovvero la cosiddetta misura Bramini (dal nome dell’imprenditore brianzolo fallito per un credito inevaso dallo Stato) per rendere impignorabile la prima casa. Oltre a fare muro su un pacchetto di misure per la ‘sburocratizzazione’ realizzato e voluto da Di Maio in persona per favorire le piccole imprese.

PREVERTICE – Nel mirino dei 5 Stelle, stando almeno a quanto filtrato dalla riunione di domenica sera, sono finiti soprattutto il sottosegretario Giancarlo Giorgetti e il viceministro dell’Economia Massimo Garavaglia: “Salvini era assente al prevertice, ora occorrerà capire cosa ne pensa Matteo…” ragionavano i 5 Stelle riuniti con Di Maio lamentando “la totale chiusura” dei due esponenti leghisti. Alle 10 in punto il prevertice di una giornata che si annuncia lunghissima.


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