“Sì alla mensa per bimbo disabile”, la scuola risponde  

Scritto da il 14 ottobre 2018

Niente mensa per mio figlio disabile

La foto postata su Fb dalla madre del bimbo

Pubblicato il: 15/10/2018 10:54

Diventa un caso la vicenda del bimbo disabile al quale, secondo quanto denunciato su Facebook dalla mamma, sarebbe stata negata la mensa in una scuola di Foggia. La donna ha postato venerdì sul social network una foto dello scorso anno del primo giorno di mensa del piccolo di 11 anni, alunno della quinta elementare all’istituto comprensivo Santa Chiara-Pascoli-Altamura. “Visto com’è felice? A lui piace mangiare a scuola con i compagni!“, scrive la donna. Da oggi riprenderà il servizio mensa nelle scuole di Foggia, ma per il bambino “non ci sarà mensa. Anzi il pasto per lui arriverà, ma – sottolinea la donna – non ci sarà nessuno che lo aiuterà a mangiare“. Il piccolo “non può mangiar da solo, ha una paralisi cerebrale infantile, quindi – spiega – ci vuole una persona che lo imbocchi”.

La donna riferisce che lo scorso anno erano riusciti ad ottenere “dopo varie lotte “il supporto di un operatore socio sanitario. Quest’anno invece la referente al sostegno della scuola ha informato i genitori del piccolo, racconta la mamma, che “non ci sarà nessuno che farà mangiare” il bimbo e che per la famiglia le soluzioni alternative sono due: andarlo a prendere prima dei pasti o pagare di tasca propria un operatore socio sanitario “visto che Francesco prende indennità e assegno di cura”. Un suggerimento, scrive, che sarebbe stato dato dalla Asl alla scuola. “Ma stiamo scherzando??? Voglio dire a voi signori della Asl e della scuola – tuona la mamma su Fb -, che i soldi che prende mio figlio servono per il suo benessere: terapie extra (poiché l’Asl ne passa solo un minimo), medicine, integratori, viaggi per visite specialistiche, infermieri, ecc. Il personale che serve a scuola non rientra nelle nostre competenze. Tu scuola Istituto comprensivo Santa Chiara-Pascoli-Altamura – conclude – stai discriminando un alunno“.

La scuola però si difende precisando in una nota di aver fatto tutto il possibile per l’alunno che frequenta già da otto anni l’istituto “modello di inclusione, di accoglienza e di cura educativa” per “le attività di ricerca, di formazione e di sperimentazione messe in atto”. “Nella classe dell’alunno – si spiega – sono in servizio alcuni insegnanti curricolari e ben due docenti di sostegno, proprio per coprire l’intero arco di funzionamento del plesso, che osserva un orario a tempo pieno, con otto ore di funzionamento al giorno. Inoltre, il team messo a disposizione è arricchito dal supporto di due collaboratori scolastici che, volontariamente e senza alcun compenso aggiuntivo, hanno offerto e offrono la loro preziosa disponibilità, provvedendo alla cura personale e all’igiene dell’alunno”.

“E’ stata, inoltre, richiesta all’Amministrazione comunale, Assessorato Politiche Sociali – prosegue la nota -, l’assegnazione di un educatore, che presta servizio sin dall’inizio dell’anno scolastico” ma che “non può essere utilizzato per le operazioni connesse alla somministrazione del pasto”. “La figura professionale resa necessaria per sovrintendere le rischiose operazioni di assunzione del cibo e di deglutizione, per ragioni di sicurezza e di protezione dell’alunno in questione, non rientra – si precisa – tra quelle previste dai Contratti Collettivi del Comparto Scuola”, per questo “è stata interpellata periodicamente la A.S.L., che non ha reso disponibile la figura dell’assistente, nell’anno scolastico in corso e negli anni pregressi”.

La scuola “ha lavorato – si riferisce – per trovare al suo interno soluzioni immediate”. “Prima dell’inizio dello scorso anno scolastico – si sottolinea -l’istituzione scolastica si è attivata per accreditarsi come ente di accoglienza dei volontari/tirocinanti ReD (Reddito di Dignità) ed ha presentato uno specifico progetto, approvato e sostenuto dalla Regione e dall’Assessorato Politiche Sociali del Comune di Foggia. Per effetto di tale impegno, per l’intero anno scolastico, è stato possibile usufruire del contributo di un OSS (Operatore Socio-Sanitario), al quale è stata delegata la cura dell’alunno nella fase del pranzo”. Scaduto il periodo di volontariato ReD, l’istituto “ha provveduto ad inoltrare agli organi competenti, Assessorato alle Politiche Sociali, formale richiesta per una nuova assegnazione di personale OSS, a tutt’oggi – si chiarisce – rimasta inevasa, nonostante i numerosi solleciti”.


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