A ‘Le Vie dei Tesori’ l’ufficio ricostruito di Boris Giuliano  

Scritto da il 17 ottobre 2018

A 'Le Vie dei Tesori' l'ufficio ricostruito di Boris Giuliano

L’ufficio di Boris Giuliano

Pubblicato il: 18/10/2018 12:46

La scrivania su cui Boris Giuliano stette chino per giorni, a “studiare le carte”: il Capo della Mobile, ucciso nel 1979 da Leoluca Bagarella che gli sparò sette colpi alle spalle, era un grande investigatore, puntiglioso e attento. E amava passare ore nel suo studio per collegare minuziosamente uomini e fatti. La Polizia di Stato di Palermo ha deciso di partecipare a ‘Le Vie dei Tesori’ aprendo per la prima volta il chiostro ottocentesco della Questura (piazza della Vittoria) dove sarà ricostruito lo studio di Giuliano, con la sua scrivania, i faldoni e i fascicoli delle inchieste. Sullo sfondo, una sagoma del poliziotto in compagnia del figlio bambino. Un’operazione di grande valore civile, che entra di getto nel circuito del festival e a cui si potrà accedere – da domani a domenica dalle 10 alle 15.

Ma questa sarà soltanto una delle sorprese di questo nuovo weekend palermitano che conta di superare ancora i suoi numeri già eccezionali: lo scorso fine settimana, infatti, nonostante il maltempo, sono stati oltre 52 mila i visitatori nei luoghi del festival che, sommati ai precedenti 36 mila, porta i primi dati a sfiorare le 90 mila presenze, a Palermo, negli stessi giorni in cui debuttano sia la città di Catania con 32 siti – dall’alto al basso, dagli sconosciuti camminamenti “aerei” delle monache alle terme romane, dalle collezioni universitarie ai palazzi barocchi – che un’edizione pilota nel Nord Italia: 30 luoghi spalmati tra Milano, Mantova e la Valtellina.

Ma torniamo a Palermo e alle novità del weekend: apre i battenti su prenotazione l’imponente Banca d’Italia, il cui progetto – marcatamente Liberty – è firmato da uno degli allievi prediletti del Basile, Salvatore Caronia Roberti. La costruzione iniziò nel 1925 e terminò cinque anni dopo, giusto in tempo per la guerra. Rimase miracolosamente in piedi, anche quando una bomba inesplose si incastrò nel solaio e il 22 marzo 1943, all’esplosione della nave portamunizioni “Volta” ferma al porto, un’ancora, di diversi quintali, venne catapultata e colpì il palazzo. Che conserva ancora un bel mobilio Liberty, marmi pregiati e vetrate policrome, gli arredi originali realizzati dalle officine Ducrot e numerose opere d’arte. (visite venerdì dalle 15 alle 17.30, sabato e domenica dalle 10 alle 16.30, solo su prenotazione www.leviedeitesori.it).

Già sold out le visite su prenotazione allo straordinario monastero di clausura di Santa Caterina che circa sei mesi fa ha aperto al pubblico un’altra ala, le celle delle monache e le cucine. È facile immaginare percorrendo i lunghi corridoi, le suorine timide che nelle lunghe giornate estive cercavano refrigerio sui piccoli terrazzini abbelliti con qualche fiore. Una vita silenziosa, tutta preghiera e lavoro, tra ricami, uncinetto, studio e cucina, visto che le monache erano famose per i dolci di mandorla venduti attraverso una ruota. Oggi le suore domenicane non ci sono più, in compenso il monastero ospita una bellissima mostra sui preziosi arredi ritrovati. Ma se da un lato le visite al convento sono già tutte prenotate, dall’altro è disponibile alle visite la chiesa di santa Caterina: rococò, bellissima, un tripudio di stucchi dei Serpotta e marmi mischi, decorazioni ed affreschi, a cui nel ‘700 fu aggiunta la cupola e nel 1863, il coro. Sono ancora visibili le grate da cui le monache seguivano la messa senza essere viste. Sarà aperta sabato e domenica, dalle 10 alle 17.30 ma attenzione, si può entrare solo con visite singole (contributo di 2 euro) non con i coupon multipli. Per chi vuole esplorare gli immediati dintorni, consigliamo di raggiungere la minuscola Chiesa dei Tre Re, altra novità di quest’anno, costruita nel 1578 da alcuni confratelli della Compagnia dei Tre Re, venditori di frutta secca, su sulla preesistente chiesa di San Giorgio lo Xheri. La chiesetta ebbe alterne vicende, perse persino uno dei portali originali e si è vista sparire gli affreschi di Vito D’Anna con le storie dei Re Magi realizzati nel 1751; ma oggi rinasce dopo anni di abbandono.

Marmi mischi, affreschi, trompe l’oeil, stucchi, decorazioni: nell’oratorio delle Dame (o del Giardinello) si riunivano le nobili signore caritatevoli delle Dame dell’Aspettazione del Parto della Vergine, che esiste tuttora e si occupa ancora delle partorienti disagiate dell’Albergheria. L’oratorio è aperto solo questo weekend e il prossimo (venerdì e sabato, nel prossimo finesettimana anche la domenica) dalle 9 alle 12.30.

Un altro consiglio che Le Vie dei Tesori offre al suo pubblico: non perdete gli incunaboli e le cinquecentine conservate, tra oltre centomila volumi, nella biblioteca dell’Istituto Gonzaga, fondato nel 1919 dalla Compagnia di Gesù. Da scoprire in questa occasione, la cappella dedicata a San Giuseppe negli anni Venti, e la biblioteca che conserva, tra i suoi 32 mila volumi del fondo moderno e i 24 mila del prezioso Fondo librario antico, la memoria storica della Compagnia dì Gesù. Venerdì e sabato aperto dalle 10 alle 17.30, domenica dalle 10 alle 13.

Ultimo, ma non per importanza, ecco il silenzioso e poco sconosciuto (soprattutto ai palermitani) Mulino di Sant’Antonino nell’ex convento secentesco di Sant’Antonio da Padova, a pochi passi dalla stazione centrale che divenne “caserma della sussistenza” a fine Ottocento, dopo aver degnamente servito l’intero quartiere per secoli, e lo testimoniano i macchinari artigianali enormi, veri esempi di archeologia industriale e dove è allestita una mostra curata da Maurizio Carta per Manifesta.

Domani sera, venerdì, dalle 19 si potrà anche partecipare a una delle gettonatissime “visite guidate d’autore seguita da una degustazione di olio Planeta. Su prenotazione su www.leviedeitesori.com. Contributo 7 euro. Sono anche da prenotare, a palazzo Asmundo, ogni sabato, le cene da “gattopardi” per sole 40 persone.


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