Altro che pace, è guerra fiscale  

Scritto da il 17 ottobre 2018

Altro che pace, è guerra fiscale Conte convoca Cdm

(Fotogramma)

Pubblicato il: 18/10/2018 19:23

Altro che pace fiscale. Quella che si profila all’orizzonte, dopo la bomba lanciata da Di Maio contro la ‘manina’ infedele che avrebbe manomesso il dl, sembra essere una vera e propria guerra. Nei rapporti con Salvini, spiegano fonti informate, è infatti calato il gelo: da alcune ore, raccontano, i due vicepremier non si parlano.

VERTICE – Dopo un silenzio, durato tutta la giornata, il vicepremier Di Maio interviene su Facebook, sostenendo che “relativamente al dl fiscale e all’ipotesi di condono per i reati di riciclaggio e autoriciclaggio, “il tema è politico e ha bisogno di un chiarimento politico”. “La sede è in Consiglio dei ministri ma possiamo fare anche un vertice prima anche perché lo spread è a 327 perché i mercati pensano che questo governo non sia più compatto”. “In nessun programma elettorale del M5S né della Lega né tantomeno nel contratto di governo c’è un salvacondotto penale per chi evade” precisa su Fb. “Non credo che neanche gli elettori della Lega si vogliano impuntare sullo scudo penale per chi si macchia del reato di riciclaggio – aggiunge poi il vicepremier Di Maio, ospite a W L’Italia su Rete4 -. Questo irrigidimento di queste ora va risolto in una riunione. Sono contento che il premier Conte abbia convocato il Cdm”. “Non voglio fare il pompiere. Non sono arrabbiato per finta… in questo momento noi non possiamo votare un decreto così, poi si troverà una soluzione come abbiamo fatto altre volte”.

LA LEGA – Parole che coinvolgono indirettamente l’alleato di governo e alle quali la Lega e il suo numero uno non hanno potuto fare a meno di replicare. La prima risposta, piccatissima, è arrivata mercoledì sera da esponenti dei vertici leghisti: “Noi siamo gente seria e non sappiamo niente di decreti truccati”, con quel “noi” a voler rimarcare le distanze. “Il testo lo conoscevamo tutti”, ha aggiunto quindi il viceministro del Carroccio Garavaglia, smentendo di fatto l’ignaro Di Maio, caduto dalle nuvole sullo scudo fiscale. Poi, sollecitato dai cronisti di ‘Rai News’, da Bolzano ecco arrivare anche il commento di Matteo Salvini.

SALVINI – Il leader leghista non usa giri di parole: “C’è un Paese che deve marciare, stiamo lavorando bene, non si può costruire di giorno e smontare di notte”. E ancora: “Quello che abbiamo discusso per ore l’ho trovato scritto. Cosa fatta – ha tagliato corto – capo ha”. E poi: “Io quando prendo impegni con Di Maio e i cittadini, li mantengo”.

IMPASSE – Difficile uscire dall’impasse ma Conte – tra una chiamata a Di Maio e un sms a Salvini – lavora di fino e cerca di riportare la pace in un momento che registra tensioni forse come mai prima. Il premier cerca di giocare in prima persona la partita del dl fiscale. “Rivedrò il testo articolo per articolo”, ribadisce anche oggi di fronte alle perplessità degli azionisti del governo gialloverde. E il consiglio dei ministri sabato si terrà: “Non so se ci sarà Salvini, ma il Consiglio dei ministri si farà: sono io il premier e decido io“. Il vicepremier “è al nord e non so se farà in tempo a rientrare. Ma sicuramente si svolgerà. Il presidente del Consiglio sono io, decido io che si svolga”. Salvini non sarà al Cdm di sabato? “Vediamo… – ha commentato Di Maio a W L’Italia su Rete4 -, noi non possiamo votare un decreto che ha dentro uno scudo penale. Si può rinunciare a qualche appuntamento e trovare il tempo per vederci e trovare una soluzione”.

D’altra parte, assicura il premier Conte, “verificherò i testi e li riporterò in Consiglio dei ministri. Di certo non li stravolgerò: io so che cosa abbiamo deliberato, so quale era l’accordo politico a monte, so quali sono le definizioni agevolate. I termini della dichiarazione integrativa sono ben chiari: sicuramente leggerò la norma con attenzione”.

Il Quirinale, stando alle ricostruzioni di fonti qualificate di governo all’AdnKronos, avrebbe fatto cogliere la sua perplessità rispetto a norme che nel decreto in questione – ormai al centro del braccio di ferro M5S-Lega – vengono estese anche ai reati di riciclaggio e autoriciclaggio, ammettendo la non punibilità rispetto a dichiarazioni infedeli. In pratica uno stop a ogni tipo di depenalizzazione.

Nelle interlocuzioni informali intercorse con il Colle, viene spiegato dalle fonti, era già arrivata la richiesta di stralciare le norme sul cosiddetto scudo penale. Per i 5 Stelle, inoltre, è imprescindibile un colpo di bianchetto sullo scudo fiscale sui capitali detenuti all’estero. Quanto chiesto insomma da Di Maio. E poco importa se i provvedimenti al centro del mirino pentastellato fossero contenuti già in una bozza precedente del dl. La voce del Colle, manina o non manina, deve aver pesato molto più dell’alleanza di governo. E adesso, a guerra ormai scoppiata, la palla passa alla Lega.


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