“La manina de Dios”, sfottò per Di Maio  

Scritto da il 17 ottobre 2018

La manina de Dios, sfottò per Di Maio

(fonte Youtube)

Pubblicato il: 18/10/2018 16:31

L’ombra della manipolazione si staglia ancora una volta sul governo del cambiamento. Dopo l’accusa lanciata a luglio ai tecnici del Mef per la relazione tecnica sul decreto dignità, il ministro Di Maio rispolvera la teoria della ‘manina infedele’ denunciando dagli studi di ‘Porta a Porta’ un ritocco a insaputa del governo sul testo del decreto fiscale inviato al Quirinale. Manipolazione di una mano “tecnica o politica”, spiegava il ministro ieri sera confermando le accuse anche su Facebook, avvenuta presumibilmente prima del passaggio del testo al Colle e che avrebbe fatto ‘apparire’ nel decreto anche uno scudo per il riciclaggio. Scudo che il M5S non avrebbe ovviamente approvato. Un’accusa pesantissima insomma che il vicepremier pentastellato affermava di voler replicare anche davanti alla Procura, sporgendo querela. Nemmeno il tempo di concludere la registrazione della puntata con la rivelazione ‘bomba’ nel salotto di Vespa, che il Quirinale decide però di intervenire: dal governo, spiega una nota ufficiale, al Colle non è giunto nessun testo. A rincarare la dose arrivano poi le parole di alcuni esponenti leghisti – “Noi siamo gente seria e non sappiamo niente di decreti truccati” – e quindi le spiegazioni del presidente del Consiglio Conte, che informato delle criticità emerse nel decreto, da Bruxelles avrebbe bloccato l’invio ufficiale del testo. Caso chiuso? Per niente. Almeno non per i social.

Nonostante la smentita di Colle e Lega, in un attimo il web si riempie di sostenitori del vicepremier pronti ad attaccare in centinaia i presunti “sabotatori”, “gli scagnozzi del pd nascosti nel ministero”, “i burocrati assassini dell’Italia” che minano “l’unico governo eletto dal popolo” con “manipolazioni degne dei servizi segreti”, e a incitare Di Maio a “denunciare il malaffare” e a “resistere”. Dall’altra, invece, si scatenano i detrattori che – come ormai di consueto – approfittano dei social network per massacrare virtualmente l’esecutivo e, soprattutto, ironizzare sull’ultimo, clamoroso risvolto della ‘manovra del popolo’. Ironia che in poco tempo ha contagiato la rete fra battute e rivisitazioni in chiave politica di film, canzoni, citazioni blasonate.

E’ una manovra molto carina, con il condono, con la manina“, canticchiano, ricordando come moderni Mario Brega che “sta manina po esse fero e po esse piuma”. E come Pavarotti, ma su Twitter, intonano la Boheme di Puccini: “Ma che gelida manina – sospirano a “Luigi Di Mimì” -, se la lasci manipolar”. Ma non basta: rispolverando i miti della cultura pop, associano la “manina pentastellata” a “Mano degli Addams” – “che era la bisnonna di quella di Palazzo Chigi” – e citano momenti sportivi memorabili, inneggiando alla “manina de Dios“. “In che manine siamo?”, si chiedono, suggerendo inoltre a Maurizio Crozza di “denunciare Di Maio per concorrenza sleale”. Intanto, però, sperano: sono in tantissimi infatti a chiedere che Vespa mostri “a Porta a Porta il plastico della manina”.

Fra i cinguettii, spicca chi tenta l’analisi politica della giornata – “Sintesi ragionata della situazione in Italia: il #decretofiscale è rimasto bloccato nel tunnel del Brennero, ma una #manina sta provando a tirarlo fuori col cuore” – e chi nota particolari ‘anatomici’ sfuggiti agli occhi meno attenti: “Crimi denunciava il complotto dei piedini sporchi, Di Maio quello della manina infedele. Questo non è un Movimento, ma un’edizione rivisitata dell’Allegro chirurgo!”

E’ tutto? Neanche per sogno. “Nino cammina che sembra un uomo”, cantava De Gregori? E Twitter oggi risponde con un “manina non aver paura di mandare il testo al Quirinale, non è mica da questi particolari che si giudica un decreto fiscale“. E per commentare l’accusa del ministro, si arriva a scomodare la canzone napoletana – “Manipulì Manipulà“, che fa incetta di like – e addirittura i Testi Sacri: “La manina sinistra non sappia cosa fa la manina destra. Dal vangelo secondo Di Maio”, ovviamente.


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