Cellnex apre sfida 5G e punta a nuove torri in Italia 

Scritto da il 18 ottobre 2018

Cellnex apre sfida 5G e punta a nuove torri in Italia

Una torre di trasmissione Cellnex

Pubblicato il: 19/10/2018 17:58

Sono scatole simili a grandi modem, si trovano sui pali della luce delle grandi piazze, appese sui soffitti in metropolitana, nascoste tra gli spalti degli stadi. Nessuno ci fa caso, ma se non ci fossero, sarebbe impossibile caricare video sulle pagine web, pubblicare le stories di Instagram o mandare messaggi vocali. Hanno nomi poco social, come Das (Distributed Antenna System) e Small Cell, ma hanno contribuito a migliorare nettamente le nostre prestazioni in rete. In Italia, le progetta e installa Cellnex, che è la principale società di torri di telecomunicazione in Europa, controllata al 30% circa da Edizione, la cassaforte dei Benetton.

Di queste mini antenne, Cellnex ci ha già riempito lo Juventus Stadium, Piazza Duomo, San Siro, ma anche grandi magazzini come il Centro di Arese, la Regione Lombardia o, ancora, l’aeroporto di Malpensa. Con il 5G, la loro capillarità dovrà triplicare e, di conseguenza, lo faranno anche gli investimenti, anche se ancora non è dato sapere quanto.

Solo nei primi sei mesi del 2018, la capogruppo Cellnex Telecom ha speso per investimenti 247 milioni di euro. Tra adeguamento di pali, tralicci e nuova copertura in fibra ottica i costi stimati dell’ammodernamento sono vicini al miliardo di euro, ma considerando le nuove antenne per il 5G, più evolute e ingombranti delle attuali, si arriva a 2 miliardi. Gran parte della spesa spetterà alle compagnie telefoniche, che si sono aggiudicate le frequenze all’asta indetta dal Mise e che ha fruttato allo Stato 6,5 miliardi di euro. “E’ stato un investimento importante che ha generato un grande dibattito e attenzione tra gli operatori telefonici degli altri Paesi europei dove la gara non è ancora stata fatta”, spiega Gianluca Landolina, ad di Cellnex Italia, in un’intervista all’Adnkronos.

In Italia, il cammino è appena iniziato e non sarà breve. Gli operatori telefonici, secondo il manager, ora sono a un bivio: “Possono scegliere se fare tutti insieme sinergie affidandosi a soggetti terzi come noi, cosa che già in parte fanno, o continuare a sviluppare la loro infrastruttura”. A giudicare da quello che si sta muovendo, potrebbero decidere di fare cassa vendendo le loro torri di trasmissioni, che in Italia sono in tutto 50mila.

Secondo indiscrezioni di stampa, Wind Tre avrebbe già deciso di metterne sul mercato 5mila, Vodafone potrebbe pensarci. “Sarebbe sbagliato e anacronistico dire che non siamo interessati. Lo siamo, chiaramente. Cellnex basa il suo business sulla crescita organica degli asset che già possiede, ma anche sull’acquisizione di nuovi”, sottolinea Landolina.

L’arrivo del 5G segna una vera e propria frattura con il passato. Se dal 3G al 4G si è trattato solo di una evoluzione della tecnologia, “ora ci sarà un vero stravolgimento dell’architettura di rete degli operatori telefonici. Le antenne – spiega il manager – saranno molto più pesanti e ingombranti, con un’elettronica decisamente più evoluta.

Dall’auto a guida autonoma alla robotica intelligente, il 5G pretende una capillarità di copertura molto maggiore per avere quei tempi di latenza, cioè di risposta ai comandi degli utenti che le nuove applicazioni richiederanno”. Accanto alle grandi antenne, quindi, aumenteranno le Small cell, “meno invasive nei contesti urbani”. Anche per questo, osserva Landolina, “è auspicabile un consolidamento in Italia”.

Servirebbe a limitare, afferma, che nuove torri “si diffondano in modo invasivo per tutto lo Stivale, tra campagne e città, per coprire la stessa porzione di quartiere”. In secondo luogo, “è enorme la quantità di sinergie e di risparmi” per gli operatori ospiti di un’unica torre gestita da un soggetto terzo. Le tempistiche per arrivare a tutto questo non sono brevi. Landolina ritiene che ci vorranno “almeno due anni per avere una copertura 5G che possa definirsi tale in Italia”.

Fino a poco tempo fa, le uniche frequenze disponibili erano quelle di test, sperimentali. Dopo l’asta per il 5G, “le frequenze saranno disponibili tra qualche settimana, tranne quella da 700 mhz per cui ci vorranno ancora un paio d’anni”. Il problema è che adesso, spiega Landolina, “bisognerà completare l’infrastruttura passiva, con nuovi tralicci e pali connessi necessariamente in fibra ottica. Poi, “dovranno arrivare le antenne, ad oggi disponibili solo in macro-formati e con una tecnologia ancora non evolutissima”. In più, “devono arrivare i telefoni compatibili con il 5G”.

Secondo il manager, “se il nostro sistema riuscisse ad essere rapido ed efficacissimo, ci potremmo mettere due anni. Altrimenti, la stima più verosimile è dai due ai tre anni per avere una diffusione degna di questo nome e con una adeguata sostituzione di smartphone, il volano di un’utenza 5G in Italia”.


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