“La mia azienda è distrutta”, il racconto di un agricoltore siciliano  

Scritto da il 18 ottobre 2018

La mia azienda è distrutta, il racconto di un agricoltore siciliano

L’agrumeto finito sott’acqua

Pubblicato il: 19/10/2018 15:36

L’esondazione del fiume San Leonardo ha distrutto la sua azienda agricola. Cento ettari coltivati ad agrumeti e limoneti in contrada San Leonardo Badiula, a Carlentini, nel Siracusano completamente sott’acqua dopo il violento nubifragio che nella notte ha devastato soprattutto le province di Siracusa, Catania e Ragusa. “La situazione è drammatica, gli alberi sono sommersi così come gli impianti – dice all’Adnkronos Alfio Di Giorgio, titolare dell’azienda e presidente della sezione Coldiretti di Carlentini (Siracusa) -. L’acqua è arrivata a lambire anche il nostro agriturismo, sono stati danneggiati sia il maneggio che la piscina”. Stamattina gli ospiti della struttura sono andati via. “Fortunatamente l’acqua non ha raggiunto le camere ma ho preferito che lasciassero l’agriturismo per scongiurare eventuali tragedie” dice Di Giorgio.

Sulle zone colpite stanotte dalla bomba d’acqua stamani è spuntato un timido sole. “Bisognerà fare la conta dei danni – spiega Di Giorgio -, al momento non saprei quantificarli, l’acqua è ancora tutta qui, non riesce a defluire”. Il rischio è che l’intero agrumeto debba essere estirpato. “Se c’è ristagno idrico – dice – sarò costretto a estirpare tutte le piante e a ripiantarle, perché gli agrumi soffrono di marciume radicale. Un’operazione che ha un costo di 15-20mila euro a ettaro”. Un disastro provocato dal maltempo ma non solo. Perché per Di Giorgio “se si fosse fatta la manutenzione degli argini del fiume non saremmo in questa condizione. Invece per 50 anni mai nessuno ha provveduto con la conseguenza che arbusti, canneti e vegetazione si sono riversati nel fiume che si è ingrossato e ha invaso i terreni circostanti”.

L’assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera, ha già dato mandato agli uffici di predisporre gli atti finalizzati al riconoscimento dello stato di calamità. “Negli ultimi anni questa dichiarazione è servita solo a ottenere lo stop alle imposte e la sospensione delle rate di eventuali mutui – denuncia Di Giorgio -, ma non ci è stato riconosciuto alcun risarcimento dei danni. La dichiarazione dello stato di calamità come è stata concepita negli ultimi anni non ha senso, perché quello che ci sentiamo ripetere in continuazione è che mancano le risorse”. Per il presidente della sezione Coldiretti di Carlentini manca in Italia l’attenzione verso il comparto agricolo. “E’ da sempre abbandonato – denuncia -. Tutti i governi che si sono succeduti negli anni non hanno compreso che agricoltura e turismo possono fare da volano al Paese. Così gli agricoltori non sono mai stati garantiti, come dimostra anche la concorrenza sleale da parte degli altri Paesi a cui si continua a non porre un freno”.

Adesso per l’azienda fondata da suo padre nel 1977 con appena 20 ettari e cresciuta negli anni fino ad arrivare a 100 ettari e 30 dipendenti il futuro è davvero incerto. “Rischio il fallimento – conclude – e mi sento abbandonato dalle istituzioni. Qui abbiamo paura ogni volta che piove perché il disastro è sempre dietro l’angolo. Questa volta rischiamo grosso, l’intera viabilità è distrutta e persino raggiungere i terreni oggi è difficoltoso”.


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