Quando Gilberto Benetton diceva: “Fare gli azionisti è un lavoro vero”  

Scritto da il 22 ottobre 2018

Quando Gilberto Benetton diceva: Fare gli azionisti è un lavoro vero

(Fotogramma)

Pubblicato il: 23/10/2018 13:39

“Ho sempre detto che fare gli azionisti è un lavoro vero. Non è così facile. Non si tratta di staccare, come nel gergo di un tempo, le cedole. La strategie vanno condivise ma ci vuole umiltà perché è facile montarsi la testa”. Ci teneva a puntualizzarlo, Gilberto Benetton, in un momento cruciale in cui Edizione viveva un’altra tappa cruciale di un lungo processo di separazione tra proprietà e management. Parole, “poche e concrete”, quelle dell’imprenditore scomparso ieri, riportate da Ferruccio De Bortoli nella prefazione al volume ‘Famiglia, management e diversificazione. Edizione, Storia della Holding Benetton 1986-2016’ di Andrea Colli, docente di Storia economica all’Università Bocconi.

La pubblicazione di questo libro, a metà 2017, come annota De Bortoli, coincide con un momento di svolta del gruppo di Ponzano Veneto. Infatti, con l’arrivo della nuova squadra di vertice, Fabio Cerchiai presidente e Marco Patuano amministratore delegato, la famiglia non ha più incarichi diretti. Gilberto Benetton rimane con la carica di vicepresidente. “Ma – precisa – non mi sono dimesso da presidente per non fare più niente”. E chiosa De Bortoli: “se anche lo dicesse non gli crederemmo. Il ruolo del leader sarà quello di accompagnare manager e membri della famiglia in questa nuova fase di vita del gruppo veneto. Non tutte le grandi holding di partecipazione al mondo fanno così”.

Il nuovo corso di Edizione, dunque, vede, sottolinea ancora il presidente della Longanesi ed ex direttore del Corriere della Sera, “una proprietà separata ma non passiva. Quattro rappresentanti della seconda generazione sono già presenti nel comitato consultivo per realizzare un continuo e, si spera proficuo, scambio di idee con il management sulle scelte strategiche e operative”.

Le parole di Gilberto Benetton racchiudono, dunque, il senso di quella che è stato l’ultimo capitolo del suo lungo percorso imprenditoriale alla guida di un gruppo dall’identità del tutto peculiare nel panorama economico nazionale. “Se si scorre un qualsiasi elenco delle principali società italiane, non è per nulla facile trovarne un’altra simile, capace di una così rapida ascesa ai vertici della classifica”, scrive l’autore del libro Colli.

Ma lo sguardo, alla luce delle nuove sfide imposte dalla profonda trasformazione del gruppo, si volge, ineludibilmente, al futuro. Diventa rilevante, scrive il docente bocconiano, “una riflessione sui possibili futuri di Edizione per la semplice ragione che è in oggetto lo sviluppo di una delle holding di investimento più importanti in Italia e in Europa. Una holding che gestisce partecipazioni molto rilevanti in infrastrutture essenziali, sia in Italia che all’estero”.

Di “futuri multipli” parla Colli, che, tiene a precisare, non si propone di fare previsioni. Un primo scenario futuro “potrebbe essere una marcata riduzione nella propensione al rischio che ha fino ad ora caratterizzato Edizione. Edizione a breve si troverà a essere dotata di una considerevole liquidità da investire. Possiede, inoltre, nel proprio portafoglio asset che possono, anche se non immediatamente, essere progressivamente liquidati. Questa ricca dotazione potrebbe essere funzionale alla sua trasformazione in un vero e proprio family office ovvero un’entità che trasferisce le risorse in suo possesso sotto il controllo di investitori professionisti senza assumere un ruolo diretto nella gestione delle imprese, semplicemente acquisendo quote di fondi”.

All’opposto, un secondo scenario futuro potrebbe essere “un’apertura decisa attraverso la quotazione di Edizione e la vendita sul mercato azionario di una porzione del suo capitale. La ragione della mossa potrebbe essere, ancora una volta, la liquidazione di una parte del valore accumulato dalla holding, al fine di allocarlo ai quattro azionisti principali, un’eventualità che potrebbe concretizzarsi in futuro”.

Il terzo scenario futuro, invece, prosegue Colli, “potrebbe essere quello della progressiva trasformazione di Edizione in un fondo di private equity che faccia leva sul proprio prestigio al fine di aggregare, nel medio periodo, risorse esterne su progetti ambiziosi”. E c’è poi una quarto scenario “orientato a una strategia di cambiamento molto meno radicale, e in linea di continuità col passato, ma che in ogni caso finirebbe per dover prendere in considerazione la necessità di un marcato adattamento ai cambiamenti in atto nell’ambiente circostante e nella struttura di governo della holding”.

Quest’ultimo scenario “è forse il più probabile e ragionevole ma è anche quello che richiede alla prossima leadership della holding di investire energie nella replica della virtuosa divisione di compiti e competenze che ha caratterizzato fino ad oggi Edizione”. “E’ impossibile prevedere ora quale di questi quattro scenari si concretizzerà. E’ possibile anche, come già accaduto in passato, la leadership di Edizione saprà individuare ulteriori scenari. Qualunque futuro si realizzerà tuttavia sarà sicuramente differente dal presente, che è il prodotto di eventi che si sono sviluppati nel corso di trent’anni densi di avvenimenti, scelte e colpi di scena”, conclude Colli.


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