L’altolà di Draghi  

Scritto da il 24 ottobre 2018

L'altolà di Draghi

Immagine di repertorio (Ipa/Fotogramma)

Pubblicato il: 25/10/2018 19:13

La Bce guarda con attenzione alla situazione italiana. L’altolà di Draghi riguarda l’aumento dello spread in atto ormai da settimane che, avverte, sta incidendo sul capitale delle nostre banche. E mentre il Quantitative Easing volge al termine, se la situazione dovesse peggiorare, si ricorda a Francoforte, c’è ancora uno strumento a disposizione, gli acquisti di titoli delle Outright Monetary Transactions, che possono partire però solo dopo la definizione di un programma fra il Paese coinvolto. E se non è uno scenario da troika, poco ci manca.

Si può sintetizzare così la posizione espressa dal presidente della Bce Mario Draghi in una conferenza stampa – quella seguita all’incontro periodico del Consiglio direttivo – che si è trasformata, prevedibilmente, in un fuoco di fila di domande sull’Italia.

Draghi ha alternato allarmi e aperture. Ha ribadito ad esempio di essere “fiducioso (ma non ‘molto fiducioso’ ha precisato, ndr.) che sarà trovato un accordo” nel dialogo fra Ue e Italia sul bilancio 2019. Esclusa (“assolutamente no, non è il nostro compito”) l’ipotesi di “fare da mediatore” nello scontro fra Roma e Bruxelles Draghi ha comunque segnalato che “è una discussione fiscale” ma soprattutto “alla fine è solo una questione di buon senso”, nella quale “la valutazione di ciò che è buono per il Paese, per lo stato o per le famiglie che spingerà le parti a un qualche accordo”.

Il rischio di contagio – secondo il numero uno dell’Eurotower – sembra ancora basso ma l’impatto può diventare pesante per le banche italiane, senza contare che i rialzi dello spread sui Btp italiani pesano sui costi di finanziamento di imprese e famiglie e “riducono i margini espansivi” del bilancio. Su dove potrà arrivare lo spread “non ho la palla di cristallo”, ha ricordato, aggiungendo che “abbassare i toni e non mettere in discussione l’esistenza dell’euro può far ridurre” la corsa dei rendimenti, che deprime il valore dei titoli in pancia alle banche italiane.

L’impressione comunque è che Francoforte non voglia suonare troppo forte l’allarme Italia, ricordando comunque che nell’arsenale di strumenti della Bce, ce n’è uno che sembra fatto apposta per gestire una ‘emergenza Italia’, anche se con una condizione che Roma difficilmente accetterebbe. Draghi infatti ha sottolineato come dal momento che il trattato della Bce vieta il finanziamento dei singoli Stati, “per interventi in singoli paesi c’è lo strumento degli OMT”. Una opzione che “però è condizionata al varo di un programma con ESM e a una valutazione del paese da parte della Bce” che deve verificare come questo tipo di interventi “non pregiudichino la politica monetaria dell’intera Eurozona”.

E non è stato certo un caso che più volte in conferenza stampa Draghi abbia fatto il riferimento alle Outright Monetary Transactions, il piano presentato nel 2011 – e finora mai messo in atto – che permetterebbe alla BCE di acquistare di titoli di Stato (a breve termine) sul mercato secondario, con lo scopo di ridurre le pressioni derivate dallo spread e placare i timori sui mercati finanziari.

D’altronde, in questo momento, ha ammesso Draghi, l’Italia è assieme alla Brexit, “fra le incertezze per lo scenario economico dell’Eurozona”. E proprio sull’andamento dell’Eurozona, peraltro, Draghi ha evidenziato come gli ultimi dati sono “più deboli del previsto” anche se “confermano un’espansione generalizzata dell’economia dell’area dell’euro e un graduale incremento dell’inflazione”. Insomma, nella crescita dell’Eurozona la Bce “regista un certo rallentamento dello slancio ma non una inversione di rotta”.

Un andamento – ha precisato – nel quale “una delle spiegazioni arriva dalle situazione specifica dei singoli paesi”, facendo l’esempio delle recenti difficoltà dell’industria automobilistica tedesca. “Non è semplice distinguere fattori transitori da fattori permanenti” ha ammesso, sottolineando però come i dati e i segnali “non ci bastano per cambiare lo scenario di base”.

Per il resto la riunione odierna del Consiglio direttivo della Bce – che come previsto ha lasciato fermi i tassi – ha scelto di non affrontare il tema del “prolungamento del programma di acquisti, e non abbiamo discusso di cosa fare dopo, visto che – ha spiegato Draghi abbiamo altri due incontri prima di fine anno”. E il Consiglio – ha aggiunto – “non ha discusso neppure di eventuali aggiustamenti sulla ‘capital key'” ovvero il criterio che stabilisce la quantità di debiti sovrani che la Bce può acquistare in proporzione alla quota di ogni paese. Un meccanismo che, se rivisto come anticipato, potrebbe penalizzare gli interventi dell’Eurotower sui titoli di Stato italiani. La partita, insomma, è ancora aperta e i giochi, forse, si faranno davvero fra sei settimane, quando il confronto-scontro fra Roma e Bruxelles sarà necessariamente andato molto avanti.


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