Ora legale, l’accordo non c’è 

Scritto da il 28 ottobre 2018

Ora legale, l'accordo non c'è

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Pubblicato il: 29/10/2018 17:15

Gli Stati membri dell’Ue frenano, prendendo tempo, sulla proposta della Commissione Europea di abolire in tutta l’Unione l’obbligo di passare dall’ora legale a quella solare in autunno e viceversa in primavera. L’esecutivo Ue non ha proposto di abolire l’ora legale, bensì di abrogare il cambio dell’ora due volte l’anno (l’ultima domenica di marzo e l’ultima domenica di ottobre), un regime in vigore dal 1996, lasciando agli Stati membri la possibilità di scegliere se adottare tutto l’anno o l’ora solare o l’ora legale (la competenza sul fuso orario è nazionale).

Durante la discussione nella riunione informale del Consiglio Trasporti e Ambiente tenutasi oggi a Graz, in Austria, ha spiegato la commissaria europea ai Trasporti Violeta Bulc in conferenza stampa al termine dell’incontro, “è emerso molto chiaramente che gli Stati membri hanno bisogno di più tempo per arrivare ad una decisione finale. Li ho invitati ad utilizzare il tempo rimanente per trovare il modo di andare avanti insieme”.

Una delle ragioni che hanno portato la Commissione a proporre di cambiare il regime dell’orario nell’Ue è il fatto che i risparmi di energia attribuibili all’adozione dell’ora legale sarebbero trascurabili. Secondo le stime di Terna quest’anno l’Italia ha risparmiato grazie all’ora legale 554 mln di kilowattora, vale a dire quanto consumano in un anno 205mila famiglie, consentendo un abbattimento delle emissioni di Co2 nell’atmosfera per 290mila tonnellate. In termini economici, il risparmio è stimato in circa 111 mln di euro.

Il ministro austriaco ai Trasporti Norbert Hofer (l’Austria ha la presidenza di turno del Consiglio Ue) ha osservato che “abbiamo una grande maggioranza nell’Ue che ritiene che non abbiamo più bisogno del cambiamento di orario”. “La grande sfida – ha spiegato il ministro dell’Fpoe, già candidato alla presidenza della Repubblica – è come andare avanti insieme. Molti Stati membri sono preoccupati che, se aboliamo il cambiamento di orario, potremmo finire per avere un collage di fusi orari diversi, cosa che nessuno desidera”.

“Abbiamo proposto una soluzione – ha aggiunto Hofer – ci prendiamo un po’ più di tempo: per esempio, le compagnie aeree hanno bisogno di più tempo” per adeguarsi a un cambiamento del genere. “E la Commissione dovrebbe nominare un coordinatore”, come pure introdurre una “clausola di salvaguardia”. “I britannici – ha riferito Hofer – sono un po’ scettici, come pure la Polonia. Se in ultima analisi la Commissione arriva alla conclusione che è emerso un collage di fusi orari, che può danneggiare il mercato unico, allora saranno prese misure specifiche”. In ogni caso, “è escluso che avremo un fuso orario unico nell’Ue“.

Non è ancora detto, comunque, che il piano della Commissione di tradurre in realtà la fine del cambio dell’ora nell’Ue entro il 2019 si areni. “Sapremo la risposta definitiva nel Consiglio Europeo di dicembre. Ma dobbiamo considerare la possibilità che occorra più tempo di quello che speravamo”, ha spiegato Bulc.

Uno dei problemi da risolvere, ha confermato Hofer, è evitare di finire per avere un guazzabuglio di fusi orari diversi tra Paesi Ue che hanno all’incirca la stessa longitudine, cosa che danneggerebbe il funzionamento del mercato unico. Si tratta di un rischio reale, dato che i Paesi nordici e quelli mediterranei “non hanno esattamente la stessa posizione”, quando si tratta di scegliere tra ora legale e ora solare.


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