Radioterapia, in Italia 30 mila pazienti esclusi  

Scritto da il 29 ottobre 2018

Radioterapia, in Italia 30 mila pazienti esclusi

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 30/10/2018 13:45

Combattere le barriere che ancora oggi in Italia ostacolano l’accesso alla radioterapia e ai suoi benefici nella cura del cancro: ogni anno oltre 30.000 pazienti ne sono esclusi. Nel 151° anniversario della nascita di Marie Curie – una delle prime donne scienziato della storia, vincitrice di due Nobel per le sue scoperte sulla radioattività – la Fondazione della Società europea di radioterapia e oncologia (Estro Cancer Foundation) lancia dunque una campagna di informazione e sensibilizzazione richiamando l’attenzione sul valore della scoperta della radioterapia per la medicina e i suoi benefici, oggi più attuali che mai, in campo oncologico.

“Obiettivo della campagna è ribadire che, insieme alla chirurgia e alla chemioterapia, la radioterapia è una delle primarie terapie oncologiche – dichiara in una nota Umberto Ricardi, presidente Estro – In Italia, i più recenti dati di incidenza delle patologie oncologiche riferiscono di circa 370.000 nuovi casi di tumore ogni anno, 1.000 nuove diagnosi al giorno. Se si considera che il trattamento radioterapico è indicato, sulla base delle evidenze scientifiche, in almeno il 50% dei pazienti oncologici in una qualche fase della storia naturale della malattia, si può stimare che nel nostro Paese siano oltre 180.000 i pazienti che potrebbero ogni anno trarre beneficio da questa terapia. Purtroppo sussistono però alcune significative barriere d’accesso nel nostro Paese, che possiamo riassumere in fattori di carattere strutturale, quali carenze di risorse tecniche e umane, e in una percezione della radioterapia come specialità medica oncologica ancora da consolidare”.

I risultati dell’indagine Estro rilevano che nei 27 Paesi europei, tra cui l’Italia, l’accesso alle cure radioterapiche è estremamente eterogeneo, con i Paesi a più alto reddito dell’area nord-occidentale (primi fra tutti Olanda, Norvegia e Svizzera) che possono contare su un livello ottimale di risorse, mentre altri (tra cui Albania, Bielorussia, Repubblica Ceca) che accusano carenze significative sia a livello generale di strutture sia, in modo ancor più significativo, a livello di tecnologie avanzate capaci di erogare i trattamenti di maggior precisione.

“Complessivamente, un paziente su quattro che in Europa dovrebbe ricevere la radioterapia ne resta invece escluso – evidenzia Ricardi – In Italia la fotografia presenta delle zone di luci ed ombra, per quanto il bilancio finale non si scosti di molto dalla statistica europea”. Nel dettaglio, come numero di centri, con le nostre 165 strutture disseminate su tutto il territorio nazionale siamo ai primi posti della classifica europea, secondi solo alla Francia (176). Osservando però i dati relativi alla distribuzione dei macchinari, l’Italia risulta agli ultimissimi posti, con poco più di due unità a centro (2,1), al pari di Paesi già citati quali Bulgaria, Bielorussia e Repubblica Ceca, ovvero il cluster che emerge dall’indagine come il più arretrato a livello europeo. Anche analizzando il dato del numero di macchinari per milioni di abitanti, l’Italia si posiziona fuori dalla top-ten dei Paesi Ue con una media pari a 5.7.

“La radioterapia è un campo della medicina in rapidissima evoluzione non solo perché trova sempre nuove indicazioni, ma anche perché l’introduzione di tecnologie sempre più avanzate consente di assicurare un migliore controllo della malattia e di ridurre o minimizzare il rischio di effetti avversi. Investire nel rinnovamento dei macchinari è quindi di fondamentale importanza per assicurare la qualità delle cure. Oggi possiamo stimare che circa il 40% delle macchine in dotazione dei centri italiani sia da sostituire“, afferma Stefano Magrini, presidente Airo (Associazione italiana radioterapia e oncologia clinica).

Non solo. “Troppo spesso la radioterapia viene ancora comunemente percepita come una strategia invasiva, che comporta rischi per la salute e da considerare solo in ultima istanza, a malattia avanzata, quasi solo come cura palliativa. Nulla di più lontano dalla realtà – spiega Vittorio Donato, presidente eletto Airo La radioterapia svolge oggi un ruolo fondamentale nel trattamento delle neoplasie più frequentemente diagnosticate in Italia e in Europa, come quelle al polmone, al seno, alla prostata. In molti casi può essere una scelta ottimale sia in fase iniziale, quando il tumore è ancora di piccole dimensioni e la radioterapia si pone come alternativa all’intervento chirurgico, sia nei pazienti con metastasi, quelli più difficili da trattare e dove si stanno ottenendo risultati significativi utilizzandola anche in associazione alle terapie oncologiche di ultima generazione, come la ‘target therapy’ e l’immunoterapia, di cui l’intervento radioterapico è, per certi versi, il precursore e un efficace completamento”, conclude.


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