‘The Imitation Game’ contro il cancro  

Scritto da il 29 ottobre 2018

'The Imitation Game' contro il cancro

(Fotogramma)

Pubblicato il: 30/10/2018 13:45

Dai libri di storia alla corsia, passando per il grande schermo e l’esame della scienza. L’opera di crittoanalisi di Alan Turing, il matematico inglese che negli anni ’40 del secolo scorso riuscì a interpretare il ‘codice Enigma’ usato dai nazisti per scambiarsi messaggi cifrati durante la Seconda Guerra mondiale, potrebbe aiutare a migliorare la diagnosi del cancro e di altre malattie.

L’approccio escogitato dal primo hacker della storia, raccontato anche al cinema nel film ‘The Imitation Game‘ del 2014, è finito infatti sotto la lente di un gruppo di scienziati dell’università di Edimburgo. In uno studio pubblicato sulla rivista ‘Statistical Methods in Medical Research’, i ricercatori spiegano come il lavoro di Turing possa rivelarsi utile a valutare l’efficacia delle tecniche diagnostiche. Colmando una lacuna importante, visto che “oggi – ricorda l”Independent’ – l’accuratezza dei test viene misurata con metodi statistici sviluppati negli anni ’80, non in grado di comprendere quanto realmente un’analisi riesca a definire il rischio individuale di sviluppare una patologia”.

Nel decidere la strategia migliore per ‘craccare’ Enigma, Turing si è basato sull’esame dei cosidetti pesi dell’evidenza che permettono di stabilire i risultati più probabili in una determinata situazione. Secondo gli studiosi dell’Usher Institute of Population Health Sciences and Information dell’ateneo scozzese, lo stesso principio potrebbe contribuire alla messa a punto di nuovi test diagnostici e di trattamenti personalizzati.

“La maggior parte degli esami attualmente disponibili per identificare le persone ad alto rischio di cancro” o ad esempio “di malattie cardiache – afferma Paul McKeigue dell’università di Edimburgo – restano distanti dagli standard che potremmo sperare di raggiungere”. Ma “la nuova era della medicina di precisione sta emergendo e questo metodo – è convinto l’autore – dovrebbe rendere più facile per i ricercatori e le agenzie regolatorie decidere quando utilizzare un nuovo test diagnostico”.


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