Cancro al pancreas, nel Dna chiave per batterlo  

Scritto da il 30 ottobre 2018

Cancro al pancreas, nel Dna chiave per batterlo

Giampaolo Tortora/Policlinico Gemelli

Pubblicato il: 31/10/2018 14:23

di Margherita Lopes

Non sono certo incoraggianti gli ultimi dati del registro Airtum sul cancro del pancreas. “Nel 2018 la stima è di 13.300 nuovi casi, cioè più di mille al mese in Italia. Con un lieve aumento nelle donne. Nel 2015 ci sono stati 11.400 decessi per questa malattia e le stime sulla sopravvivenza purtroppo sono ancora quelle di qualche anno fa: a 5 anni dalla diagnosi il dato è di circa l’8% e a 10 anni del 3%”. Parola di Giampaolo Tortora, direttore dell’Oncologia Medica del Policlinico Gemelli e luminare della terapia contro il cancro al pancreas, che spiega all’Adnkronos Salute come le prospettive più interessanti contro questa neoplasia siano “legate alla decodificazione del genoma del pancreas“.

“Si tratta di una malattia che incute ancora timore e ha un’aura nefasta”, dice l’esperto. Ma la ricerca non si ferma. “Fino a poco tempo fa avevamo una sola risorsa terapeutica, in questi ultimi anni sono stati messi a punto due diversi regimi di chemioterapia, ciascuno costituito da due o tre farmaci, che hanno avuto un impatto importante su sopravvivenza e qualità vita dei pazienti. Oggi – racconta – abbiamo pazienti a cui possiamo offrire uno spettro, per quanto minimo, di trattamenti disponibili, ma c’è anche tanto altro in corso”.

Quest’anno il Nobel è andato ai ‘papà’ dell’immunoterapia. “Il tumore del pancreas è peculiare e bizzarro nei suoi comportamenti e l’immunoterapia ha deluso quando l’abbiamo usata nello stesso modo in cui aveva avuto successo contro altri tipi di tumore. Così però – continua Tortora – abbiamo capito che nel tumore del pancreas esiste un microambiente: un mondo fatto di cellule, proteine, sostanze infiammatorie. Ebbene, il tumore è in grado di corrompere il microambiente e trasformarlo in un meccanismo di autoprotezione. Dunque prima bisogna lavorare sul microambiente, modificarlo e” disinnescare “questo sistema di protezione, poi agire con l’immunoterapia. Tanti studi in corso stanno sperimentando questo approccio, con prospettive molto promettenti”.

C’è poi la questione ‘alimentazione e stili di vita‘. “Tra i fattori di rischio noti per questa neoplasia c’è il fumo – sottolinea Tortora – ci sono poi alcune malattie ereditarie rare che possono predisporre, ma” nel mirino dei medici ci sono anche “obesità, una dieta ricca di grassi, o il diabete”, che figurano nella lista dei fattori predisponenti. “La nostra preziosa dieta mediterranea è un valido supporto per cercare di contrastare lo sviluppo malattia, ma anche accompagnare i pazienti in terapia”.

Al Gemelli è stato appena inaugurato il Pancreatic Advanced ResearchCenter, un centro specializzato già operativo, che mette in rete chirurghi, oncologi, radioterapisti, gastroenterologi e altri specialisti in un team multidisciplinare operativo. “Ciascun paziente dal momento della diagnosi viene inserito in un percorso diagnostico terapeutico organizzato, e viene accompagnato dal team in tutte le tappe del suo cammino”, assicura l’esperto.

Se questo è l’approccio più innovativo dal punto di vista della diagnosi e cura della malattia, grazie alla ricerca è “in corso una rivoluzione contro il tumore del pancreas. Le prospettive più interessanti sono legate alla decodificazione del genoma del cancro. Un grande consorzio internazionale, di cui faccio parte, sta decodificando i geni di tutti i tumori e lo sta facendo anche per il pancreas. Questa analisi sistematica ci ha mostrato che non esiste un unico adenocarcinoma del pancreas ma ce ne sono tanti diversi, causati da alcune alterazioni particolari. Ebbene, piccole percentuali di pazienti hanno delle alterazioni per le quali abbiamo già un farmaco ad hoc. E più si individuano queste alterazioni, più aumenta la possibilità di mettere a punto un nuovo farmaco mirato”. La rivoluzione sognata dagli oncologi 20 anni fa è già iniziata.


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