Caso Orlandi, inchieste e segreti  

Scritto da il 30 ottobre 2018

Caso Orlandi, inchieste e segreti

(Fotogramma)

Pubblicato il: 31/10/2018 09:26

Un dossier e un’inchiesta, pubblicati a distanza di poche settimane l’uno dall’altra nel 2017, avevano riacceso i riflettori sul caso di Emanuela Orlandi, la 15enne scomparsa a Roma 35 anni fa in circostanze misteriose. La prima rivelazione porta la firma del giornalista Emiliano Fittipaldi che nel suo libro-inchiesta ‘Gli impostori’ parla dell’esistenza di un dossier segreto. Il giornalista aveva descritto il volume come “un riassunto di tutte le note spese per un presunto ‘allontanamento domiciliare’ di Emanuela Orlandi”, rivelando di aver trovato “un documento uscito dal Vaticano”. La Santa Sede, però aveva bollato il documento di Fittipaldi come “falso e ridicolo” senza commentare oltre.

Scriveva Fittipaldi che “leggendo il resoconto e seguendo le tracce delle uscite della nota, che l’estensore attribuisce al cardinale Lorenzo Antonetti, sembra che il Vaticano abbia trovato la piccola rapita chissà da chi, e che abbia deciso di ‘trasferirla’ in Inghilterra, a Londra. In ostelli femminili”. “Per 14 anni – aveva spiegato il giornalista – le avrebbe pagato ‘rette, vitto e alloggio’, ‘spese mediche’, ‘spostamenti’. Almeno fino al 1997, quando l’ultima voce parla di un ultimo trasferimento in Vaticano e ‘il disbrigo delle pratiche finali'”. “Delle due l’una – osservava Fittipaldi – o il documento è vero, e apre squarci clamorosi e impensabili sulla storia della Orlandi. O è un falso, un apocrifo che segna una nuova violenta guerra di potere tra le sacre mura. Ma chi può aver costruito un simile resoconto?”.

Alle rivelazioni di Fittipaldi era seguito, due mesi dopo, il libro-inchiesta del collega Gianluigi Nuzzi, ‘Peccato originale’ nel quale si racconta di una “trattativa riservatissima tra Vaticano e procura di Roma” per chiudere definitivamente il caso Emanuela Orlandi. “Una storia che preoccupava Benedetto XVI – scrive il giornalista nel volume – tanto da spingere la Santa Sede ad aprire, negli ultimi due anni del suo pontificato, un dialogo segreto, una ‘trattativa’ con la procura di Roma. Un caso che ha visto l’interesse anche di papa Francesco, con la richiesta di approfondimenti affidata al suo primo collaboratore, il segretario di Stato Pietro Parolin”.

“A partire dal novembre del 2011 – scrive ancora Nuzzi – dai sacri palazzi arriva dalla magistratura italiana un concreto segnale di dialogo sul caso Orlandi”. Nuzzi parla di una trattativa riservata tra i vertici della magistratura romana e gli alti prelati che fecero sapere al procuratore Giancarlo Capaldo, che da anni indagava sulla scomparsa della Orlandi, del loro imbarazzo per la crescente “tensione massmediatica” a causa della presenza nei sotterranei di sant’Apollinare della tomba di Enrico De Pedis, il boss della banda della Magliana, sospettato d’aver avuto un ruolo centrale nella sparizione della ragazza e sepolto lì in cambio di una donazione.

Ripartendo dal finale del film di Roberto Faenza ‘La verità sta in cielo’ Nuzzi spiega che il “disagio per sospetti e pettegolezzi” era tale che se i giudici avessero preso l’iniziativa di rimuovere loro la salma, il Vaticano avrebbe fornito tutto ciò che sapeva: “Da una parte una verità clamorosa, sebbene parziale su Emanuela Orlandi: non la rivelazione degli autori dell’omicidio ma informazioni utili per recuperare i resti del corpo. In cambio la chiusura del capitolo De Pedis, così scomodo per la Santa Sede, con il successivo spostamento della tomba per iniziativa giudiziaria della capitale. La ‘trattativa’, dopo la traslazione della salma e l’esame di 409 cassette e 52.188 ossa umane per cercare eventuali tracce della Orlandi, salta.


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