Ragusa, sgominata banda delle ‘spaccate’  

Scritto da il 30 ottobre 2018

Ragusa, sgominata banda delle 'spaccate'

L’operazione della Squadra mobile

Pubblicato il: 31/10/2018 08:21

Utilizzavano auto rubate, vecchie ma soprattutto robuste, per poi usarle come ‘ariete’ per spaccare delle vetrine di negozi e altri esercizi commerciali. Da qui il nome della banda delle ‘spaccate’, sgominata all’alba di oggi dalla Polizia di Stato di Ragusa che ha arrestato cinque persone, che si aggiungono alle altre otto finite in manette nei mesi scorsi. L’allarme era scattato sin dai primi giorni del 2018, quando gli Uffici della Polizia di Stato avevano iniziato a registrare numerosi fatti reato commessi, con il cosiddetto metodo della “spaccata”, in territorio di Vittoria e Comiso. La banda successivamente “si era spostata su tutti gli altri comuni della provincia iblea senza risparmiare alcun comune”.

Gli autori dei reati avevano messo in atto un sistema rapido e particolarmente invasivo per commettere furti ai danni di esercizi commerciali ed in alcune occasioni abitazioni private. Le immagini dei sistemi di video sorveglianza hanno permesso di appurare che gli arrestati, “dapprima rubavano un’autovettura di vecchia fattura così da assicurarsi un veicolo robusto rispetto a quelli di nuova generazione e poi, individuati preliminarmente gli obiettivi, utilizzavano le auto come “ariete” – raccontano gli investigatori – Non curanti dei danni che arrecavano agli esercizi commerciali (anche 20.000 euro), gli autori del reato, distruggevano gli infissi e/o le saracinesche; entrati all’interno facevano razzia di tutto ciò che aveva valore e facilmente asportabile. Spesso si accontentavano delle monete contenute nelle casse”. Insomma, facevano danni per migliaia di euro per portare via 300 euro di monetine o ancora meno. È vero anche che la banda ha consumato furti ingenti del valore di oltre 40.000 euro ai danni di una gioielleria di Pozzallo, senza contare i danni alla struttura.

Inizialmente la banda di vittoriesi operava nel territorio ipparino, poi ha iniziato a spostarsi su Comiso ed altri comuni a seguito degli arresti e dei controlli disposti dal Questore di Ragusa. Gioiellerie, minimarket, profumerie, parrucchieri, panifici, farmacie, bar, distributori di carburanti e pasticcerie rientravano tra gli obiettivi dei criminali. Tutti gli Uffici investigativi della Polizia di Stato hanno sin da subito concentrato le attività d’indagine sul gruppo che stava creando un particolare allarme sociale creando danni enormi alle attività commerciali. Gli investigatori hanno creato terra bruciata attorno a loro così da scoraggiarli dal proseguire le loro attività ma questi si spostavano in altri comuni anche fuori provincia.

Nel contempo il Questore di Ragusa, Salvatore La Rosa dava disposizioni per intensificare il dispositivo di controllo del territorio “così da prevenire i reati, tanto da addivenire a tre arresti a seguito di altrettanti furti con spaccata”. Grazie alle telecamere di videosorveglianza pubbliche e private è stato possibile trovare i primi indizi di reità, pertanto gli investigatori hanno richiesto ed ottenuto di poter intercettare le conversazioni telefoniche degli arrestati. La banda era ben organizzata nonostante la giovanissima età di quasi tutti gli appartenenti. Ognuno di loro aveva un ruolo, chi rubava le auto, chi effettuava i sopralluoghi e chi coordinava le fasi di attuazione dei furti con spaccata.

Nonostante la loro organizzazione, gli investigatori della Polizia di Stato hanno messo in piedi un team dedicato solo alle attività criminali della banda così da raggiungere il risultato, ovvero l’azzeramento della attività illecita. La Squadra Mobile, insieme agli investigatori dei Commissariati di Comiso e Vittoria, ha condotto una serrata indagine per raccogliere quanti più elementi indiziari utili alla Procura della Repubblica per richiedere una misura cautelare. Le indagini anche dopo i primi arresti di maggio e poi di giugno, non sono mai state interrotte fino ad oggi. Durante le indagini sono stati sventati decine di colpi già programmati dalla banda, “mentre per quelli consumati sono stati raccolti elementi indiziari inequivocabili”.

Gli investigatori hanno difatti ricostruito ben 31 fatti reato, tra furti in abitazione, furti aggravati ed una rapina. “La banda era sempre in cerca di soldi per soddisfare le proprie esigenze personali e quando non poteva realizzare le spaccate consumava altri reati, tra questi pure una rapina ad un minimarket dove non hanno esitato (Meli, Fidone e Giordanella) a puntare un grosso coltello alla gola del titolare per farsi consegnare 100 euro”, spiegano gli inquirenti. Proprio durante le attività d’indagine, Antoci, Fidone e Giliberto sono stati tratti in arresto in flagranza di reato, per fatti comunque ricostruiti dagli investigatori. Antoci era stato sorpreso l’8 febbraio mentre asportava merce da un camion in sosta e per questo motivo era stato arrestato dalla Squadra Mobile e sottoposto agli arresti domiciliari; Giliberto era stato arrestato il 22 aprile dopo un pericoloso e rocambolesco inseguimento dagli uomini del Commissariato di Vittoria e Fidone era stato arrestato il 30 marzo dalla Polizia di Stato per aver violato al misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale disposta dal Tribunale di Ragusa su richiesta del Questore di Ragusa. La Polizia di Stato è riuscita a raccogliere diverse fonti di prova che incrociate tra loro hanno permesso di catturare gli odierni indagati così come tutti gli altri fino ad oggi arrestati.

Fondamentale lo studio approfondito delle immagini delle telecamere di videosorveglianza che hanno permesso di ricostruire la dinamica delle spaccate e riconoscere gli autori attraverso dei segni distintivi per ognuno di loro. Dalle intercettazioni telefoniche è stato poi possibile acquisire ulteriori, importantissime, fonti di prova dalle quali emergeva anche la pericolosità degli stessi. Non esitavano davanti a nulla ed erano pronti ad usare violenza contro le vittime, come nel caso di una rapina consumata. In quella occasione Meli, Fidone e Giordanella (quest’ultimo vantandosi con la fidanzata), raccontavano della rapina ai danni di un esercente al quale avevano “spaccato la faccia” e che volevano colpire nuovamente.

Le indagini sono terminate solo dopo aver assicurato alla giustizia tutti gli 11 membri della banda. Quando la Polizia di Stato ha depositato le informative di reato alla Procura della Repubblica di Ragusa diretta da Fabio D’Anna, il lavoro svolto dai magistrati “è stato immediato per porre subito un freno all’escalation criminale tanto da arginare subito il gruppo con le misure cautelari di maggio e giugno”. I magistrati hanno chiesto di approfondire le indagini su quei fatti reato ancora non analizzati ed a seguito di ulteriori specifiche attività della Squadra Mobile e dei Commissariati, “è stato possibile raggiungere quest’altro importante risultato assicurando gli ultimi membri della banda – dicono dalla Questura – Solo uno di essi era già stato arrestato per questi gravi fatti reato, gli altri ancora erano in stato di libertà”. Il titolare delle indagini, Santo Fornasier, ha tempestivamente valutato quanto raccolto dagli investigatori, chiedendo ed ottenendo la misura cautelare a carico di tutti gli indagati.

Le catture sono state eseguite dalla Squadra Mobile, diretta da Antonino Ciavola, e dei Commissariati di Comiso e Vittoria. “Era necessario intervenire di notte così da non perdere nessuno dei colpiti dall’ordine di cattura – spiegano dalla Mobile – Uno di loro, l’egiziano Moussa, si era nascosto all’interno dell’abitazione ed è stato trovato a letto con un altro. I due si erano nascosti sotto le coperte fingendo di dormire quando nel contempo i poliziotti avevano fatto irruzione. Moussa stava per fuggire dal tetto ma quando ha sentito arrivare nella stanza i poliziotti si è infilato sotto le coperte insieme ad un altro soggetto non colpito dall’ordine di cattura ma impaurito forse perché temeva di essere coinvolto in altre operazioni di Polizia in quanto pluripregiudicato. Dopo le catture gli indagati sono stati condotti negli Uffici della Squadra Mobile per la notifica della misura cautelare a loro carico.


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