“Solo promesse”, vittime Salvabanche contro il governo  

Scritto da il 2 novembre 2018

Solo promesse, vittime Salvabanche contro il governo

(Foto di repertorio/Fotogramma)

Pubblicato il: 03/11/2018 11:52

“Niente di diverso da quello che ha fatto e che ha detto il Pd”. Così l’Associazione Vittime del Salvabanche attacca il governo Conte sulla questione dei rimborsi agli azionisti. “Hanno preso un sacco di voti promettendo che avrebbero ridato a tutti, indistintamente, l’intero ammontare del loro investimento perduto, e finalmente, dopo mesi di chiacchiere e slogan, arriva la norma di legge del governo M5S-Lega, sui rimborsi. Un rimborso parziale (solo nella misura del 30%) che verrà dato agli azionisti che ‘hanno subito un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza del giudice o con pronuncia dell’Arbitro'”, spiega l’associazione.

L’impegno di questo nuovo esecutivo, scrive ancora l’associazione, “che tanto si proclama come governo del cambiamento sarebbe dovuto essere quello di mettere in discussione i decreti incostituzionali di risoluzione delle 4 banche e delle 2 venete emanati dal Pd alla Corte Costituzionale, costringere le banche che hanno acquistato ad 1 euro a metterci i soldi per rimborsare tutti, sarebbe dovuto essere quello di punire i responsabili compreso Banca Italia e Consob, invece alla fine, al netto della propaganda si seguono le orme del Pd. Non solo: lasciare ancora gente a zero di fronte ai tanti soldi stanziati e strombazzati a favore dei media è deleterio e sconfortante al pari dell’azzeramento stesso”.

Nella nota l’Associazione Vittime del Salvabcanche mostra “nel concreto” cosa è cambiato per le tre categorie di risparmiatori delle 4 banche e delle banche Venete:

Per gli obbligazionisti (con rapporto negoziale diretto) sia delle 4 banche che delle banche venete “praticamente non si è fatto nulla di nuovo, perché si applicano semplicemente gli strumenti che aveva messo in piedi il vecchio governo; quindi rimborso forfait o arbitrato da liquidare tramite il Fitd, ma sempre vincolati dai medesimi paletti (reddito Irpef e data di acquisto). Inoltre, nonostante le cose promesse in campagna elettorale, chi aveva ricevuto il suo 80% non potrà certo aspirare di recuperare il restante 20″.

Quanto a quelli con rapporto negoziale indiretto, scrive ancora l’assoicazione, “in generale potremo dire che gli obbligazionisti esclusi dai rimborsi dal precedente governo, rimangono esclusi anche dal nuovo: coloro infatti che avevano comprato da intermediario non sono stati presi in considerazione, quindi non avevano ottenuto niente prima, e neppure adesso. Ma occorre ribadire – continua la nota dell’associazione – che la discriminazione tra truffati in questa vicenda non ha senso in quanto, anche a seguito delle audizioni in Commissione d’Inchiesta, è apparso con evidenza a tutti che la truffa è stata di sistema e non allo sportello”.

Sul fronte degli azionisti, “i ristori sono parziali del 30% nella misura massima di 100mila euro, a cui poi andranno decurtati tutti i dividendi storicamente percepiti, e questo contribuirà ad abbassare sensibilmente il valore del rimborso, ma non solo: accettando queste cifre rinunceranno automaticamente a qualunque altra pretesa di rimborso di quanto perso in seguito ai crack. Quindi riassumendo: al di là delle rassicurazioni del governo viene confermato ‘l’onere della prova’, ovvero la necessità di disporre di una sentenza o una pronuncia favorevole riconosciuta ufficialmente per poter accedere al fondo di ristoro. Ma soprattutto cade il mantra delle ‘restituzioni totali’: il ristoro arriverà solo fino al 30% di quanto perso, e comunque fino a un massimale di 100mila euro”.


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