Italia ultima per crescita  

Scritto da il 7 novembre 2018

Italia ultima per crescita

(Afp)

Pubblicato il: 08/11/2018 11:37

Italia fanalino di coda in Europa per la crescita. Nel triennio 2018/2020, stando alle previsioni economiche d’autunno della Commissione Europea diffuse oggi, l’economia italiana resterà la tartaruga sia dell’Eurozona che dell’Ue, fatta eccezione per il 2020, quando, sempre secondo le stime dell’esecutivo comunitario, supereremo di un soffio il Regno Unito, che tuttavia per allora dovrebbe essere già fuori dall’Unione. La Commissione Europea infatti taglia il Pil 2018 dell’Italia da 1,3% a 1,1%, ritoccando anche quello 2019 e 2020, e rivede al rialzo le stime sul deficit italiano, che nel 2018 sale a 1,9%, per poi schizzare al 2,9% nel 2019 e sfondare il tetto del 3% nel 2020.

Tali stime “divergono” con quelle presentate dal governo, ha osservato il commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici durante la conferenza stampa a Bruxelles, principalmente perché “le nostre proiezioni di crescita sono più conservative e quelle sulla spesa sono più elevate” di quelle del Mef, “a causa dei costi più elevati” del servizio del debito, dovuto al rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato. “Le nostre previsioni sono basate sulle informazioni contenute nel documento programmatico di bilancio – ha sottolineato inoltre Moscovici, sostenendo che “la situazione potrebbe risultare diversa, ma dipende da che cosa ci manderanno la prossima settimana”.

Secondo il ministro dell’Economia Giovanni Tria “le previsioni della Commissione europea relative al deficit italiano sono in netto contrasto con quelle del Governo italiano e derivano da un’analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio, della legge di bilancio e dell’andamento dei conti pubblici italiani, nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall’Italia”. “Ci dispiace constatare questa défaillance tecnica della Commissione non influenzerà la continuazione del dialogo costruttivo con la Commissione stessa in cui è impegnato il Governo italiano – ha sottolineato il ministro – rimane il fatto che il Parlamento italiano ha autorizzato un deficit massimo del 2,4% per il 2019 che il Governo, quindi, è impegnato a rispettare”.

PIL – Per quanto riguarda la crescita attesa del Pil dell’Italia nel 2019, crescita che sarà sostenuta dalla ripresa delle esportazioni e dalla spesa pubblica più elevata, è prevista al rialzo di 0,1 punti percentuali rispetto allo scorso luglio, al +1,2% in termini reali. Nel 2018 la crescita attesa è invece dell’1,1%, mentre nel 2020 dovrebbe salire all’1,3%. In tutti e tre gli anni, tuttavia, l’economia italiana resterà, secondo le previsioni, la tartaruga sia dell’Eurozona che dell’Ue, fatta eccezione per il 2020, quando supereremo di un soffio il Regno Unito, che tuttavia per allora dovrebbe essere già fuori dall’Unione.

DEFICIT – Per quanto riguarda il rapporto tra deficit e Pil del nostro Paese, secondo le previsioni della Commissione subirà un netto deterioramento, a partire dall’anno venturo: dopo essersi assestato al 2,4% nel 2017 a causa dei costi dei salvataggi bancari, nel 2018 dovrebbe declinare all’1,9%. Nel 2019, è stimato al 2,9% del Pil, a un soffio dalla soglia del 3%, poiché “la spesa pubblica aumenterà in modo significativo dopo l’introduzione di un piano di reddito minimo”, e ci saranno “una flessibilità più elevata per i pensionamenti anticipati e un aumento dei fondi per gli investimenti pubblici”.

SALDO STRUTTURALE – Il saldo strutturale è previsto deteriorarsi al -3% del Pil (potenziale) nel 2019. Nel 2020 il deficit è previsto al 3,1% del Pil, sopra la soglia del 3%: la previsione “non considera l’aumento delle aliquote Iva già legislato come clausola di salvaguardia”, dato che in passato non è stato mai attuato, poiché ha un impatto depressivo sull’economia. Il saldo strutturale è previsto al -3,5% del Pil (potenziale).

DEBITO PUBBLICO – Per quanto riguarda l'”elevato” debito pubblico dell’Italia, secondo le previsioni della Commissione Europea, è previsto stabile intorno al 131% del Pil nel triennio 2018-2020. Il motivo è “il deterioramento del bilancio” pubblico, unito ai “rischi al ribasso per la crescita nominale”. Il rapporto tra debito e Pil, dal 131,2% del 2017, dato acquisito, è stimato al 131,1% nel 2018, al 131% nel 2019 e al 131,1% nel 2020. Per la Commissione, “l’aumento del deficit, insieme ai tassi di interesse più elevati e a cospicui rischi al ribasso, mette in pericolo la riduzione dell’elevato rapporto tra debito e Pil dell’Italia”. I prezzi al consumo, cioè l’inflazione, sono visti in aumento dell’1,3% quest’anno, dell’1,5% nel 2019, principalmente per effetto dell’aumento dei prezzi del petrolio, mentre sono previsti al +1,4% nel 2020. Il tasso di disoccupazione è previsto in calo dall’11,2% del 2017 al 10,7% quest’anno, al 10,4% nel 2019 e al 10% nel 2020.

TITOLI DI STATO – Il costo del debito, cioè il rendimento dei titoli di Stato, è rimasto pressoché stabile nell’Eurozona, “ad eccezione del debito italiano”, ha osservato Moscovici, dove i rendimenti e lo spread Btp-Bund sono “notevolmente aumentati da qualche mese” a questa parte. Tuttavia, si tratta di una crescita non enorme, se vista “in una prospettiva storica” e “non ci sono stati effetti di contagio verso altri Paesi” dell’area euro.

CRESCITA – Secondo la Commissione europea le prospettive di crescita dell’Italia “sono soggette ad un’elevata incertezza, con rischi al ribasso intensificati. Una crescita prolungata dei rendimenti dei titoli di Stato peggiorerebbe le condizioni di raccolta per le banche e ridurrebbero ulteriormente l’offerta di credito, mentre la spesa pubblica potrebbe scoraggiare gli investimenti privati”.


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