Processo Raggi, le tappe della vicenda  

Scritto da il 9 novembre 2018

Processo Raggi, le tappe della vicenda

(Fotogramma)

Pubblicato il: 10/11/2018 11:47

Il giorno della verità per Virginia Raggi è arrivato: è attesa per oggi, infatti, la sentenza del processo che vede la sindaca di Roma imputata dopo il rinvio a giudizio arrivato poco più di un anno fa, il 28 settembre del 2017. Ecco le tappe principali dell”affaire’ Raggi:

– 9 gennaio 2017: la sindaca è ufficialmente indagata. La Procura di Roma le contesta le nomine di Renato Marra, fratello di quello che allora è il suo braccio destro, da vicecapo della polizia municipale alla Direzione Turismo del Campidoglio, e quella di Salvatore Romeo che da funzionario comunale viene promosso a capo della segreteria con un aumento di stipendio che passa da 39mila a 120mila euro l’anno. Le accuse per la sindaca sono falso e abuso d’ufficio per la vicenda Marra mentre per il caso Romeo c’è solo quella di abuso d’ufficio (in concorso con Romeo). Secondo i pm, la sindaca avrebbe mentito all’Anticorruzione del Comune sulla nomina di Marra dicendo che nella nomina del fratello ebbe una funzione di “mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie di valutazioni e decisionali”.

2 febbraio 2017: la sindaca Raggi viene interrogata per quasi 9 ore in un ufficio del Polo Tuscolano della Polizia di Stato e respinge tutte le accuse.

8 febbraio 2017: pochi giorni dopo è la volta di Salvatore Romeo, che in un lungo interrogatorio terminato a notte fonda, deve chiarire la questione di alcune polizze vita da lui stipulate nel 2016 e intestate alla Raggi già prima dell’elezione a sindaca della Capitale.

14 febbraio 2017: questa volta rispondere alle domande dei pm tocca a Raffaele Marra che però decide di non rispondere rimandando le sue dichiarazioni a fine indagine.

20 giugno 2017: il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Francesco Dall’Olio depositano gli atti e per la sindaca si prospetta il rinvio a giudizio: per la nomina di Marra viene chiesta l’archiviazione dell’abuso di ufficio e resta solo l’accusa di falso mentre per quella di Romeo gli inquirenti procedono per abuso di ufficio.

13 luglio 2017: la sindaca si sottopone all’interrogatorio dopo che le è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini e conferma di aver agito in tutta correttezza.

28 settembre 2017: la Procura chiede il rinvio a giudizio per Virginia Raggi per falso in merito alla nomina di Marra mentre viene chiesta l’archiviazione per la vicenda Romeo.

3 gennaio 2018: la sindaca chiede a sorpresa il giudizio immediato, una decisione che le permetterà di saltare l’udienza preliminare e di comparire in aula solo dopo il 4 marzo, data delle elezioni politiche.

5 gennaio 2018: il tribunale di Roma accoglie la richiesta di giudizio immediato per la sindaca e fissa la prima udienza per il 21 giugno.

21 giugno 2018: si apre il processo che vede Raggi accusata di falso documentale in merito alla nomina a capo del dipartimento Turismo del Campidoglio di Renato Marra, fratello di Raffaele Marra, suo ex braccio destro e accusato di abuso d’ufficio. La prima cittadina non è in aula.

18 luglio 2018: nel giorno del 40esimo compleanno della Raggi, che questa volta è presente in aula, viene chiamata a testimoniare la vice responsabile dell’Anticorruzione del Comune, Mariarosa Turchi, che a sua volta aveva ricevuto una segnalazione dell’Anac. “Alla luce, di quanto successo e della nota Anac, oggi devo rivedere la mia posizione – afferma Turchi – credo che sarebbe stato meglio evitare da prima qualunque tipo di implicazione possibile, con situazioni di possibili conflitti di interessi derivanti da eventuali poteri discrezionali, anche perché le cautele, sul fronte anticorruzione, non sono mai sufficienti”. Quanto alla replica della sindaca, che difese la nomina di Renato Marra definendo il ruolo del fratello Raffaele come di “mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisionali”, la responsabile dell’Anticorruzione in Campidoglio sottolinea: “Non avevo motivo di dubitare delle parole della sindaca”.

24 luglio 2018: viene chiamato a testimoniare Antonio De Santis, dal settembre del 2016 delegato del sindaco al Personale, che davanti al giudice dice che fu Raffaele Marra, allora capo del Personale, a fare il nome di suo fratello Renato tra coloro che erano in lizza per una promozione durante la riunione del 26 ottobre del 2016, mentre era ancora in corso la presentazione delle candidature dei dirigenti interessati all’interpello, i cui termini sarebbero scaduti dopo pochissime ore. Alla riunione era presente anche l’allora assessore al commercio Adriano Meloni e Leonardo Costanzo, capo staff di Meloni.

5 ottobre 2018: come testimone viene sentito l’assessore capitolino allo Sport Daniele Frongia, che all’epoca dei fatti ricopriva l’incarico di vicesindaco e che in aula spiega di non aver mai parlato di Renato Marra con la sindaca prima della nomina. “A lei spettava la decisione finale in relazione alla nomina di qualsiasi dirigente – dice – Inevitabilmente finiva per accontentare qualcuno e scontentare altri”.

19 ottobre 2018: viene chiamata in aula a testimoniare Maurizia Quattrone, Commissario Capo della Squadra Mobile di Roma e responsabile dell’anticorruzione, la quale riferisce che in base alle indagini si è “potuto accertare che Raffaele Marra ha avuto un ruolo attivo e sostanziale e non meramente compilativo nella procedura di interpello, e non ha svolto un ruolo di mero passacarte” nella decisione sugli incarichi dirigenziali in Campidoglio.

25 ottobre 2018: è il giorno dell’interrogatorio in aula della sindaca Virginia Raggi e a condurre l’esame davanti al giudice monocratico c’è il procuratore aggiunto Paolo Ielo che ha coordinato le indagini. La prima cittadina ribadisce che “nella nomina di Renato Marra, il fratello Raffaele non ha avuto alcun potere discrezionale. Si è limitato ad eseguire una mia direttiva nell’ambito della procedura di interpello per i nuovi dirigenti. Il suo fu un ruolo compilativo”. La sindaca riferisce inoltre “di avere saputo solo dopo,” quando “sono stata interrogata in procura, della riunione fra l’assessore Adriano Meloni e il responsabile del personale Antonio De Santis in cui Raffaele Marra fece il nome del fratello Renato. Devo dire però che Meloni si prese subito la paternità della scelta di Renato Marra e la difese anche dopo che il caso finì all’attenzione della stampa”.

9 novembre 2018: alla vigilia del verdetto per la sindaca, il procuratore aggiunto Paolo Ielo chiede una condanna a 10 mesi con la concessione delle attenuanti generiche. Per la Procura, “Marra ci ha messo la manina ma la sindaca sapeva” e Raggi avrebbe mentito sulla nomina di Renato Marra per due motivi: da un lato per proteggere il fratello Raffaele, capo del personale e “uomo-macchina” fondamentale per il funzionamento dell’amministrazione capitolina e dall’altro per non rischiare di essere indagata e quindi, secondo le regole del codice etico M5S in vigore nel 2016, doversi dimettere. “Questo spiega il movente di quel falso” concludono Ielo e il sostituto procuratore Francesco Dall’Olio nella loro requisitoria.


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