Al via summit sulla Libia  

Scritto da il 11 novembre 2018

Summit Libia, c'è l'incognita Haftar

Immagine di repertorio (Xinhua)

Pubblicato il: 12/11/2018 07:07

Tra le difficoltà organizzative, l’incognita sulla presenza del generale Khalifa Haftar e la notizia, smentita in modo categorico da Palazzo Chigi, di una missione a Bengasi del premier Giuseppe Conte, si apre oggi a Palermo la conferenza per la Libia. Nel capoluogo siciliano sono già arrivate tutte le delegazioni che fanno capo ai quattro principali interlocutori libici: il presidente dell’Alto consiglio di Stato, Khaled al Meshri, il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, il presidente del Consiglio presidenziale libico, Fayez Serraj – che a Palermo arriverà oggi dopo una tappa a Parigi dal presidente francese Emmanuel Macron – e il generale Haftar, sulla cui presenza però si continua a scommettere, con l’arrivo a Palermo poco prima della cena di lunedì sera che darà il via ufficiale ai lavori.

Negli ultimi due giorni i siti a lui vicini hanno scritto che l’uomo forte di Tobruk non sarà in Italia per la Conferenza, scontento per l’agenda e le personalità invitate. Un susseguirsi di voci, alimentate per fare pressioni sul governo italiano, fino alla notizia data per prima da ‘El Shahed’ e ripresa da tutti i media libici, ma anche dalla tv al Arabiya e dall’egiziano Al Ahram, di una missione di Conte a Bengasi per convincere il generale. La notizia è stata smentita in modo categorico da Palazzo Chigi: in realtà, secondo quanto apprende l’Adnkronos da fonti libiche, l’equivoco sarebbe nato perché in Cirenaica si sarebbe in effetti recata ieri una delegazione italiana per convincere il generale. Un’operazione sulla cui riuscita non c’è ancora alcuna certezza.

A Palermo, intanto, sono iniziati i primi incontri preparatori: l’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, ha visto, tra gli altri, l’assistente del segretario di Stato americano David Satterfield, il direttore degli Affari politici del ministero degli Esteri egiziano, e il direttore degli Affari politici della Farnesina, Sebastiano Cardi, al quale ha espresso l’auspicio che dalla Conferenza venga fuori “il messaggio che lo status quo in Libia è insostenibile”.

Il piano aggiornato di Salamé per la convocazione di una Conferenza nazionale nelle prime settimane del 2019 e per l’avvio del processo elettorale in primavera costituisce la base della dichiarazione finale che si continua a negoziare in queste ore. Una dichiarazione che, per ora, a quanto si apprende, non è stata condivisa con le delegazioni libiche per evitare ulteriori resistenze e veti.

Per domani mattina sono in programma gli incontri tecnici dedicati a sicurezza ed economia, mentre il via ufficiale alla Conferenza sarà alle 19, quando Conte accoglierà a Villa Igiea le delegazioni, in tutto una trentina. Alle 20 è in programma la cena di lavoro, mentre la sessione plenaria si terrà martedì mattina.

“L’obiettivo è dare un contributo concreto al percorso di stabilizzazione del Paese in pieno accordo con i principali attori politici libici, che avranno a Palermo un ruolo da protagonisti. Non a caso il messaggio che vogliamo lanciare è #ForLibyaWithLibya”, ha spiegato Conte. Che poi ha sottolineato: “La due giorni di Palermo non sarà un episodio isolato ma una tappa fondamentale di un percorso lungo il quale l’Italia continuerà ad accompagnare passo dopo passo il popolo libico. Non riteniamo certo di poter risolvere tutti i problemi, ma vogliamo creare una sostenibile occasione di incontro”.

Negli ultimi giorni si è cercato di ridimensionare un po’ le aspettative, dinanzi al rischio flop paventato e alimentato dalle numerose assenze. Non sembra infatti essersi dimostrata lungimirante la decisione sulla data: il 12 e 13 novembre erano stati scelti perché all’indomani della visita a Parigi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sulla cui presenza il governo aveva puntato, o in subordine su quella del segretario di Stato americano Mike Pompeo. A parte la Russia, che manda il premier Dmitri Medvedev, in effetti l’unica presenza realmente di peso, se ci sarà, sembra essere quella del presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi, grande sponsor di Haftar.

Come d’altronde sulla preparazione della Conferenza, definita “di servizio” dal ministro degli Esteri Enzo Moavero, ha pesato l’assenza dell’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone, richiamato a Roma ad agosto dopo essere stato definito ‘persona non grata’ dallo stesso generale e mai rimandato in Libia. Resta infine da vedere quale sarà il comportamento dei francesi – nostri grandi ‘competitor’ – in occasione della conferenza, preceduta ufficialmente da dichiarazioni a sostegno della riunione, ma ufficiosamente da un atteggiamento non proprio improntato alla collaborazione.


Le opinioni dei lettori

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà visibile agli altri utenti. I campi obbligatori sono contrassegnati con l'asterisco *


Radio Veronica Web

Current track
TITLE
ARTIST

Background