Attentato Nassiriya, 15 anni fa la strage  

Scritto da il 11 novembre 2018

Attentato Nassiriya, 15 anni fa la strage

Un momento dei funerali di Stato dei caduti di Nassiriya (Foto Fotogramma)

Pubblicato il: 12/11/2018 11:10

Sono passati 15 anni da Nassiriya, attentato più sanguinoso nella lunga catena di lutti che caratterizzò l’operazione ‘Antica Babilonia’ in Iraq. Sono le 10.40 (le 8.40 in Italia) del 12 novembre 2003 quando un camion sfonda la recinzione della sede della missione Msu (Multinational Specialized Unit) dei carabinieri a Nassiriya, aprendo un varco ad un’autobomba che esplode subito dopo. Muoiono 12 militari dell’Arma, cinque militari dell’Esercito e due civili, oltre a 9 iracheni. I feriti italiani sono 18. La base Maestrale è ridotta a uno scheletro di cemento. Dove c’era l’autobomba non rimane che un cratere profondo otto metri. Il fumo e il silenzio seguono l’esplosione, poi le urla, le sirene delle ambulanze. In poco tempo si inizia a comprendere l’accaduto: un’auto imbottita di esplosivo si è lanciata contro le palazzine degli italiani, all’ingresso dell’area una sparatoria, il tentativo di fermare la vettura, poi l’esplosione. I funerali di Stato si tennero a Roma il 18 novembre. Vi parteciparono le più alte cariche dello Stato, i familiari delle vittime, e una grandissima folla. In occasione dell’anniversario della strage si celebra la “Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace”.

“Rivolgo il mio deferente omaggio a tutti coloro che hanno sacrificato la vita, al servizio dell’Italia e della comunità internazionale”, scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che sottolinea: “Quindici anni or sono il barbaro attentato di Nassiriya stroncò la vita a diciannove italiani, unitamente ai colleghi iracheni, nell’attentato più grave subito dai nostri contingenti schierati nelle missioni di pacificazione, condotte in tante aree di crisi e contro il terrorismo transnazionale”. “I militari e civili che, a rischio della propria incolumità, fronteggiano molteplici e diversificate minacce in tante travagliate regioni del mondo, sono l’espressione – sottolinea il capo dello Stato nel messaggio inviato al ministro della Difesa, Elisabetta Trenta – di un impegno della comunità internazionale che vede il nostro Paese credere fermamente nella necessità di uno sforzo unitario per la sicurezza e la stabilità, per l’affermazione dei diritti dell’uomo”. “Soltanto una intensa collaborazione tra i popoli – conclude Mattarella – può aiutarci a sconfiggere le tenebre della violenza e a offrire un futuro all’umanità. Con questi sentimenti, rinnovo la vicinanza ai familiari di ciascuno e partecipo al loro dolore”.


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